L’intervista a Catia Acquesta – Direttore Responsabile delle Testate Giornalistiche (Radio-Tv-Portale e free-press) dell’Agenzia Roma Servizi per la Mobilità di Roma Capitale e Responsabile dell’Ufficio Stampa e Presidente di “Alleati Con Te” – è stata curata da Fabio Cucculelli della redazione del sito.

Lei è una giornalista professionista ed una scrittrice. Cosa significa per Lei raccontare un tema come quello della violenza verso le donne? Che ruolo hanno i mezzi di comunicazione, spesso chiamati a descrivere terribili episodi di cronaca. Come aiutare i cittadini a capire, a riflettere su ciò che accade per trovare chiavi di lettura?

Per me è una missione di vita, quindi oltre al mio lavoro di giornalista, il mio cuore è per queste tematiche così importanti. Credo sia necessario abbracciare le difficoltà degli altri, arrivare agli altri in molti modi. In questo senso i libri sono strumenti che ci permettono di arrivare a cambiare, a modificare il pensiero delle persone, e quindi la cultura, generando anche atteggiamenti ed azioni diverse. I libri sono fondamentali anche per la crescita di chi scrive. Nel momento in cui scriviamo, raccontiamo e diamo voce anche a chi non ha la possibilità di parlare, di potersi esprimere. C’è un crescita a 360 gradi: per chi legge il testo e per chi lo scrive che con questo atto riesce, in qualche modo, ad andare oltre la sua sofferenza. Sto facendo tutto un percorso per aiutare le persone che parte dall’ascolto; perché se non ci mettiamo in una posizione di ascolto non possiamo sostenere nessuno.

Ad esempio adesso sto portando in scena i miei libri; sto preparando uno spettacolo sui miei scritti. Ho pensato ad uno spettacolo teatrale per arrivare a sensibilizzare altre persone ancora, perché la prevenzione la dobbiamo fare su tutti. Questa mattina mi dicevano: “Dobbiamo lavorare sugli uomini, sul modo di pensare degli uomini”. Io ho risposto: “Va benissimo, ma parte tutto dalle donne”. Noi abbiamo un grande potenziale e se lo mettiamo in atto con comportamenti “giusti” gli uomini potrebbero apprendere da noi molte cose.

Non mi sento di dare un giudizio in merito a cosa dovrebbe fare un giornalista. Posso solo dire che sicuramente deve avere una sensibilità che gli consenta di approcciare queste problematiche e di raccontarle nel mondo più semplice e professionale possibile.

Veniamo ai suoi libri. In “Mia o di nessun altro, il lato impervio dell’amore” riporta in copertina un cuore “calpestato”. E’ un suo quadro intitolato Cuore calpestato, che mostra appunto un cuore schiacciato dai suoi stessi piedi. Un’immagine che sintetizza bene il senso del libro: storie vere di violenza contro le donne, testimonianze che vanno dalla violenza domestica allo stalking fino al femminicidio. Il libro contiene un decalogo per tutte le donne vittime di violenza, messo in atto da lei: una scelta coraggiosa, una testimonianza forte. Qual è il messaggio di fondo del libro? Perché è una lettura importante per tutti?

E’ un testo che vuole aiutare le donne ad uscire da storie di violenza. Si pone l’obiettivo di proporre alcuni strumenti per capire se si è in un rapporto malato, ma soprattutto cerca di far comprendere quali sono i campanelli d’allarme presenti in una determinata situazione in modo da consentire alle donne di non venire uccise, di non finire vittima di femminicidio. Già nella scelta del titolo “Mia o di nessun altro” si comprende che c’è questa idea di possesso che va superata; l’amore non è possedere ma è lasciare libero l’altro di vivere la propria vita nel rispetto reciproco. “Il cuore calpestato” fa parte di una collezione di miei quadri “Sentimenti calpestati”; è un cuore che ha sofferto che però è riuscito a creare bellezza intorno a se. Il decalogo salva-vita nominato, propone dieci regole che – come già detto – consentono di non cadere vittima del femminicidio.

