“Ѐ questo il tempo di ritornare ad essere autenticamente e coerentemente sussidiari nell’Unione, nei singoli Stati che la formano, nei territori e nelle città, che ne sono cellule costituenti essenziali, di affrontare insieme la crisi, di trovare la capacità di re-agire e la concreta valorizzazione e l’apprezzamento del senso più originario della sussidiarietà”

Intervento conclusivo della IV edizione della Summer school “Giorgio La Pira” (Roma, 8- 9 luglio 2022)

Grazie per la parola, che prendo volentieri a conclusione di questa intensa due giorni di incontri, confronti, pubblici dibattiti, voluta e organizzata dalle Acli e dalla Fondazione Achille Grandi.

Una prima, breve considerazione desidero fare sulla Scuola estiva Giorgio La Pira, che è anzitutto segno e consapevolezza di un modo d’essere e agire nel mondo, con una particolare attenzione a ri-abilitare il significato e l’uso di entrambe le forme in cui si manifesta la politicità naturale dell’essere umano, vale a dire il discorso e l’azione.

La Politica è il nostro destino! Come ciascuna delle autorevoli persone intervenute a questa edizione della Scuola, desidero partecipare allo spazio pubblico che abbiamo costituito insieme pronunciando anche io un breve discorso. Guardate, condividere parole, pronunciare discorsi, e farlo cercando di interpretare il Tempo che viviamo e di promuovere il ben-essere della persona e delle Comunità, è già un’azione e costituisce per l’appunto l’orizzonte di senso entro cui si inscrive la nostra Summer school Giorgio La Pira – ed invero la stessa Fondazione Achille Grandi. Davvero, infatti, la condizione umana, per richiamare il titolo della celeberrima opera di Hannah Arendt, consiste nella condivisione di azioni e parole, che sono, secondo quell’originale lezione, due modi dell’agire e le forme in cui, consentendo il rivelarsi del proprio essere, della propria individualità, gli esseri umani appaiono gli uni agli altri non come meri oggetti fisici ma in quanto uomini (zoon politikon).

Credo che possiamo intenderci facilmente su questo: la proposta della Commissione europea di istituire il dispositivo per la ripresa e la resilienza è stata davvero, per così dire, oltre che un’azione del motore istituzionale dell’Unione europea – per l’appunto la Commissione – un emblematico segno dell’autentica ed originaria identità comune, quella identità che porta ad essere e riconoscersi l’un l’altro come parte di una Unione degli Stati d’Europa e come cittadini europei. Anche il regolamento 241 del 2021, del Parlamento europeo e del Consiglio dell’Unione europea, che ha istituito quel dispositivo e con esso il Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza, è così il segno della vocazione dell’Europa ad essere una Polis, pur nella diversità, anzi particolarmente rafforzata e arricchita dalla diversità.

L’uno e l’altro sono infatti atti, misure che non mirano solo a rafforzare la competitività, il potenziale di crescita e la sostenibilità della finanza pubblica, ma – come pure espressamente considera il richiamato regolamento del Parlamento e del Consiglio – intendono altresì introdurre riforme basate sulla solidarietà, l’integrazione, la giustizia sociale e un’equa distribuzione della ricchezza, con l’obiettivo di creare un’occupazione di qualità e una crescita sostenibile, garantire un pari livello di opportunità e protezione sociale, anche in termini di accesso, tutelare i gruppi vulnerabili e migliorare il tenore di vita di tutti i cittadini dell’Unione. Insomma costituiscono un’azione che può essere inscritta in quell’orizzonte programmatico a suo tempo enunciato da uno dei Padri fondatori dell’Europa comunitaria, Jean Monnet, il quale affermava: noi non coalizziamo Stati ma uniamo uomini!

