I risultati della rilevazione, nel complesso molto brillanti, risultano particolarmente soddisfacenti per i diplomati, tra i quali il tasso di occupazione supera il 69%, oltrepassando di quasi 7 punti quello dei qualificati. Le performance migliori sono nuovamente riferite ai qualificati presso i Centri accreditati, con un distacco di 10 punti sul dato degli Istituti Scolastici. Si tratta di un fenomeno solo in parte attribuibile alla frequente prosecuzione, in sussidiarietà integrativa, nei percorsi quinquennali. Anche tra i diplomati, infatti, in sussidiarietà complementare, dove i percorsi sono terminali come quelli dei Centri, si registra un gap di 5,3 punti a vantaggio dei giovani che provengono dalle Istituzioni formative accreditate

Nell’ambito del processo di continua evoluzione del sistema formativo italiano, la struttura Sistemi e Servizi Formativi di INAPP svolge una attività di presidio tecnico scientifico dei percorsi della cosiddetta “filiera lunga della formazione tecnico-professionale”, attraverso analisi quali-quantitative; realizzazione di indagini, studi ed approfondimenti tematici sulla partecipazione alle filiere formative e sulla loro ricaduta occupazionale; attività di supporto al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e agli altri attori Istituzionali in relazione ai processi di elaborazione degli strumenti di sistema.

All’interno di questo perimetro, è stata realizzata l’indagine sugli esiti occupazionali dei partecipanti ai corsi di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP) e della formazione tecnica superiore (IFTS). Nello specifico, l’indagine ha riguardato l’analisi della condizione occupazionale di tutti i giovani che hanno conseguito una specializzazione IFTS nel biennio 2015‐2016 e di un campione nazionale di giovani che hanno conseguito la qualifica IeFP nell’anno formativo 2013-14 e il diploma IeFP nell’anno formativo 2014-15.  La rilevazione è stata condotta nel 2018, circa 3 anni dopo il conseguimento del titolo, un periodo congruo, oltre che per la verifica della condizione occupazionale, anche per analizzarne le modalità e i tempi di inserimento.

 

Gli esiti occupazionali degli specializzati nei percorsi IFTS

La sezione dell’indagine dedicata ai corsi IFTS, di natura censuaria, ha coinvolto 2.700 ragazzi che hanno conseguito la specializzazione nei 207 percorsi realizzati, nel biennio 2015‐2016, in Abruzzo, Campania, Friuli Venezia‐Giulia, Marche, Toscana, Lombardia ed Emilia‐Romagna [1]. La maggioranza degli intervistati ha un’età compresa tra i 23 e i 26 anni (53%); meno consistente è la quota dei più giovani (tra i 19 e i 22 anni) che si attesta intorno al 7%, mentre gli over 30 costituiscono circa il 26% dell’universo intervistato. Questi ultimi sono particolarmente presenti in Toscana, Marche e soprattutto Abruzzo. Per quanto riguarda il titolo di studio, il 76,3% degli intervistati ha un diploma di scuola media superiore (di questi, più della metà, il 51,8%, proviene da un istituto tecnico). La quota restante è composta principalmente da laureati (17,5%), e solo marginalmente da giovani qualificati o diplomati nei percorsi della IeFP (4,9%).

Per quanto riguarda il genere, l’indagine conferma la preminenza di maschi (62,4%), specie nei corsi legati all’edilizia, alla meccanica e all’impiantistica, emergono tuttavia alcune aree professionali (servizi commerciali e il turismo) dove il rapporto è più equilibrato.

Dopo questo breve accenno al profilo identitario degli intervistati, passiamo al focus dell’indagine. L’impatto occupazionale dei corsi IFTS si è manifestato già nel breve periodo: quasi il 54% degli intervistati dichiara di aver trovato un lavoro già dopo un anno dalla fine del corso. Ovviamente emergono differenze territoriali rilevanti: dal 63,9% delle Marche (dove però la quota di occupati in origine era già significativa) al 40% della Campania (valore tutt’altro che trascurabile considerando le criticità che l’occupazione giovanile evidenzia in quei territori).   Al momento dell’intervista, cioè dopo circa tre anni dalla fine del corso, la quota di occupati cresce e raggiunge il 64%.

 

Condizione occupazionale al momento dell’intervista. Dato regionale (%)

Fonte: INAPP, Indagine sugli esiti formativo-occupazionali dei percorsi IeFP e IFTS – anno 2018

Interessante è l’analisi della modalità attraverso cui gli intervistati occupati hanno trovato lavoro: il canale più efficace è risultato il partenariato (enti di formazione, aziende, università) che ha organizzato il percorso, indicato dal 34,7% degli intervistati.  Si conferma la rilevanza delle reti informali (24,9%), così come la conoscenza diretta del datore di lavoro (13,8%); poco consistente è il ruolo dei centri per l’impiego (1,6%) o di altre società private specializzate (5,5%).

