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Il modello Antartide che ha provato la sua capacità di tenuta anche in epoca di guerra fredda, favorendo e promuovendo la pace, la cooperazione scientifica anche tra paesi dichiaratamente antagonisti, potrebbe cedere di fronte alla sfida lanciata da un processo di de-globalizzazione basato sulla logica bipolare dell’amico-nemico che sembra prevalere nell’ambito delle relazioni internazionali. Una tale logica pregiudicherebbe gli importanti risultati che, soprattutto nel settore della cooperazione scientifica, l’umanità ha raggiunto rafforzando i processi di dialogo e pace che in questo momento si stanno invece affievolendo. Mentre è quanto mai urgente riattivarli per costruire scenari di cooperazione scientifica, economica, ambientale rivolti a generare una crescita pacifica contenendo le dinamiche competitive e gli interessi delle grandi potenze in gioco

Quando si parla di Antartide lo si associa ai grandi cambiamenti climatici, allo scioglimento dei ghiacciai, alla basi scientifiche plurinazionali che, ormai da decenni, su quel territorio svolgono ricerche scientifiche sulla biodiversità, l’ambiente e il clima. Si parla, invece, meno del ruolo geopolitico che il continente ha nel contesto del nostro pianeta. L’Antartide è un continente geograficamente collocato nel Polo Sud con un estensione di circa 14 milioni di km2 – una volta e mezzo gli Stati Uniti- di grande importanza per gli equilibri ambientali e climatici globali regolato dall’omonimo Trattato firmato a Washington da 12 stati nel 1959, entrato in vigore due anni dopo nel giugno del 1961 e governato dal Sistema del Trattato Antartico. Esso rappresenta un modello dei meglio riusciti per la cooperazione internazionale al fine di mantenere la pace e garantire una gestione comune delle risorse di un intero continente.

L’Antartide a differenza dell’Artico ha una minore valenza geopolitica perché quest’ultimo oltre che alle risorse naturali di cui dispone ha il vantaggio della geografia che gli regala una posizione strategica tra l’Asia, il continente Americano e l’Europa che il primo non possiede. A differenza dell’Antartide non è un continente ma viene considerato un territorio parte di tre continenti: America, Europa e Asia. E’ sottoposto alle leggi internazionali della navigazione e non è governato da un Trattato come l’Antartide ma da diversi organismi tra cui il principale è l’Artic Council che comprende 8 stati (Russia, Stati Uniti, Canada, Norvegia, Finlandia, Danimarca, Islanda, Svezia).

Il controllo delle rotte artiche che permettono di ridurre il percorso marittimo tra Asia e Europa è il grande valore strategico. Pertanto rimane conteso da molti stati e va incontro a una crescente militarizzazione. Il cambiamento climatico, la globalizzazione e la competizione crescente tra Stati Uniti, Russia e Cina, che si è dichiarata interessata allo sviluppo sostenibile dell’Artico e a includere le rotte marittime artiche nella Via della Seta, stanno incrementando le rivalità tra questi Stati.

L’Artico, inoltre, possiede il 13 % delle riserve mondiali di petrolio ed il 30% di riserve di gas non ancora sfruttate. Questo fatto lo rende un area geografica di enorme valore geo-strategico e contribuisce a far crescere l’attenzione su questa parte del globo terrestre.

L’Artico è una piattaforma scientifica e di collaborazione tra diverse entità di ricerche nazionali appartenenti a numerosi paesi. Ma a causa della guerra tra Russia e Ucraina molti progetti scientifici sono nel limbo in quanto sette degli otto membri dell’Artic Council, le cui competenze comprendono la cooperazione nella ricerca sullo sviluppo sostenibile e la protezione ambientale dell’Artico, hanno sospeso tutte le attività con la Russia.

L’Antartide, invece, è un continente pacifico, e non militarizzato ricco di risorse naturali potenzialmente appetibili da molti stati ma non soggette a sfruttamento. Eppure, pur essendo meno appetibile da parte delle grandi e medie potenze mondiali, l’Antartide registra una crescita di attività intorno alle coste e nelle basi scientifiche (foto stazione Concordia fonte “Messaggero”) che costituisce un segnale di un rinnovato interesse per questa parte sud dell’emisfero terrestre, ma nello stesso tempo un motivo di preoccupazione per il rispetto delle regole che ne proteggono l’integrità ambientale. Tutto ciò a dimostrazione che il valore geopolitico di questo continente sta crescendo anche in vista della scadenza del Trattato che sarà nel 2048.

Il Trattato dell’Antartide che garantisce la pace da ormai più di 60 anni potrebbe entrare in crisi anche per effetto della crescente polarizzazione delle relazioni internazionali in primo luogo tra Cina, Russia e Stati Uniti. Risulta un crescente interesse della Russia che ha iniziato una mappatura delle risorse presenti nel sottosuolo del continente. Si registra un forte ostruzionismo nei confronti dell’istituzione di aree protette marine da parte di Cina e Russia. La Cina costruisce nuove basi scientifiche e si concentra sullo sfruttamento delle risorse ittiche e del turismo.

In conclusione il modello Antartide che ha provato la sua capacità di tenuta anche in epoca di guerra fredda, favorendo e promuovendo la pace, la cooperazione scientifica anche tra paesi dichiaratamente antagonisti, potrebbe cedere di fronte alla sfida lanciata da un processo di de-globalizzazione basato sulla logica bipolare dell’amico-nemico che sembra prevalere nell’ambito delle relazioni internazionali. Una tale logica pregiudicherebbe gli importanti risultati che, soprattutto nel settore della cooperazione scientifica, l’umanità ha raggiunto rafforzando i processi di dialogo e di pace che in questo momento si stanno invece affievolendo. Mentre è quanto mai urgente riattivarli per costruire scenari di cooperazione scientifica, economica, ambientale rivolti a generare, come il Trattato ha dimostrato di garantire, una crescita pacifica contenendo le dinamiche competitive e gli interessi delle grandi potenze in gioco.

 

 

 

 

 

 

*Albeto Cossu, Antartide: un modello di governance alla prova della deglobalizzazione, in  www.vision-gt.eu (pubblicato il 5 gennaio 2023)

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