Ѐ questa l’Europa, come certo complesso di valori sociali, politici e culturali, radicati nell’Evangelo e centrati attorno alla persona umana, dello spirito europeo di Giorgio La Pira, uomo di rara potenza visionaria, protesa appunto alla persona e alle Comunità, e però – come diceva di lui Dossetti – anche il più realista di tutti. Non è certo un caso che la Fondazione Grandi gli abbia intestato la sua Scuola!

Ѐ analogamente lo spirito europeo del compianto Presidente del Parlamento europeo, David Maria Sassoli, che ha conosciuto La Pira, ne ha ricordato e tenuto sempre presente l’eredità nell’Europa di oggi, e ha finito per emularne le virtù etiche e politiche. A entrambi va il nostro profondo ringraziamento per l’altissimo esempio che ci hanno lasciato! Voglio in particolare qui ricordare, nell’originario senso di riportare al cuore, le ispirate parole del discorso di insediamento alla presidenza del Parlamento europeo di David Maria Sassoli del 3 luglio 2019, le quali delineano le direttrici cui intendeva orientare la propria guida dell’istituzione rappresentativa dell’Unione, ma soprattutto rivolgono un autorevole richiamo alla continuità di agire politico, etica, responsabilità morale individuale e con esso tracciano chiaramente il cammino da compiere per riabilitare la Politica agli occhi ed ai cuori della gente e, per così dire riprendendo il motivo ispiratore di questa edizione della Scuola, auspicano un tempo nuovo in cui l’Europa delle Istituzioni apra concretamente al protagonismo responsabile di cittadini e giovani con le loro istanze e le loro responsabili vocazioni al futuro e al rispetto della Terra. Diceva, il Presidente Sassoli: “Molto è nelle vostre mani e con responsabilità non potete continuare a rinviare le decisioni alimentando sfiducia nelle nostre comunità, con i cittadini che continuano a chiedersi, ad ogni emergenza: dov’è l’Europa? Cosa fa l’Europa? Questo sarà un banco di prova che dobbiamo superare per sconfiggere tante pigrizie e troppe gelosie. E ancora, Parlamento, Consiglio e Commissione devono sentire il dovere di rispondere con più coraggio alle domande dei nostri giovani quando chiedono a gran voce che dobbiamo svegliarci, aprire gli occhi e salvare il pianeta”.

Ebbene, la decisione che ha preso forma nel regolamento sul dispositivo di ripresa e resilienza dell’Unione, di dare agli Stati membri la possibilità di presentare un PNRR alla Commissione, è stata una risposta concreta alla domanda su “dove sia l’Europa” proprio nel momento dell’emergenza, in cui più naturale era chiedersi dove fosse e cosa facesse ogni singolo Stato e poi anche, sussidiariamente, l’Europa! Una risposta capace di fare, in linea con l’invito del Presidente Sassoli, riapparire accanto all’anima pragmatica, funzionalista ed economicista, l’altra anima dell’Europa, generativa, che l’Unione ha definito nei Trattati e conserva, e che talora per l’appunto riemerge, rendendo di nuovo ben visibile la sua originaria, essenziale, vocazione politica; è dunque sì l’Europa del mercato, al plurale, con i suoi rigori, ma anche, nell’emergenza che impone talora di fare riemergere l’essenziale, quella che promuove – e dunque deve promuovere – i suoi valori, il benessere dei suoi popoli, la parità tra donne e uomini, la solidarietà tra le generazioni e poi anche, nello specifico la promozione della coesione economica, sociale e territoriale e la solidarietà tra gli Stati membri.

La decisione di fornire agli Stati membri un sostegno finanziario efficace e significativo è stata certo motivata in via immediata dalla volontà di fronteggiare in forma coordinata, e nella maniera il più possibile responsabile, concreta ed efficace, le enormi conseguenze economiche e sociali della pandemia, nonché i potenziali effetti asimmetrici sugli Stati membri, e in tale direzione il suo obiettivo è stato quello di accelerare l’attuazione di riforme sostenibili e dei correlati investimenti pubblici; insieme, tuttavia, la decisione ha come dicevo costituito anche l’opportunità per rimettere al centro dell’azione politica dell’Unione, e pertanto rivitalizzare, alcuni dei principi comuni e valori fondanti dell’Europa – e anche una delle concretizzazioni politiche più determinate e diffusamente apprezzate dei principi della sussidiarietà e della solidarietà tra l’Unione, i suoi Membri e le Comunità tutte di cittadini e uomini europei.

