Il liberalismo non è amoralismo.
Intervista a Markus Krienke.
Molto hanno fatto discutere i dati recenti del Rapporto Eurispes 2013. L’erosione degli orientamenti etici nella nostra società sembra procedere con una celerità infrenabile. Questi dati significano innanzitutto che ci troviamo in un momento di cambiamenti epocali per quanto riguarda le nostre certezze morali sui fondamenti della vita umana e della nostra convivenza. Segnano gli effetti della secolarizzazione, cioè che la visione “intuitiva” che la società ha nei confronti dei propri presupposti morali non è più determinata dal cristianesimo. E così pare ad alcuni che se gli orientamenti etici non sono più definiti “dall’alto” di un’autorità socialmente riconosciuta, l’individuo sceglierebbe secondo le possibilità tecniche, non secondo canoni morali. E nel concreto, le cercherebbe anche di realizzare, fin dove le sue possibilità economiche glielo permettono. Anche nelle scelte morali, l’individuo si comporterebbe sempre di più come “consumatore” che cerca di ottenere i massimi vantaggi materiali in rapporto alle risorse che ha a disposizione.
Impegno civile ed esperienza religiosa
di Francesco Riccardi
Sono stato sempre interessato al contributo che l’esperienza religiosa può dare ad una vita di impegno civile, al modo particolare in cui l’impegno è informato da questo tipo di esperienza. Non intendo unicamente la tensione morale. Certo, l’esperienza religiosa produce tensione morale, ma non è la sola a produrla, lo spessore morale che spesso si accompagna alla non credenza è di prima grandezza. Intendo piuttosto una qualche sorta di vaccinazione contro le asprezze, contro gli spigoli.