L’ho scritto perché l’ho messo in pratica personalmente: sono stata costretta a vestirmi da maschio per fare gli esami in università, ho dovuto cambiare città, le mie amicizie e non frequentare la famiglia per tanto tempo. La mia è una storia un po’ particolare che però mi ha permesso di aiutare tante persone e di essere la donna che sono. All’interno del libro parlo anche della battaglia che ho fatto per la legge sullo stalking, una norma fondamentale. Mi ricordo che quando siamo finalmente risusciti ad avere questa legge nel 2009, mi sentivo la donna più felice del mondo. Ma con il passare degli anni mi sono resa conto che il discorso non è passato. Non basta la norma, non basta un braccialetto.

Il mio sogno è quello di svegliarmi una mattina e di non occuparmi più di questi temi perché non serve più…però non è affatto semplice. Altra cosa importante di questo libro è che parla di tre storie vere; la prima di una donna che è riuscita a salvarsi la vita mettendo in atto alcune strategie. Poi c’è un storia molto particolare di violenza domestica, di una donna che non è riusciva a sganciarsi da un uomo violento; Francesca ha aspettato 20 anni, fino alla maturità del figlio, per riuscire al lasciare il marito. Infine viene proposta una storia triste quella di Maria Antonietta Multari uccisa, in pieno giorno, da Luca Delpino (suo ex fidanzato) con 40 coltellate. In sintesi in questo libro viene analizzato il fenomeno dello stalking a 360 gradi per capire come prendere consapevolezza della situazione che si vive in modo da reagire.

Nel suo ultimo libro “Perdona, rinasci, ama” uscito nel febbraio 2023, lancia un messaggio chiaro: solo grazie al perdono è possibile rinascere a vita nuova. Anche in questo scritto racconta storie vere di donne che hanno saputo uscire da una situazione che non le faceva più vivere. Che ruolo ha avuto il perdono? Puoi raccontare il percorso che l’ha condotta a scrivere questo libro?

Il perdono è fondamentale perché ti libera, ti permette di non rimanere ancorata all’odio verso il tuo persecutore. Quando ci troviamo ad essere vittime di qualcuno dobbiamo trovare la forza e l’intelligenza di uscire dal ruolo di vittima per poi diventare protagonisti della nostra vita altrimenti si rimane sempre incastrati nel passato e non si vive il presente. La parola perdono è composta da “per-dono” ossia dare in dono, ma non significa fare un regalo. Credo che chi ha sbagliato debba pagare. Non esiste che uno che ha ucciso una persona dopo 3-4 anni sia a spasso e non sconti la pena come invece sta accadendo ormai quasi quotidianamente.

Perdonare vuol dire: tu paghi per quello che hai fatto, ma io non devo vivere più nel rancore, mi devo liberare di quello che è successo e pensare alla mia vita. Questo in che modo può avvenire? Intanto coltivando i nostri sogni perché sono fondamentali e ci permettono di avere degli obbiettivi, di perseguirli e realizzarli. I sogni esistono per essere attuati. Non è vero che il sogno deve rimanere tale. Il sogno è bello proprio perché tu inizi a dedicare del tempo a quel tuo desiderio per poi realizzarlo. La cosa bella è proprio questa: iniziare da se stessi anche se si è in una situazione drammatica di sconforto, di dolore e profonda sofferenza, e piano piano muovere i primi passi verso la rinascita. Se non perdoniamo non possiamo mai rinascere e rimaniamo quello che siamo. E se non pensiamo al nostro “rinascimento” non possiamo più amare. Perché ovviamente non abbiamo più fiducia negli uomini e li odiamo. L’amore è il sentimento più bello che ci possa essere – ed io auguro a tutti di provarlo – ma l’amore vero, quello puro che è libertà e rispetto dell’altro. Se non si fa un percorso che parte dal dolore profondo dedicato al perdono e ad un lavoro su se stessi è difficile uscire dalle situazioni e appunto “rinascere”.