Ѐ tempo di accendere lo sviluppo dei Popoli, delle Nazioni, delle Città dell’Europa, di accendere lo sviluppo dell’Italia, che dell’Europa è arto essenziale, secondo l’efficace espressione di La Pira! Le contrazioni della spesa, specie in settori come l’istruzione, la cultura, la sanità e i settori creativi determinano spesso effetti negativi ai fini di una rapida ripresa: proprio in considerazione di ciò l’Unione ha ritenuto necessario promuovere riforme e investimenti sostenibili e favorevoli alla crescita, capaci di affrontare le carenze strutturali delle economie degli Stati membri e rafforzare la resilienza dei Medesimi, aumentare la produttività e condurre ad una loro maggiore competitività, per riportare le economie degli Stati membri sul giusto corso e ridurre le disuguaglianze e le divergenze nell’Unione.

Due considerazioni desidero richiamare tra quelle che hanno praticamente indotto Parlamento e Consiglio dell’Unione all’approvazione del dispositivo: la prima è che la mancanza di resilienza può comportare effetti di ricaduta negativi dovuti agli shock tra Stati membri o nell’Unione nel suo insieme; la seconda è che la crisi determinata dal Covid-19, e prima ancora la precedente crisi economica e finanziaria del 2009, hanno dimostrato che lo sviluppo di economie solide, sostenibili e resilienti, nonché di sistemi finanziari e di welfare basati su robuste strutture economiche e sociali, aiuta gli Stati membri a reagire con maggiore efficacia e in modo equo e inclusivo agli shock e consente di realizzare una ripresa più rapida.

L’Europa ha inteso perciò disegnare un orizzonte generativo per migliorare la resilienza dei suoi Stati e dell’Unione tutta, accelerare la ripresa e rafforzare il potenziale di crescita a lungo termine, dando sostegno a misure riguardanti settori di intervento di pertinenza europea, strutturati nei sei pilastri definiti dall’art. 3 del regolamento: transizione verde; trasformazione digitale; crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, che comprenda coesione economica, occupazione, produttività, competitività, ricerca, sviluppo e innovazione, e un mercato interno ben funzionante; coesione sociale e territoriale; salute e resilienza economica, sociale e istituzionale, anche per rafforzare la capacità di preparazione e risposta alle crisi; politiche per la prossima generazione, l’infanzia e i giovani.

Ebbene, oggi, nel tempo in cui la guerra in Ucraina sfida a sua volta la solidità, sostenibilità e resilienza delle economie nazionali e con esse i sistemi di welfare, interroga ancora l’identità europea e crea nuove e profonde ragioni di crisi, il dispositivo istituito dal regolamento europeo sul dispositivo di ripresa e resilienza manifesta la possibilità di superare logiche di rigore e di volgere la propria attenzione sia al margine di bilancio nella disponibilità degli Stati membri, necessario ad adottare misure capaci di mitigare l’impatto a livello sociale ed economico della crisi, sia alla resilienza delle loro economie e strutture sociali.

Mi tornano in mente a proposito le ispirate parole pronunciate al meeting di Rimini dello scorso anno (22 agosto 2021) dal Presidente Sassoli, che, mostrando di avere accolto sino in fondo insieme alla capacità visionaria anche l’acuto realismo di La Pira, trasse dall’osservazione della realtà un monito rivolto a quanti già allora pensassero di mettere tra parentesi quanto accaduto, di chiudere tutto in un’emergenza, per tornare alle politiche di prima, senza accorgersi del rischio di far piombare l’Europa in una crisi strutturale dagli esiti molto negativi, rischio certamente oggi rinnovato dalla guerra in Ucraina, specialmente per quanto riguarda la necessità di accelerare la transizione verde. La sfida di questo tempo ci impone, insomma, di vivere questo crinale della Storia abbandonando la logica emergenziale. É vero che siamo partiti da una emergenza ma ora possiamo progettare la nuova Europa. E una Italia rinnovata in una Europa rinnovata.

