La questione del Ponte sullo stretto è materia politica da qualche anno. Si riaccende a ogni tornata elettorale altalenando tra semplicistiche dichiarazioni sulle splendide e progressive sorti, cui l’imponente opera condurrebbe, e apocalittiche contestazioni di marca ecologistica.

Come al solito in Italia il realismo è cosa sconosciuta. Basterebbe aver fatto esperienza delle vie di comunicazione interne al territorio isolano per capire che questo dibattito sulla “mega-infrastruttura” ha tratti davvero pirandelliani. Non serve nemmeno addentrarsi in tecniche analisi geomorfologiche e ambientali per capire come l’intera questione risulti più utile agli slogan da campagna elettorale, che a piani di sviluppo lungimiranti e seri.
 
Nel profondo sud siciliano, pensare alla messa in cantiere di un’idea così evocativa, quanto bizzarra, pare davvero esser cosa da esperimento mentale. L’Isola è tra le regioni italiane (e non solo) quella che vanta il primato della rete stradale peggiore. Un solo esempio: la statale Palermo – Agrigento è talmente inadeguata e pericolosa da avere la percentuale europea maggiore d’incidenti mortali su base annua (primato che resiste da anni!). Per non parlare della situazione dei collegamenti ferroviari: 5 ore da Palermo a Catania! 6-7 ore da Siracusa a Trapani. Insomma roba da paese post-coloniale. Se invece affrontiamo il tema del razionamento delle risorse idriche, si viene a conoscenza di notizie tragicamente sorprendenti. Alcune zone delle province di Agrigento e Caltanissetta, nel periodo estivo, hanno turni di distribuzione dell’acqua che variano dai 4 ai 15 giorni. Capita di vedere numerosi turisti tedeschi, venuti ad ammirare la bellezza della Valle dei Templi, allibiti dall’inaspettato rituale di file rissose e colorite di cittadini che fanno il turno per prelevare l’acqua dalle fontane pubbliche. Per non dire poi delle centinaia di opere che aspettano il completamento da decenni; o dello stato di mancato sviluppo della rete portuale (perché mai un’isola, che non valorizza il trasporto marittimo, dovrebbe puntare su quello gommato è domanda senza risposta plausibile).
Crediamo davvero che la questione del Ponte possa razionalmente porsi di fronte a tale bizzarro scenario? Sarebbe come avere un diamante da 10 carati al dito ed esser vestiti di stracci. Basta venire in questa bella e martoriata terra per cogliere queste sensazioni di stupore quando il politicante di turno propone una nuova primavera siciliana partendo dall’annuncio di questa nuova epopea del calcestruzzo.
            Ciò che in queste brevi battute vogliamo dire è che l’affare del Ponte non può certamente essere questione principale né impellente se non si risolvono altre emergenze. Come al solito è questione di buon senso, ma l’Italia è piena di contraddittori dibattiti campati davvero in aria.
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