In periodo natalizio da qualche anno si rinnova la noiosa critica laicista al presepe che, coprendo una insopprimibile avversione a tutto quanto ricordi il festeggiato del Natale con l’insostenibile fola del ‘rispetto per le altre religioni’ puntualmente smentita da musulmani, buddhisti, induisti… che ci assicurano che a loro le nostre tradizioni non arrecano alcun fastidio, almeno ha l’effetto collaterale di spingere le persone a un pensiero supplementare su questa bella tradizione….

In periodo natalizio da qualche anno si rinnova la noiosa critica laicista al presepe che, coprendo una insopprimibile avversione a tutto quanto ricordi il festeggiato del Natale con l’insostenibile fola del ‘rispetto per le altre religioni’ puntualmente smentita da musulmani, buddhisti, induisti ecc. che ci assicurano che a loro le nostre tradizioni non arrecano alcun fastidio, almeno ha l’effetto collaterale di spingere le persone a un pensiero supplementare su questa bella tradizione.

Ed è proprio un pensiero sul presepe che vorrei proporvi in questo piccolo intervento.

Se escludiamo interpretazioni intellettuali, storiciste o politiche (ad esempio presepi d’avanguardia con figure astratte, presepi con ambientazioni da primo secolo, presepi contro la guerra o pro-migranti…) e ci concentriamo sulla stragrande maggioranza dei presepi casalinghi o parrocchiali, il tema comune è il paesaggio. Più specificamente (in accordo con la nascita della tradizione a Greccio, in provincia di Rieti, cioè nel centro geometrico d’Italia incuneato tra Umbria, Lazio e Abruzzo) al paesaggio della media montagna appenninica.

Paesaggio, non panorama, si badi bene. Gesù non entra nel mondo attraverso i selvaggi pianori del Gran Sasso o dei Sibillini, ma in prossimità dei paesi: lo scenario degno di accogliere il Salvatore non è quello ‘dell’ecologia integrale’ ma di un paesaggio altamente umanizzato da secoli di relazione stabile tra uomo e ambiente.

Piccole abitazioni ben integrate nella natura, una miriade di attività artigianali, agricole e di allevamento che si sostengono l’un l’altra in maniera armonica: visto che parliamo di un Dio che si fa uomo è piuttosto naturale che si innesti da subito in un contesto pienamente umano. Notiamo che la parola paesaggio (che risuona immediatamente con il ruolo del paese – non della città – nel plasmare un ambiente compiutamente umano equilibrato) è tradotta in inglese come ‘landscape’ dove l’uomo non ha alcun ruolo evidente. Landscape rimanda a una ‘scultura del territorio’ in valli, colline e montagne, ma non implica nessun paese, nessuna integrazione necessaria tra uomo e natura, anche se traducessimo paesaggio con ‘countryside’ non avremmo nulla di più che una opposizione alla città, laddove il (molto più raro) ‘scenery’ è del tutto astratto.

Il nostro termine panorama ha una evidente origine greca (pan + opao =  vista completa), e rimanda ad un’azione del soggetto (colui che guarda) che si suppone si trovi in una posizione particolarmente favorevole per l’osservazione (e.g. in cima a una montagna). Capite che sarebbe assurdo situare la Natività in un bel panorama: avrebbe il solo scopo di deliziare un misterioso osservatore (se non addirittura Erode…).

L’analogo ‘oggettivato’ del panorama ottenuto attenuando il ruolo dell’osservatore è l’orizzonte (anche se il rimando alla vista è ancora presente) che in inglese ha (anche) l’evocativo nome di skyline, la ‘linea-del-cielo’ che però è passata ad indicare il profilo frastagliato dei grattacieli (skyscrapers) così rimandando a un uomo che può fare a meno della natura tanto da crearsene una artificiale.

Capiamo quindi come dagli Stati Uniti ci provengano solo filosofie binarie di ‘ecologia integrale’ (landscape) o di mondo artificiale (skyline), in altri termini: l’umo o è il cancro del pianeta (roba alla Avatar per intendersi) o è il ‘trionfatore sui vincoli della natura’ (roba alla teoria del gender, insomma…), l’alleanza sottesa al paesaggio non è proprio contemplata…

Il presepe evoca anche queste considerazioni, così come un potente richiamo alla gioia del piccolo artigianato (che colpisce, lo so per esperienza personale, anche soggetti atei e agnostici) e tanti altri sentimenti gioiosi legati alla contemplazione, alla rappresentazione teatrale, alle regole della composizione .è il miracolo del naturale legame tra Cristianesimo e Arte che si rinnova su scala domestica….

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