Si trattava e ancor più oggi si tratta di non limitarsi a fare dell’emergenza un’eccezione ma, invece, un’occasione!

Il piano costituisce per così dire una sorta di bussola della crescita, orientata attraverso i punti cardinali delle Raccomandazioni indirizzate all’Italia nell’ambito del “Semestre europeo” per gli anni 2019 e 2020 e composto di obiettivi e traguardi da conseguire in tempi certi, con rendicontazione finale entro il 2026. Esso disegna, come ha sottolineato il Governatore della Banca d’Italia Visco, nelle considerazioni finali lette lo scorso 31 maggio alla presentazione della relazione annuale per il 2021, un’articolata strategia di modernizzazione del Paese, che coniuga programmi di riforma e investimenti pubblici con quelli privati (in tutto 134 investimenti e 63 riforme di cui rispettivamente 15 investimenti e 30 riforme per il semestre appena concluso) e innova profondamente le modalità di attuazione delle misure: individua obiettivi specifici, anche per i programmi gestiti a livello locale; stabilisce traguardi e scadenze e prevede un capillare sistema di monitoraggio. La posta in gioco è elevata, riguarda la stessa capacità del nostro Paese di generare futuro, e riguarda la radice statutaria prima e insieme la vocazione ontologica delle Acli: promuovere “una società in cui sia assicurato, secondo democrazia e giustizia, lo sviluppo integrale di ogni persona” (Statuto Acli, art. 1).

Per accendere il motore dello sviluppo nazionale, il “nostro” PNRR è chiamato tra l’altro ad interrompere il ristagno della produttività (esigenza peraltro resa ancora più urgente dalla riduzione tendenziale della forza lavoro conseguente le dinamiche demografiche negative), a ridurre il peso del debito pubblico e dare un contributo per mantenere la spesa pubblica; ad assicurare la sostenibilità del debito, incrementando nel contempo gli investimenti; a spostare la pressione fiscale dal lavoro e contrastare l’evasione fiscale; ad affrontare le restrizioni alla concorrenza; a concentrare gli investimenti sulla transizione verde e digitale; a rafforzare la resilienza e la capacità del sistema sanitario; a sostenere la partecipazione delle donne al mercato del lavoro; a ridurre le disparità infrastrutturali sul territorio; a migliorare l’efficienza del sistema giudiziario; a migliorare l’efficacia e l’efficienza della pubblica amministrazione. In concreto esso mira tra l’altro a riformare e digitalizzare la pubblica amministrazione e il sistema giudiziario, migliorare il contesto imprenditoriale e sostenere la digitalizzazione delle imprese. Ancora, esso intende proteggere il clima, grazie ad interventi di miglioramento dell’efficienza energetica su larga scala e alla mobilità sostenibile, e migliorare i livelli di istruzione e formazione in tutto il paese. Insomma, per quanto il PNRR non possa esaurire il novero degli interventi necessari né l’impegno finanziario del Paese, esso tuttavia offre la possibilità di colmare in tempi non lunghi parte dei ritardi accumulati nelle infrastrutture materiali e immateriali.

In questo contesto, è per più versi del tutto ragionevole convenire ancora con il pensiero del Presidente Sassoli, secondo cui la possibilità di progettare la nuova Europa dipenderà in gran parte dall’Italia. Se il nostro paese dimostrerà di utilizzare in modo virtuoso i soldi del PNRR, la nuova politica economica potrà affermarsi e si potrà garantire la scrittura di una pagina nuova dell’esperienza europea e consentire di affrontare i rischi e le incertezze del mondo nuovo con responsabilità e coerenza. Altrimenti un fallimento costerebbe molto caro all’Italia e al progetto europeo.

