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Esiste una singolare analogia tra la fine del 2006 e la fine del 2007. Non possiamo dimenticare come il 2006 terminò lasciandoci non pochi interrogativi.
Questioni fondamentali che interpellarono il profondo della nostra coscienza.

Nell’arco di due settimane, due casi lacerarono la coscienza di non poche donne e uomini di tutto il mondo: il deliberato proposito di Piergiorgio Welby di porre fine alla sua vita e l’esecuzione della pena capitale del dittatore iracheno Saddam Hussein.
In apparenza due casi estremamente diversi. Ciononostante, a guardar bene, non si possono negare alcune inquietanti similitudini che farebbero emergere l’incoerenza della posizione assunta da certi politici nostrani impegnati nella richiesta di vedere regolamentato dallo Stato il diritto di darsi la morte e di dare la morte ad un nascituro e, parimenti, in prima linea nella contestazione della pretesa statale di dare con sentenza la morte ad un uomo.
Alla fine del 2007 un simile grave cortocircuito antropologico è stato evidenziato da Giuliano Ferrara, che ha proposto una moratoria sull’aborto, e dal Card. Ruini, il quale ha invitato anch’egli i politici italiani a porsi un tale problema.
Alla base vi sarebbe la consapevolezza che tanto la pena di morte quanto l’aborto siano figli di una concezione dell’azione politica che esalta il ruolo dello Stato come ente che regolamenta la dimensione etica delle persone. In discussione è la pretesa tutta di matrice illiberale ed assolutistica che un’élite politica e culturale possa innalzarsi a “vertice sintetico” e decidere per editto quando un’esistenza non meriti più di essere vissuta.
Si tratta evidentemente di una “zona grigia” che investe problematiche di carattere etico che non possono essere risolte per via legislativa, senza ledere la sensibilità e i principi che animano l’esistenza di tante persone.
Tuttavia, in Italia non c’è un problema d’ingerenza delle gerarchie vaticane in merito alla discussione sui diritti civili e sul tema della dignità etica della politica. Il fatto è che in Italia esistono ancora laici che professano la fede cattolica e che intendono far sentire civilmente la loro voce nell’arena pubblica, ed in quanto cittadini – laici o ecclesiastici – hanno tutto il diritto di farlo.
In quanto laici cattolici siamo contro l’aborto, l’eutanasia e la pena di morte. In tal senso rivendichiamo il diritto di poter esprimere e manifestare pubblicamente e liberamente la nostra prospettiva antropologica: in qualità di magistrati, intellettuali, impiegati, operai o politici. Una prospettiva che, ponendo al centro e sopra ogni cosa la trascendente dignità della persona umana, accoglie con pari sdegno tanto la richiesta “illiberale” che lo Stato disciplini innegabili forme di suicidio e di omicidio di bimbi non ancora nati, quanto la pretesa dello Stato di emettere sentenze di morte.
Non l’opportunità politica, ma la convinzione della sacralità della vita ci spinge a guardare con lo stesso orrore tanto l’azione politica a favore dell’eutanasia, dell’aborto e dell’uso delle cellule staminali embrionali, quanto la decisione di rendere esecutiva una condanna a morte.
Troviamo contraddittorio e strumentale rivendicare il diritto alla disobbedienza civile, affinché lo Stato intervenga e legiferi a favore dell’eutanasia e dell’aborto, e nel contempo invitare ad uno sciopero della fame e della sete mondiale affinché lo stesso Stato non si arroghi il diritto di dare la morte per sentenza.
Siamo coerentemente a favore della vita e crediamo che lo Stato non debba mai interferire nelle questioni di vita e di morte, se non per promuovere e difendere la vita. Aborto, eutanasia e pena di morte: storie diverse, accomunate dal dramma e dal mistero della morte. Storie diverse che l’azione politica rischia di far precipitare nell’incoerente, indistinta, incolore e barbara morte di Stato.
A tal proposito proponiamo che i politici italiani considerino le seguenti proposte avanzate dal Sen. Rocco Buttiglione per una revisione della Legge 194:
a.     Interdizione dell’aborto dopo la ventesima settimana di gravidanza.
b.     Autopsia sui feti abortiti sulla base di diagnosi prenatali che denunciano gravi malformazioni e comunicazione al Parlamento della statistica dei casi in cui la diagnosi prenatale è risultata errata.
c.     Informare in modo adeguato sulle effettive possibilità di riabilitazione e recupero dei bambini affetti da malattie congenite.
d.     Migliorare il livello di sostegno alle famiglie con bambini affetti da malattie congenite invalidanti.
e.      Migliorare le misure di sostegno alle madri che scelgono di non abortire.
Mi si consenta una considerazione conclusiva. La politica invita i cittadini a prendere posizione, a metterci la faccia, a “parteggiare” per l’uno o per l’altro. Ebbene, se proprio un discrimine deve esserci che sia almeno una determinata visione dell’uomo, quella prospettiva antropologica: “immagine visibile del Dio invisibile”, che per i cristiani rappresenta un segno di contraddizione ed una autentica vocazione civile.
 

rn

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