Canale attraverso il quale è stato trovato il lavoro (%)

Fonte: INAPP, Indagine sugli esiti formativo-occupazionali dei percorsi IeFP e IFTS – anno 2018

 

Altro aspetto interessante emerso dalle interviste è la coerenza percepita tra il lavoro in possesso al momento dell’intervista e i contenuti trattati nel corso IFTS: circa il 20% degli intervistati dichiara di svolgere un lavoro pienamente coerente con la formazione ricevuta; a questi si aggiunge una quota più ampia (pari a circa il 48%) che percepisce una coerenza non piena ma comunque soddisfacente e sostanziale. Le percezioni negative ammontano complessivamente al 30%. In particolare, solo il 18,4% degli ex corsisti occupati svolge un lavoro che non ha nessun legame con i contenuti del corso. L’opinione degli intervistati cambia al variare dell’inquadramento contrattuale: la percezione di coerenza è infatti maggiore tra i dipendenti e gli autonomi, mentre le percezioni negative sono maggioritarie tra i parasubordinati (che rappresentano comunque una quota marginale), laddove il 54% di questi svolge un lavoro che ha poco o nulla a che fare con il corso.

Coerenza percepita tra lavoro svolto e percorso formativo, per tipologia contrattuale (%)

Fonte: INAPP, Indagine sugli esiti formativo-occupazionali dei percorsi IeFP e IFTS – anno 2018

 

In conclusione, alcune punti di attenzione sull’attuale profilo della filiera. In primo luogo, l’indagine conferma il sistema IFTS quale strumento formativo in grado di trasmettere competenze utili e spendibili sul mercato del lavoro. Secondo elemento, è la capacità dei corsi IFTS di attrarre una pluralità di utenti con caratteristiche diverse, sia dal punto di vista anagrafico, sia per quanto riguarda il percorso di studi di provenienza. Tale varietà conferma la versatilità della filiera, a cui infatti accedono sia giovani/adulti in cerca di occupazione, sia lavoratori già occupati che utilizzano la formazione tecnica quale strumento di aggiornamento professionale. Infine, va segnalato il vero fattore di snodo per il definitivo consolidamento della filiera, ovvero l’allargamento del sistema di offerta su tutto il territorio. Ad oggi, la presenza di corsi è circoscritta ad un numero ristretto di regioni, per lo più del centro nord del paese; ciò costituisce un limite su cui tutti gli attori di governo sono chiamati a intervenire, per fa sì che la formazione tecnica possa esprimere le proprie potenzialità su tutto il territorio nazionale.

 

Gli esiti occupazionali degli specializzati nei percorsi IeFP

La rilevazione realizzata sui qualificati e (per la prima volta) sui diplomati IeFP conferma e rafforza le osservazioni positive che i monitoraggi annuali e le indagini qualitative dell’Inapp avevano messo in evidenza negli ultimi anni. La linea di ricerca sugli esiti occupazionali della IeFP ha coinvolto oltre 9.000 ragazzi, tra i qualificati, e più di 2.000 tra i diplomati. Il 43% circa dei qualificati ha conseguito la qualifica presso un Centro accreditato, a fronte di un 57% che proviene dagli Istituti Professionali, nei percorsi realizzati in regime di sussidiarietà. Tra i diplomati, l,’80,7% ha conseguito il diploma professionale di tecnico presso i Centri e il restante 19,3% presso gli Istituti Scolastici in sussidiarietà complementare.

Il dato occupazionale, a circa tre anni dalla fine del percorso, vede occupati oltre il 62% dei qualificati; del 23% tuttora in cerca di occupazione, il 12,9% è disoccupato e cerca un nuovo lavoro mentre il 9,8% è in cerca di una prima occupazione. Il gruppo di coloro che hanno continuato a formarsi è pari a 8,8% mentre il 2% può definirsi, a diverso titolo, attivo e il 4,3% inattivo. Dal punto di vista dell’istituzione formativa, la quota di occupati tra i qualificati è di circa 10 punti percentuali più elevata tra coloro che provengono dai Centri accreditati, anche comprensibilmente, se si considera che i giovani della sussidiarietà integrativa tendono a completare il quinquennio negli Istituti Professionali.

