A urne chiuse ciò che emerge con forza dal voto europeo è l’affermazione di una nuova tendenza dell’elettorato di tutto il continente: “The istant party”, cioè il partito di scopo…

A urne chiuse ciò che emerge con forza dal voto europeo è l’affermazione di una nuova tendenza dell’elettorato di tutto il continente: “The istant party”, cioè il partito di scopo. In Gran Bretagna si afferma il partito “Brexit”, creato da poche settimane con un unico obbiettivo: l’uscita dall’Unione Europea. In Italia stravince la Lega con un mirabolante 34% il cui messaggio politico è i porti chiusi agli immigrati. Lo stesso si potrebbe dire di Orban in Ungheria.  In Germania i verdi ottengono il 20%, diventando il secondo partito, avendo l’obbiettivo principale la chiusura delle centrali a carbone. A guardar bene nella stessa Francia l’affermazione della Le Pen è dovuta unicamente al disagio sociale che si è manifestato con i 15 sabati consecutivi della rivolta dei “gilet gialli”.

La stessa sconfitta dei 5 Stelle è dovuta all’ormai raggiunto “scopo sociale” del reddito di cittadinanza e se torniamo indietro il 41% di Renzi alle precedenti europee era incentrato sugli 80 euro.  Il partito di scopo è dunque una formazione politica che ha un unico obbiettivo, o comunque percepito come tale dall’elettorato, e per questo votato, ma una volta raggiunto, il partito si sgonfia molto rapidamente. Le caratteristiche del “partito di scopo” sono molto semplici, come semplice è il messaggio che trasmettono agli elettori: raggiungere un obbiettivo specifico che è sulle prime pagine di tutti i giornali e le Tv ne parlano costantemente; di solito l’immigrazione clandestina, percepita da tutti come una minaccia al proprio lavoro e al reddito.

Il messaggio è fortemente semplificato e si materializza con il muro con il Messico di Trump, con la bidonville di Calais per gli inglesi e i francesi, con il filo spinato di Orban e con i porti chiusi di Salvini. La classe media europea non si rende conto che il proprio lavoro non è minacciato da chi arriva da clandestino, quanto piuttosto da chi arriva con l’aereo e passaporto, sbarca come turista, ha un minimo titolo di studio,  parla tre lingue e si inserisce nella società in cui lavora, sia pure i primi tempi ai livelli più bassi, ma con la prospettiva di salire la scala sociale.

Nelle fabbriche, nei luoghi di lavoro non disturba affatto il “neretto” che chiede l’elemosina davanti al bar dove si va a fare colazione, anzi ci è diventato pure simpatico, tanto che quando si esce gli si dà pure i 50 centesimi.

Ciò che preoccupa di più sono coloro che sono arrivati con l’aereo, perché sono più motivati dei nostri giovani, studiano di più e con maggior profitto, accettano tutti i lavori che gli italiani rifiutano, e sono 10 volte più efficienti sul lavoro; basta entrare nelle fabbriche per accorgersene. Se la sinistra, invece di rincorrere diritti impossibili, fosse rimasta nei luoghi di lavoro se ne sarebbe accorta da un pezzo. Invece hanno un apparato dirigente territoriale composto da quelli che una volta si chiamavano “radical chic”, rivoluzionari da salotto, che impongono a tutta la sinistra la loro visione miope per il riconoscimento di diritti, ormai marginali.

Tuttavia i “partiti di scopo” hanno un tallone di Achille molto evidente: una volta terminata l’emergenza devono trovare un altro argomento altrettanto coagulante l’elettorato, e non è facile trovarlo. Salvini ha sostituito gli improperi dalla Boldrini a Fazio, ma non è la stessa cosa e non avrà gli stessi effetti. I porti saranno anche chiusi per le navi delle Ong, ma l’immigrazione illegale è ripresa con altri tipi di imbarcazioni, ma soprattutto gli arrivi a Malpensa continuano imperterriti.

La diminuzione delle tasse, con la Flat tax, è il prossimo obbiettivo lanciato dalla Lega, ma la cosa è di ardua attuazione se non si aggredisce l’economia sommersa, cosa che certamente non si vuole fare. In fondo le elezioni europee sono sempre state un “sondaggione” a spese dello Stato, perché nessuno, dico nessuno, ha detto che cosa si va a fare in Europa, ma tutti cosa vogliono fare nei loro rispettivi Paesi. In Europa, stando ai numeri non cambia molto, forse cambia poco anche a Roma.

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