Non par dubbio in questo senso che il PNRR oltre a rappresentare una grande opportunità per riaccendere il motore dello sviluppo e affrontare la crisi economica e sociale, sia tra l’altro, congiuntamente, anche una chance per migliorare lo stato di salute della democrazia dei Paesi europei che abbiano inteso presentarlo alla Commissione e al contempo dell’Unione – è questo forse il lato della medaglia meno preso in considerazione da sguardi miopi che non assistono la visionarietà dei cuori e delle menti, ma che per certi versi appare addirittura più pregiato.

Ѐ lo stesso regolamento istitutivo del dispositivo che in questa direzione pretende e presuppone il riconoscimento, la promozione, infine l’esercizio di un diritto di cittadinanza sostanziale, che è dovere di essere responsabile per il ben-essere della Comunità, del quale quello individuale è conseguenza logica e insieme onto-logica. Il regolamento lo dispone chiaramente in quanto stabilisce che il Piano presentato alla Commissione europea dallo Stato membro deve essere debitamente motivato e giustificato (art. 18, parag. 4), e quindi specifica che esso deve tra l’altro presentare: “quanto alla preparazione e, ove disponibile, all’attuazione del piano per la ripresa e la resilienza, una sintesi del processo di consultazione, condotto conformemente al quadro giuridico nazionale, delle autorità locali e regionali, delle parti sociali, delle organizzazioni della società civile, delle organizzazioni giovanili e di altri portatori di interessi e il modo in cui il piano per la ripresa e la resilienza tiene conto dei contributi dei portatori di interessi”. E subito dopo che deve essere data una spiegazione quanto al sistema predisposto dallo Stato membro per prevenire, individuare e correggere la corruzione, la frode e i conflitti di interessi nell’utilizzo dei fondi forniti nell’ambito del dispositivo. In entrambe le direttrici da ultimo tracciate, è per l’appunto da ritenere che il dispositivo per la ripresa e la resilienza abbia perciò un’autentica e per così dire concettuale valenza politica.

Basti al riguardo pensare, richiamando ancora le considerazioni finali del Governatore della Banca d’Italia lette in occasione della presentazione della relazione annuale dello scorso 31 maggio che “da qui al 2030, secondo le valutazioni ufficiali, oltre agli 80 miliardi previsti dal Piano, il Mezzogiorno potrà contare su ulteriori risorse per circa 120 miliardi, provenienti dai fondi strutturali europei e dal Fondo per lo Sviluppo e la Coesione. … stanziamenti ingenti, dal cui impiego è lecito attendersi un effettivo rilancio dell’economia meridionale, tale da contribuire a un innalzamento del potenziale produttivo dell’intero paese”.

C’è dunque a mio avviso nelle richiamate disposizioni del regolamento europeo un forte input a fare ri-emergere le virtù concrete della Politica, tanto più necessarie nell’emergenza drammatica del nostro tempo, che ci fa sentire impotenti, incapaci di generare futuro, quasi condannati al più a sopravvivere. A fare ri-emergere, dalla rinnovata consapevolezza che nessuno (individuo, Comunità, Stato membro) può farcela da solo, l’intera catena della sussidiarietà, con quella virtù pratica (nel più proprio senso che richiama la praxis) che traduce la co-esistenza in responsabilità e disponibilità all’aiuto di ogni Comunità e Stato membro, in solidarietà reciproche, nel sentimento di responsabilità di ognuno per il ben-essere degli altri e nell’Unione comunitaria, seppure con talune esitazioni di nichilistici frugalismi e miti di rigore finanziari e di bilanci.