Ha fondato l’associazione “Alleati con Te” che si occupa dei rapporti Istituzionali a supporto delle associazioni che aiutanto persone vittime di violenza. In sostanza svolge un ruolo di coordinamento. Il logo di “Alleati Con Te” è un cuore calpestato ma che viene finalmente abbracciato. Un’immagine, forte, evocativa. Può spiegarci il senso del vostro lavoro? Quali risultati state ottenendo? Quali progetti state realizzando?

Intanto partiamo dal logo. Torna ancora un cuore ma questa volta con due braccia ossia andiamo verso il futuro. Non è più un cuore calpestato, solo, ma è un cuore che è abbracciato perché come scrivo nei miei libri “il tuo abbraccio può curare tutto quello quello che un altro ha distrutto”. L’abbraccio è fondamentale. Quando vado in giro a parlare con le persone poi le abbraccio sempre. Mi ricordo un evento, in una aula magna con 600 persone; avrei voluto abbracciare singolarmente ognuno... allora mi sono alzata in piedi e ho aperto le braccia. L’abbraccio è curativo perché tu stai abbracciando il dolore, la sofferenza di un altra persona. “Alleati con te” nasce dopo 20 anni di esperienza che ho fatto sul territorio accanto alle vittime, ma anche all’interno di associazioni, perché mi sono accorta che mancava una cosa fondamentale: un coordinamento tra le associazioni. Perché queste realtà sono un po’ abbandonate a se stesse. E inoltre mi sono accorta che non erano in grado di dialogare con le istituzioni che spesso vengono viste come qualcosa di irraggiungibile. Dall’altro lato, è evidente che le istituzioni non hanno contezza di quello che accade nel territorio perché non dialogano con i cittadini. Quindi “Alleati con te” sta facendo un lavoro di cerniera fondamentale, sta creando quella figura di “garante” delle vittime che non c’è. Quindi si prende cura delle vittime attraverso la costruzione di rapporti istituzionali per cambiare radicalmente qualcosa.

Adesso stiamo creando i circoli di “Alleati con te” per radicarci in tutta Italia, a livello comunale, provinciale e regionale. Ci stiamo muovendo anche nelle parrocchie aprendo un centro di ascolto a Roma nella chiesa di San Vitale (in via Nazionale). Ho già incontrato lì alcune vittime; del resto le donne che subiscono violenza vanno nelle parrocchie o lo dicono ad una amica o si rivolgono alle associazioni che seguono questo problema. “Alleati con te” sta accanto a queste associazioni ma anche alle persone. Se arriva il singolo ed entra nella parrocchia dove c’è un nostro centro di ascolto e ha un problema di violenza domestica lo indirizziamo all’associazione giusta, se ha un problema di violenza economia gli indichiamo chi si occupa di quel problema. “Alleati con te” fa più cose: in sostanza aiuta le associazioni, le istituzioni e la singola persona.

Cerchiamo di agire a livello educativo con uomini e donne, ragazzi e ragazze. Crediamo che sia molto importante lavorare a livello culturale perché sappiamo che siamo influenzati dai nostri genitori. Se cresciamo in una famiglia violenta o in una famiglia dove i genitori non hanno gli strumenti per amare in modo sano automaticamente cresciamo con quell’idea (violenta) dell’amore, che è sbagliata. Succede purtroppo che si tenda ad imitare i modelli che abbiamo visto. Se siamo in presenza di una madre crocerossina la figlia tenderà a diventare come lei; se abbiamo un padre violento il figlio maschio tenderà a diventare come lui, ossia violento e possessivo, perché pensa che è giusto così e nel rapporto sentimentale che andrà a creare si comporterà così. E’ fondamentale in questo senso fare sempre un lavoro su se stessi soprattutto se si è cresciuti in una famiglia che non sa come si ama. L’essere umano non è perfetto ed è importante avviare un cammino che porti al benessere, a costruire la propria felicità.

