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Milano sarà in grado di diventare una città di eccellenza sul tema dello sviluppo sostenibile? L’Italia riuscirà a giocare un ruolo decisivo sui temi della sicurezza e della sovranità alimentare? La poltica sarò in grado di coordinare e mettere in rete le risorse attivate con EXPO 2015?

Oltre centomila persone da tutto il mondo hanno partecipato attivamente alle quasi mille iniziative messe in campo, nel semestre maggio-ottobre 2015, da una imponente rete di organizzazioni della società civile coordinata dalla Fondazione Triulza presso l’omonima Cascina all’interno del sito di Expo.

La Cascina innanzitutto (nella quale il sistema Acli ha avuto un ruolo da protagonista), insieme agli altri cinque piccoli padiglioni dei civil society participants (Caritas, Slow Food, Save the children, Don Bosco network e l’associazione internazionale degli agronomi) sono stati “universalmente” riconosciti come i luoghi più attivi del dibattito sul tema dell’Esposizione Universale.

Anche fuori da Expo, nelle scuole e nelle comunità – con una intensità per cerchi concentrici con epicentro il capoluogo meneghino – il dibattito su “Nutrire il pianeta, Energia per la vita” (ovvero come realizzare il diritto ad una buona e sana alimentazione per tutti in tutto il pianeta) è stato vastissimo (7400 eventi solo nella città metropolitana milanese di cui 90 aclisti nel semestre ed oltre 400.000 studenti lombardi coinvolti nei programmi scolastici, per dare un numero indicativo relativo all’“epicentro”).

Mai come in questo caso è significativo dire che “si è seminato” e che Milano è stata la capitale mondiale della sicurezza in questi sei mesi. Ed è stata anche “a place to be” come hanno scritto i giornali di tutto il mondo a partire dal New York Times. Ed ora?

In un contesto nel quale la difficoltà dello Stato-nazione di ridefinire il proprio ruolo e funzione mette in risalto il rinnovato ruolo che sono chiamate a giocare le metropoli, Milano dopo EXPO e (per merito di EXPO) ha la possibilità, se riuscirà a vincere una sfida con se stessa, di giocarsi per il futuro il ruolo di “supercittà”.

La vocazione della “supercittà” non è quello di essere egemone nel territorio circostante, ma di competere con le altre città nel mondo in eccellenza e in innovazione (Londra ha lanciato la città della medicina con Medcity per lo sviluppo farmaceutico, Parigi ha attratto Facebook); Milano può candidarsi ad essere eccellenza in materia di sviluppo sostenibile.

Si tratta in sostanza di far riferimento al genius loci, che nel passato era costituito dall’eccellenza dell’agricoltura, da aziende e culture che avevano posto la città al vertice dell’Europa, mentre ora è rappresentato dalle università, dai centri di ricerca e finanziari, dai grandi eventi culturali, fieristi e manifestazioni, dalla sanità d’avanguardia, dal Terzo Settore, dall’industria della comunicazione e dell’informazione.

L’antica vocazione agricola, favorita dalla conformazione dei territori, urbanizzati al nord e verdi al sud, può diventare un elemento sul quale sviluppare il proprio futuro, secondo gli indirizzi enunciati dal Sindaco di Milano nel 2014 a Johannesburg, attraverso una food policy (Bassetti 2014, p. 48)).

Una rinnovata e “postmoderna” vocazione agricola può rappresentare una sorta di “ritorno al futuro” per la grande metropoli di Milano evitando così il rischio che Expo (con tutto il suo portato di conoscenze, relazioni e sensibilizzazione capillare dei cittadini) si esaurisca in un episodio fine a se stesso, come dimostrato anche l’incertezza circa il futuro della sua area.

Per evitare che ciò accada occorre dunque puntare sull’agricoltura come sistema integrato ovvero collegato innanzitutto al ruolo della ricerca, fondamentale per la sicurezza alimentare, in quanto «fornisce le basi scientifiche per la valutazione del rischio e permette lo sviluppo di nuove tecnologie per ridurre i rischi e per aumentare l’efficienza del sistema di produzione e trasformazione del cibo». Infatti, «La sicurezza alimentare è un punto centrale per la salute e la qualità della vita dei consumatori e, di conseguenza, è un prerequisito essenziale nell’ambito della salute pubblica in tutte le aree del pianeta. La Food Safety e la Food Security sono, inoltre, aspetti centrali per uno sviluppo sostenibile: assicurare l’accesso ad alimenti sani e sicuri all’intera popolazione del pianeta è fondamentale al fine di aumentare l’aspettativa di vita e diminuire la mortalità e le malattie di origine alimentare». (Cocconelli 2014, p.p. 275;278;279-280)

La Food Safety esige l’elaborazione di strategie per l’efficace e sostanziale riduzione delle malattie da alimenti nel mondo e per sviluppare un modello di formazione di alto livello per l’analisi del rischio alimentare. E’ in atto la collaborazione tra Università Cattolica e Statale di Milano con il Ministero della Salute, che dovrebbe dare vita ad una Scuola di Alta Formazione internazionale in accordo con istituzioni nazionali ed europee responsabili della valutazione e gestione del rischio alimentare.

La Food Security impone di continuare con forza il cammino intrapreso attraverso il Food policy pact siglato con 111 grandi città del mondo per realizzare una buona agricoltura, un corretto orientamento dei comportamenti alimentari, una reale riduzione dell’impatto ambientale delle produzioni, una strenua lotta allo spreco.

Ci sono le energie economiche, industriali, le capacità tecnologiche e scientifiche, gli spazi da finalizzare a questo scopo (la proposta di trasformare l’area dell’Expo nel più grande spazio di ricerca che attragga i laboratori di tutte le aziende importanti del settore va in questa direzione), occorre però che la politica sia capace di coordinare, di mettere in rete queste risorse e finalizzarle.

Inoltre, se la ‘Milano Grande’ vuole davvero diventare un modello di sviluppo sostenibile a livello globale non può non far propri i principi della Food Sovereignty. La Sovranità Alimentare riconosce il diritto al cibo come bene comune, valorizza le tradizioni alimentari locali e le relazioni che nascono dal cibo, mette al centro dello sviluppo e del benessere le comunità locali, i loro saperi, le loro tradizioni. Su questo la Milano metropolitana ha delle enormi potenzialità: una forte tradizione di agricoltura familiare, di cascine, di botteghe e negozi di prossimità, una cultura del buon cibo che valorizza le eccellenze alimentari dei territori locali, la disponibilità di suolo agricolo e di un patrimonio naturalistico a ridosso delle aree più urbanizzate della città. Nell’ultimo decennio, poi, la nostra metropoli ha visto aumentare in modo esponenziale esperienze di produzione, distribuzione e consumo di cibo sempre più orientati alla sostenibilità ambientale e umana (gli orti urbani, i gruppi di acquisto solidale, l’economia solidale e l’agricoltura sociale).

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