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Mercoledì 10 aprile, alle ore 17.00, per il ciclo di incontri “Lo stato delle cose. I dialoghi delle Acli per comprendere la politica che sarà”, si terrà l’incontro conclusivo della seconda edizione (Lo stato delle cose #2). Si parla di “Economia” con Carlo Cottarelli, Direttore Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica di Milano

Mercoledì 10 aprile, alle ore 17.00, per il ciclo di incontri “Lo stato delle cose. I dialoghi delle Acli per comprendere la politica che sarà”, si terrà l’incontro conclusivo della seconda edizione (Lo stato delle cose #2). Si parla di “Economia” con Carlo Cottarelli, Direttore Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica di Milano. Il nostro sito ha proposto le recensioni (si veda di seguito) di due libri molto interessanti del noto economista, che è stato Commissario per la revisione della spesa e Direttore Dipartimento Finanza Pubblica FMI. L’incontro si terrà, come sempre, presso la sede nazionale delle Acli (Palazzo Achille Grandi, via Marcora 18/30 – Roma).

L’economia italiana attraversa ancora un periodo di forte difficoltà. Con un mercato del lavoro in difficoltà e un produttività sempre più bassa, le imprese e le famiglie registrano un tasso di fiducia verso il basso; in un quadro internazionale su cui pesa la Brexit e il rallentamento del mercato cinese. Quali sono le principali fragilità della nostra economia? Le recenti norme, come il Reddito di cittadinanza e quota 100, possono risollevare i consumi e spingere in alto il Pil? A queste domande proverà a rispendere Carlo Cottarelli.

 

Da “Il macigno. Perché il debito pubblico ci schiaccia e come si fa a liberarsene

Abbiamo considerato diverse possibili scorciatoie alla riduzione del debito. Ripudiare il debito pubblico sarebbe molto costoso, soprattutto perché due terzi del debito sono detenuti da italiani. Ripudiare il debito vorrebbe dire tassare chi detiene la propria ricchezza in titoli di stato. Avrebbe quindi effetti recessivi. Inoltre ne soffrirebbe la reputazione dello stato italiano come emittente. L’Italia non ha mai ripudiato il proprio debito nei suoi centocinquantacinque anni di storia unitaria. Anche uscire dall’euro non servirebbe a molto: la presenza di una banca centrale che possa stampare moneta per ripagare il debito potrebbe ridurre il rischio di una crisi sul mercato dei titoli di stato, ma non eviterebbe la necessità di correggere i conti pubblici, a ameno di essere disposti a un’inflazione elevatissima (e anche l’inflazione è una tassa). Quindi, a meno di credere che l’Italia non possa crescere finché resta nell’area euro (e non credo sia questo il caso), uscire dalla moneta unica non aiuta a risolvere il problema del debito pubblico” (p. 163).

Da “I sette peccati capitali dell’economia italiana

“Quello che si richiede per uscire dalla stagnazione e dalla crisi che ha colpito l’Italia da un ventennio non è una correzione al margine, ma una trasformazione profonda del modo in cui opera l’economia italiana, volto ad aumentarne efficienza e competitività” (p. 155)

 

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