Quando vado a parlare nelle scuole ai ragazzi – dove incontro giovani di una fascia di età che va dai 15 ai 20 anni – vedo che loro non hanno un modello da seguire, mi accorgo che non hanno punti di riferimento. Mi dicono grazie Catia che ci hai detto queste cose. Questi incontri mi riempiono il cuore di gioia, mi accorgo che loro ricevono, accolgono questi messaggi. Sono delle spugne e vedo che cominciano ad acquisire una visione diversa dell’amore, dei sentimenti o della famiglia che hanno sperimentato. E’ molto importante parlare ai giovani così come è molto importante parlare agli uomini, per fare capire loro che le cose si possono dire in altri modi. Ma è anche molto importane parlare alle donne perché noi donne – lo voglio ribadire – abbiamo un grande potere nelle nostre mani. Se riusciamo ad usarlo nel modo giusto possiamo generare dei cambiamenti anche semplicemente con il nostro modo di essere.

Il fenomeno della violenza sulle donne è in costante aumento nel mondo ed in Italia. Un ricerca dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine ci dice che nel 2022 quasi 89.000 donne sono state uccise intenzionalmente in tutto il mondo, il numero più alto registrato annualmente nel corso degli ultimi due decenni. E il 55% di tutti i femminicidi, come riporta questa ricerca Onu, sono stati commessi da familiari o partner. Perché questo aumento? Dal suo osservatorio e sulla base della sua esperienza di vita e professionale cosa sta accadendo nelle relazioni sociali ed interpersonali tra i due generi? Cosa si può fare? Che ruolo può e deve avere la formazione delle nuove generazioni?

Ho paura di un effetto emulazione. Ricorda quando le persone lanciavano le pietre dai ponti e si era creato un effetto emulazione. Temo che succeda di nuovo. Oggi si parla di più della violenza sulle donne rispetto a prima ma è come se stia diventando normale che debba accadere. Non è possibile che ogni due giorni muoia una donna. E’ pazzesco. Se ogni giorno accediamo la TV e sentiamo di donne uccise, questo ci porta a pensare che ormai sia una cosa con cui convivere.

Non ho in mano la soluzione. Avrei delle proposte. La prima: inasprire le pene. Tu togli la vita ad una persona e la tua vita deve essere finita, nel senso che vai in carcere e li rimani. Oggi si parla molto di giustizia riparativa ma a mio avviso è molto pericolosa perché un assassino dice che si è pentito (magari è uno psicosomatico e spesso siamo di fronte a casi del genere), riesce a convincere il giudice ed esce di prigione e comincia a girovagare. Non credo sia una cosa opportuna. La giustizia ripartiva la penso in riferimento alle famiglie delle vittime. Sicuramente sono percorsi che consentono di arrivare al perdono ma sono esperienze non facili. La scelta di inasprire le pene a mio avviso è una strada da intraprendere. Sapere che se tolgo la vita alla mia fidanzata, a mia moglie, rimango in carcere fino a 80 o 90 anni, se ci arrivo, forse può essere un deterrente.

Altro consiglio. Direi alle coppie di non fare figli se non si amano. Sconsiglio di fare figli tanto per farli, solo perché dobbiamo avere qualcuno a cui lasciare un’eredità o come atto di egoismo. Perché è tutto lì. Se il bambino nasce in una famiglia sbagliata, diventa un uomo sbagliato. E’ importante far capire a tutte le persone che incontriamo, anche al 50enne al 60enne, la situazione che vivono le donne. Perché ci sono coppie che finiscono anche dopo 30 anni di matrimonio. Succede che lui impazzisce e la uccide. Non c’è un’età giusta in cui fare prevenzione; parlare nel modo giusto aiuta l’altro a mettersi in discussione.

In sintesi sento che la mia missione sia quella di dare voce a tutte le donne che per paura rimangono in silenzio e non riescono a raccontarsi. Prima di scrivere le loro terribili esperienze di vita le abbraccio sempre. Forte, a me. Io, sono una di loro.  

Nota 

Le foto ed il testo dell’intervista sono pubblicate con il consenso di Catia Acquesta che ringraziamo moltissimo per la sua disponibilità

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