Il mondo del lavoro è in continuo cambiamento e spesso noi giovani ci sentiamo impotenti di fronte ad esso. Ma tocca immergerci nelle sue sfide che ci spingono a cambiare prospettiva: è compito di ciascuno, non attendere che le cose finalmente si aggiustino, ma metterci in moto per essere costruttori di opportunità senza aspettare che altri lo facciano per noi; se dobbiamo investire, dobbiamo farlo anzitutto su noi stessi, il più grande capitale che abbiamo a disposizione

Il settore giovani dell’Azione Cattolica Italiana sta mettendo al centro dei suoi percorsi formativi il tema del lavoro con un’attenzione al senso, al significato dell’attività lavorativa con attenzione anche al tema della dimensione vocazionale e relazione presente in questa esperienza della vita. Perché in un tempo come questo per un giovane (ma anche per un adulto) è importante riscoprire queste dimensioni del lavoro?  

Negli ultimi anni, abbiamo dedicato particolare attenzione al tema del lavoro e ai cambiamenti che lo caratterizzano attraverso specifici focus nei cammini formativi annuali, all’interno dei nostri convegni e seminari e sui social media. Questo perché siamo consci che un giovane che si affaccia oggi al mondo del lavoro si trova di fronte a una realtà difficile, diversa da quella dei nostri genitori o anche solo di chi vi è entrato pochi anni fa, ma nello stesso tempo un “luogo” stimolante in cui maturare la nostra crescita. L’esperienza del Movimento lavoratori di Azione Cattolica aiuta tutta l’Ac a crescere nella consapevolezza di investire su una visione cristiana del lavoro come vocazione a cui rispondere per una piena realizzazione.

Il mondo del lavoro è in continuo cambiamento e spesso noi giovani ci sentiamo impotenti di fronte ad esso. Ma tocca immergerci nelle sue sfide che ci spingono a cambiare prospettiva: è compito di ciascuno, non attendere che le cose finalmente si aggiustino, ma metterci in moto per essere costruttori di opportunità senza aspettare che altri lo facciano per noi; se dobbiamo investire, dobbiamo farlo anzitutto su noi stessi, il più grande capitale che abbiamo a disposizione.

Ciascuno chiedendosi quali sono i propri talenti, mettendosi a scovare le opportunità a volte faticose e nascoste ma possibili. Non viene chiesto a tutti di “inventarci un lavoro”, di creare “start up” innovative o imprese sociali, ma a tutti viene chiesto di fare il proprio compito, svolgendo il proprio lavoro non solo per sé stessi, per il proprio guadagno o la propria realizzazione ma per gli altri.

 

La pandemia che stiamo vivendo sta aggravando ulteriormente la situazione lavorativa dei giovani. Come sostenere la crescente fragilità dei giovani? In che modo cogliere le occasioni offerte dal lavoro digitale per valorizzare le competenze dei giovani?

È molto importante prestare la massima attenzione alla condizione dei giovani dopo questa fase di pandemia. Perché se è vero che l’emergenza che abbiamo vissuto ha avuto ricadute sanitarie anzitutto sugli anziani, è altrettanto vero che i costi socio-economici saranno sofferti anzitutto dalle giovani generazioni sia nell’immediato per le conseguenze sull’occupazione che in prospettiva per l’ulteriore e inevitabile aumento del debito pubblico.

L’Italia, che ha il livello di NEET più alto d’Europa, ha di fronte a sé la sfida di ridurre il divario generazionale: per rispondervi è necessaria una strategia generale sull’occupazione giovanile e nel contempo occorre dedicare sufficienti risorse alle politiche attive del lavoro, alla formazione e al sostegno alle forme di imprenditoria giovanile e femminile.

Non è superfluo sottolineare che le nuove generazioni sono un elemento strategico per un paese in quanto connaturato alla visione che si ha di esso. Un paese che non si cura dell’impoverimento dello stock di capitale più importante, rischiando di vedere sprecati tutti quei talenti e quelle risorse immateriali che ne fanno la ricchezza, avrà di conseguenza grandi limiti anche nel sostegno alla transizione digitale e ecologica di lungo periodo.

Tra le tante sfide, ci sono certamente delle priorità: un sistema di decontribuzione previdenziale integrale per promuovere occupazione stabile; verificare gli effetti e ricalibrare di conseguenza il modello di garanzia giovani; rivedere profondamente il tema della staffetta generazionale, favorendo l’apprendimento di nuove competenze, soprattutto nella Pubblica Amministrazione (dove il ricambio generazionale favorirebbe enormemente la digitalizzazione); il superamento delle forme contrattuali più precarizzanti  e del fenomeno delle finte Partite IVA.