Condizione occupazionale dei qualificati e diplomati (%)

Fonte: INAPP, Indagine sugli esiti formativo-occupazionali dei percorsi IeFP e IFTS – anno 2018

Tra i diplomati, lavora oltre il 69% dei ragazzi; il 6,9% continua a formarsi, l’1,3% è impegnato (stage, borse di studio o lavoro, servizio militare, servizio civile, ecc.); la quota di coloro che cercano lavoro è inferiore al 19%: 12% disoccupati in senso stretto e 6,6% in cerca di prima occupazione.

Sia per i qualificati che per i diplomati, il tasso occupazionale dei maschi supera quello delle femmine di oltre 9 punti percentuali; lo scarto cresce notevolmente se si raffronta il dato relativo alle ragazze diplomate di origine straniera con quello delle coetanee autoctone (48% di occupate tra le prime contro il 72,2% delle seconde). Anche tra i diplomati, l’occupazione dei ragazzi dei Centri supera quella degli ex-corsisti degli Istituti Professionali (70% contro il 65%).

Particolarmente positivi, sia per il gruppo dei qualificati che per quello dei diplomati, i risultati espressi dagli occupati in merito alla coerenza percepita tra lavoro e formazione ed anche alla soddisfazione rispetto al lavoro svolto.

In merito al primo punto, con la parziale eccezione della piccola quota di giovani in rapporto di lavoro parasubordinato, la maggioranza dei qualificati e dei diplomati occupati rileva una “completa” coerenza tra l’attività lavorativa e la formazione ricevuta. Tra i diplomati, in particolare, si rilevano valori molto elevati tra gli autonomi ma anche tra i dipendenti a tempo indeterminato.

 

Coerenza percepita fra lavoro svolto e percorso formativo (%)

 

Fonte: INAPP, Indagine sugli esiti formativo-occupazionali dei percorsi IeFP e IFTS – anno 2018

 

L’analisi del grado di soddisfazione rispetto al lavoro svolto sembra offrire, analogamente, indicazioni molto incoraggianti. Tutti gli aspetti considerati registrano infatti riscontri positivi. Tra i qualificati, particolarmente buoni i giudizi espressi sul versante del rapporto con i colleghi di lavoro, delle condizioni ambientali, del grado di autonomia. Raccolgono tuttavia un gradimento elevato anche il trattamento economico, gli orari, le mansioni esercitate, la stabilità e la sicurezza del posto di lavoro.

 

La soddisfazione dei qualificati rispetto al lavoro (%)

Fonte: INAPP, Indagine sugli esiti formativo-occupazionali dei percorsi IeFP e IFTS – anno 2018

 

Tra i diplomati, i giudizi espressi presentano gradazioni differenti ma rimandano allo stesso livello di gradimento. Particolarmente apprezzate le mansioni, la stabilità del posto di lavoro, le relazioni con i colleghi e con i superiori.

Infine, l’impegno profuso nella formazione da parte delle istituzioni formative risulta essere premiato da giudizi davvero molto positivi. Le valutazioni sui diversi aspetti considerati del percorso IeFP sono molto buone ed in particolare, tra i diplomati, per quanto riguarda i rapporti con i compagni e gli insegnanti, lo stage, i contenuti formativi nonché la qualità delle strutture, dove il gradimento espresso, in una scala da 1 a 10, si colloca quasi sempre nella fascia 8-10.

 

Il gradimento rispetto al percorso del quarto anno (scala da 1 = malissimo e 10 = benissimo)

Fonte: INAPP, Indagine sugli esiti formativo-occupazionali dei percorsi IeFP e IFTS – anno 2018

 

Prova dell’alto grado di soddisfazione è che il 68% dei diplomati si riscriverebbe al corso senza alcun dubbio, seguito da una quota pari al 24% di intervistati che lo farebbe con molta probabilità.

In sintesi, i risultati della rilevazione, nel complesso molto brillanti, risultano particolarmente soddisfacenti per i diplomati, tra i quali il tasso di occupazione supera il 69%, oltrepassando di quasi 7 punti quello dei qualificati. Come si è visto, le performance migliori sono nuovamente riferite ai qualificati presso i Centri accreditati, con un distacco di 10 punti sul dato degli Istituti Scolastici. Si tratta di un fenomeno solo in parte attribuibile alla frequente prosecuzione, in sussidiarietà integrativa, nei percorsi quinquennali. Anche tra i diplomati, infatti, in sussidiarietà complementare, dove i percorsi sono terminali come quelli dei Centri, si registra un gap di 5,3 punti a vantaggio dei giovani che provengono dalle Istituzioni formative accreditate.

 

Note

[1] Nel dettaglio: 3 corsi in Abruzzo; 9 in Campania; 65 in Emilia‐Romagna; 20 in Friuli‐Venezia Giulia; 78 in Lombardia; 20 in Toscana; 12 nelle Marche

 

 

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