Ѐ questo il tempo di ritornare ad essere autenticamente e coerentemente sussidiari nell’Unione, nei singoli Stati che la formano, nei territori e nelle città, che ne sono cellule costituenti essenziali, di affrontare insieme la crisi, di trovare la capacità di re-agire e la concreta valorizzazione e l’apprezzamento del senso più originario della sussidiarietà. L’ausilio (appunto, dal latino subsidium) è carattere essenziale e costituente di ogni comunità, dal momento che in essa ognuno è vicino all’altro (gli è sociologicamente, oltre che cristianamente, prossimo!) e per questa ragione è in condizione di percepirne il bisogno, le progettualità, le intraprese… e lo aiuta mentre ne è aiutato, e viceversa…

Non par dubbio, allora, che il regolamento rappresenti per i cristiani, i cittadini, gli uomini italiani e poi europei tutti, un input alla formazione di “comunità attive e monitoranti”, sia nella fase della progettazione che in quella dell’attuazione del Piano. Ecco, noi riteniamo a riguardo che la via per generare il futuro dell’Europa – e in particolare quello del nostro Paese e dei nostri Territori – possa in concreto diventare l’occasione per tornare a sperimentare ciascuno la dimensione individuale della responsabilità e quella comunitaria di tutti gli enti intermedi per la costruzione e la cura del bene comune.

Proprio in questo senso, di fronte alla volontà manifestata dall’Unione, attraverso il regolamento che ha istituito il dispositivo, che un diritto di cittadinanza sostanziale e il correlato dovere di assumere in proprio – individui e comunità – la responsabilità per il ben-essere, venga riconosciuto, promosso, concretamente esercitato; di fronte alla necessità dei tempi di fare ri-emergere l’intera catena della sussidiarietà nel senso che ho accennato, intendo rinnovare, ancora una volta, oggi, a conclusione di questa Summer School, dedicata al protagonismo delle comunità locali per la costruzione di un Tempo nuovo, le fedeltà alla democrazia, al lavoro, al futuro, e naturalmente alla Chiesa, delle Acli. Fedeltà che comportano una perenne e sempre rigenerata volontà, di associazione e di singoli cristiani, uomini, cittadini, di fare la propria parte (partecipare), essere nel mondo e, secondo quanto richiede il Tempo che viviamo, avere cura di porre al centro della propria attenzione le tante opportunità del PNRR e poi anche controllarne la realizzazione puntuale e trasparente degli obiettivi conseguenti, prefigurati a servizio della modernizzazione del Paese siccome e in quanto questa è specificamente funzionale al ben-essere individuale e comunitario.

Volgendo sempre l’attenzione a che in quella prospettiva questa dispisizione (PNRR) sia davvero e concretamente realizzata è importante realizzare una serie di dinamiche di modernizzazione: la transizione verde, la crescita intelligente – che  per essere tale (nomen est omen!) è solo quella sostenibile e inclusiva e comprende coesione economica, occupazione, produttività, competitività, ricerca, sviluppo, innovazione; la coesione sociale e territoriale; le politiche per la prossima generazione, l’infanzia e i giovani; il sostegno alla partecipazione delle donne al mercato del lavoro; il miglioramento dell’efficienza del sistema giudiziario e dell’efficacia ed efficienza della pubblica amministrazione. Tutto questo lo richiede il desiderio di un Paese che ritrovi appieno la sua naturale capacità generativa di futuro nella centralità delle Comunità locali e di tutte quelle altre minori che consentono di riconoscere la centralità ontologica e costituzionale della Persona. Lo richiede insieme, e prima ancora, la nostra consapevolezza d’essere chiamati a divenire sale della Terra e luce del mondo, nella Società civile e nelle Istituzioni.

Ritornano in conclusione alla mente le parole che l’allora Presidente della Commissione europeo Juncker ebbe a dire nel suo discorso sullo stato dell’Unione del 2017, citando Marck Twain: tra qualche anno non saremo delusi delle cose che abbiamo fatto ma di quelle che non abbiamo fatto! Grazie.

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