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C’è chi pensa che alzando il ponte levatoio e chiudendosi al sicuro nel proprio castello sia possibile "immunizzarsi" dai problemi sociali che ci circondano e con grande frustrazione scopre che i problemi tornano sempre a galla.

C’è chi invece di alzare ponti si appassiona a costruirli, si coinvolge e cerca di analizzare e risolvere le questioni alla radice.
Per fare un esempio concreto riporto quasi interamente le parole del comunicato stampa di Sergio Marelli presidente dell’associazione delle ONG italiane in occasione della costituzione del tavolo di lavoro sulla Romania
 
“Le espulsioni dei rumeni avvenute in queste settimane – sostiene Sergio Marelli, Presidente Associazione ONG italiane – sono solo la punta di un iceberg di un fenomeno esteso, che riguarda migliaia di minori romeni, molti dei quali emigrati da un paese che non ha dato loro le condizioni per un futuro dignitoso. Occorre prendere atto che nell’Est europeo, e dunque anche in Romania, è cresciuta una generazione di bambini senza famiglia e quindi di persone senza riferimenti, vissute negli internat, gli orfanotrofi statali rumeni o in centri di accoglienza, senza possibilità di realizzarsi come individui”.
 
La preoccupazione espressa dall’Associazione delle Ong viene sostenuta dai primi dati resi noti di un rapporto di Unicef Romania sulla situazione dei diritti dell’infanzia nel paese: una situazione preoccupante che mette in luce il disagio e la realtà sociale del paese. I dati sono allarmanti: sarebbero oltre 74mila i minori fuori dalla famiglia che vivono in orfanotrofio o in stato di accoglienza temporanea in Romania (dati del Servizio Pubblico Specializzato per la Protezione del Bambino al 31 gennaio 2007) mentre, in Italia, i minori rumeni non accompagnati sono circa 1500, gran parte dei quali vivono a Roma.
 
Le responsabilità di questo fenomeno – continua Marellisono da imputare anche alle attuali politiche sociali dimostratesi inadeguate verso l’abbandono minorile. Gli strumenti quali: i reinserimenti familiari, il ricorso alle assistenti maternali, le adozioni nazionali, i timidi programmi per i care-leavers, cioè il sostegno ai giovani usciti dagli istituti al compimento della maggiore età, sono stati utilizzati in modo approssimativo ed insufficiente con risultati estremamente modesti.
Risultato: l’80% dei giovani che escono dagli internat o dai centri di accoglienza, già voluti dal dittatore Ceausescu, diventano inevitabili vittime della criminalità organizzata, come dimostrato da alcune ricerche condotte da Ong. Questi giovani, in buona parte, emigrano ed arrivano in Italia adesso come cittadini europei”.
 
Non c’è bisogno credo di ulteriori commenti. Due sono le cose più urgenti da fare. Sostenere con risorse umane e finanziarie le iniziative delle ONG già impegnate sul campo nel finanziamento e nella gestione di case-famiglia e di tutte le altre iniziative volte a togliere i bambini dalla strada (spero di non dimenticare nessuno citando il Quadrifoglio, GVC, CESVI, GRT, Parada, Amici dei bambini ma ognuno può informarsi da sè). Portare il problema nella sua interezza in sede europea per arrivare ad una trattativa tra la UE e la Romania sulla ripartizione degli oneri dell’intervento sociale necessario per risolvere la questione. 
Gettare ponti, coinvolgersi e cercare di risolvere i problemi è molto più appassionante che illudere di “immunizzarsi”. Non ci può essere vera sicurezza senza intelligenza politica, impegno e solidarietà.
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