Il tema della digitalizzazione sarà il tema del presente e del futuro. Lo stesso PNRR dedica molte risorse alla transizione digitale. Noi giovani, che siamo nativi digitali e grandi fruitori di tecnologia, siamo chiamati a imparare ad usarla sempre di più a servizio dell’innovazione e della transizione ecologica affinché possa creare maggiore valore aggiunto.

 

Che ruolo può avere la formazione professionale per la crescita dei giovani e delle loro competenze anche attraverso esperienze significative di apprendimento per e nel lavoro?

Una prima sottolineatura è sul valore di investire in formazione. Non si può parlare di lavoro senza parlare di formazione. Crediamo nel valore dell’impegno e delle competenze e vorremmo istituzioni formative, a tutti i livelli, capaci di trasmettere non solo nozioni, ma soprattutto che aiutino a maturare una preparazione che sia orientata alla responsabilità verso il mondo e verso gli altri, uno stile di dialogo culturale che ci faccia vedere chi ha idee diverse come una ricchezza e lo scambio come un processo che aggiunge valore e non che lo toglie.

La formazione professionale, poi, è stata spesso considerata formazione di Serie B rispetto alla formazione liceale con il risultato di un mismatch importante tra domanda e offerta di lavoro. Occorre investire sulla promozione di percorsi di transizione scuola-lavoro anche attraverso un miglioramento dell’istruzione tecnica e della formazione professionale. Il Governo dovrebbe poi favorire un dialogo continuativo tra tutti i partner dell’apprendistato per un coordinamento delle decisioni. Per garantire l’occupabilità dei giovani, il contenuto degli apprendistati andrebbe aggiornato continuativamente, trovando il giusto equilibrio tra bisogni specifici delle imprese che offrono gli apprendistati e l’occupabilità degli apprendisti. In tal senso, credo sia importante valorizzare il ruolo delle parti sociali attraverso l’identificazione degli obiettivi prefissati e l’assunzione di responsabilità sul piano attuativo.

 

Sei Consigliere di Presidenza del Consiglio nazionale dei giovani. Ci puoi raccontare gli obiettivi di questa realtà? Cosa proponete per sostenere l’occupazione giovanile? Cosa proponete per quanto riguarda la scuola e la formazione?

Il Consiglio Nazionale dei Giovani è un organo consultivo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, istituto con Legge n. 145/2018 e di cui è fondatore anche il Settore Giovani di Azione cattolica. Ad esso è demandata la rappresentanza dei giovani nella interlocuzione con le Istituzioni per il confronto sulle politiche che riguardano il mondo giovanile. Nel mese di giugno, abbiamo preso parte agli Stati Generali dell’Economia, occasione di confronto tra il Governo e le parti sociali ed economiche per progettare la ripresa del Paese dopo la prima fase dell’emergenza COVID-19.

Tra le diverse proposte per sostenere l’occupazione giovanile, in linea con le priorità di cui parlavamo poc’anzi, vi sono quelle per il contrasto del precariato lavorativo, partendo dal potenziamento dei servizi per l’impiego e dalla previsione di sgravi fiscali e incentivi per le imprese che ricorrono all’assunzione a tempo indeterminato degli under 35.

Per quanto riguarda la scuola e la formazione, abbiamo proposto di investire su strumenti per contrastare la povertà educativa e l’accrescersi della forbice delle disuguaglianze: si tratta di destinare specifiche risorse al sostegno a bambini ed adolescenti a rischio di dispersione scolastica con particolare attenzione ad alcune zone particolarmente svantaggiate del paese e di valorizzare la sinergia tra famiglie, scuole, servizi sociali e comunità.

Per le università, abbiamo proposto di aumentare la dotazione del Fondo Integrativo Statale a 400 milioni di euro per permettere alle Regioni di potenziare il sistema del diritto allo studio (residenze studentesche e contributi alloggio agli studenti; mense universitarie; trasporti locali). E anche lo stanziamento di un fondo finalizzato all’esenzione parziale del pagamento delle tasse universitarie e all’incremento delle borse di studio.

Infine, per superare la frammentarietà e l’assenza di reale progettualità che spesso caratterizzano le politiche pubbliche, abbiamo proposto l’istituzione di un quadro legislativo nazionale di riferimento e piani pluriennali di politiche (non solo quelle più propriamente giovanili) volte a raggiungere obiettivi definiti di sostegno ai giovani.

Stiamo analizzando in queste settimane con attenzione il PNRR: ad oggi, esso è un elenco di sfide ma poco ancora di progetti. La visione c’è ed è chiara: un paese più digitale, più innovativo, più sostenibile. Il tema è provare a perseguire in modo organico e coerente questa visione, attraverso obiettivi chiari e progetti definiti, senza cadere nell’estemporaneità delle azioni non lungimiranti.

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