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Le Sardine hanno perfettamente ragione a non volere simboli di partito e quindi a non legarsi con nessuna forza politica, proprio perché hanno da dire qualcosa a tutta la politica di destra come di sinistra. In primo luogo le Sardine interrogano la destra italiana, incapace di proporre una politica che non ricalchi da vicino i metodi e i programmi del ventennio. Ma anche la sinistra…

E’ mai possibile che, in Italia, non ci possa essere una destra che non faccia ricorso all’odio contro il nemico, e non agiti in lontananza olio di ricino e manganello? Perché in Italia non è possibile che sorga una destra civile, come esiste in tutti gli altri Stati europei?  

Abbiamo aspettato qualche settimana per esprimere un giudizio sul fenomeno delle Sardine che riempie le piazze italiane senza alcuna fatica e nel giro di poche ore.  C’è chi lo paragona ai “girotondi” del 1992, chi agli inizi di Grillo, chi dice che è un fenomeno nuovo ma non indica le caratteristiche; inutile dire che i partiti tentano di metterci il cappello sopra e nelle dichiarazioni sottolineano i tratti comuni, alle volte inventandoseli.

Salvini e Meloni sorridono a denti stretti ma anche a loro non sfugge la disparità di persone presenti ai loro comizi e quelle che sono in piazza; i due plenipotenziari sanno benissimo che le prossime elezioni si potrebbero trasformare in un referendum pro e contro loro stessi: il peggiore scenario da cui rifuggire.

Ma le Sardine intanto sono lì, calme e sorridenti, a riempire le piazze, senza simboli di partito, contro il razzismo, la politica dell’odio e per la Costituzione. Gente allegra, che a Napoli fa pure “o pernacchio” a Salvini senza essere volgare: è la pernacchia che è volgare, come diceva il grande Eduardo nel “L’oro di Napoli”, e continuando, lo fa di cuore e di testa, cioè con passione e con ragionamento.

Le Sardine hanno perfettamente ragione a non volere simboli di partito e quindi a non legarsi con nessuna forza politica, proprio perché hanno da dire qualcosa a tutta la politica di destra come di sinistra. In primo luogo le Sardine interrogano la destra italiana, incapace di proporre una politica che non ricalchi da vicino i metodi e i programmi del ventennio.

Dietro al “sovranismo” c’è lo spettro dell’autarchia economica e dietro “prima gli italiani” scompare la meritocrazia sociale ed economica. E’ forse preferibile una casa popolare per un incallito delinquente italiano o per una famiglia di magrebini che hanno un lavoro e i figli vanno a scuola con ottimo profitto?  “Prima gli italiani” significa che ci faremo di nuovo i cappotti con il pelo di coniglio o, forse, è meglio importare la lana? La protezione delle industrie italiane portò ad una scarsissima qualità dei prodotti appunto perchè senza incentivazione al miglioramento che è la risultante della concorrenza sul mercato.

Nelle piazze di destra si urla contro gli immigrati, i rom, e adesso, neppure tanto sottovoce, pure contro gli ebrei; si badi bene intesi, di nuovo, come razza e non come uomini di religione ebraica. Nulla di nuovo sotto il sole dato che nel 1937 fu emanata la norma che vietava matrimoni tra gli Italiani e le Abissine e nel 1938 le leggi raziali.

Stesse inoltre sono le modalità con cui questa destra fa campagna elettorale. Innanzi tutto la fa in modo permanente in modo da tenere sempre sovraeccitati i media e la gente, esattamente come nel ventennio, poi balenando sempre la figura del “nemico” da distruggere a tutti i costi e con cui non è possibile alcun dialogo: le ruspe con i Rom e Sinti, i porti chiusi con gli immigrati dall’Africa. Il tutto baciando rosari e crocifissi nel ricordo delle benedizioni delle armi in partenza per l’Africa nel ‘35. Ma soprattutto nascondendo a tutti che cosa vogliono fare una volta andati al potere, e questo è un dato dirimente. Mussolini iniziò la sua avventura da fervente repubblicano (programma dei fasci di combattimento del Marzo 1919) per poi finire monarchico.

E questi che cosa vogliono fare con l’Euro? Pagare le pensioni e le commesse statali in Bot e riscuotere le tasse in Euro? Vogliono spaccare l’Unione Europea e allearsi con la Russia di Putin? Vogliono innalzare dazi alle merci cinesi? Nessuno lo dice.

Una cosa è certa: se il bisnonno di Salvini avesse fatto ciò che si dice avrebbe fatto lui con la Russia di Putin, Cadorna, ma anche Diaz, lo avrebbero sicuramente messo al muro.

Allora, al pari delle Sardine, ci chiediamo: perché in Italia non è possibile che sorga una Destra civile, come esiste in tutti gli altri Stati europei?  Morta la DC che riusciva a tenere in equilibrio democrazia e politiche conservatrici, tutto è precipitato nell’insulto, nell’odio per il diverso, in un programma politico volutamente confuso e incerto, forse, al solo scopo di fare avere le mani libere all’uomo “dai pieni poteri”?

Anche la sinistra ha qualche “peccatuccio” da farsi perdonare. Per diversi lustri la Sinistra ha creduto di definirsi demonizzando Berlusconi; ha creduto che questo fosse sufficiente per fare l’opposizione senza preoccuparsi più di tanto di trovare una politica economica adeguata ai profondi mutamenti della produzione, del commercio e della egemonia monetaria su quella produttiva.

Dunque le Sardine non sono poi così tanto facilmente “scalabili” ma neppure etichettabili perché colgono le debolezze intrinseche sia di destra che di sinistra. La Costituzione come punto di riferimento non è casuale. Non ci può essere coesione sociale se, con sotterfugi e a volte palesemente, si auspica e si attua l’evasione fiscale; se si creano gli strumenti per il lavoro nero o sottopagato; se l’azione sindacale è solo rivolta alla protezione di chi è già protetto; se la politica non sa armonizzare il diritto alla salute e quello al lavoro; se larghe fasce di popolazione non hanno tutele adeguate; se si licenziano 5.000 dipendenti bancari e Alitalia è un pozzo senza fondo per l’Erario.

Le Sardine non si Legano”: questo lo slogan ripetuto sui cartelli fatti in casa, ma non si illuda la sinistra perché anche lei ha qualche (diversi) problemi da risolvere in casa.

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