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I volontari in servizio civile sono coinvolti in un processo formativo da quando sono “candidati" fino ad almeno un anno dopo la fine di questa esperienza. Negli ultimi anni abbiamo sperimentato un particolare approccio alla formazione dove la conoscenza è una costruzione condivisa di concetti e temi ma anche realizzazione di prodotti concreti

Il nostro punto di osservazione della formazione dei volontari di servizio civile è quello di una psicologa dell’educazione e di un formatore che da molti anni si impegnano con i volontari delle Acli, soprattutto in servizio all’estero, in tutto il processo di selezione, formazione, accompagnamento e uscita dal servizio medesimo. Le nostre considerazioni non possono rendere la ricchezza di questo impegno e delle conoscenze che questi volontari hanno lasciato a noi e alle Acli.

I volontari in servizio civile sono coinvolti
in un processo formativo da quando sono “candidati al servizio civile” e fino ad almeno un anno dopo la fine di questa esperienza.

Molti sono i momenti formativi. Ne mettiamo i evidenza i principali:

la compilazione della domanda pone i candidati di fronte al tema: “comunicare con estranei attraverso un codice ufficiale (quello del bando) ed un linguaggio formale (quello amministrativo)”. Questo compito non è sempre facile e di immediata comprensione

la compilazione del questionario di ingresso e di uscita

il colloquio di selezione, orientamento e confronto per focalizzare se le aspettative, competenze e motivazioni del candidato hanno corrispondenza con il progetto e l’Ente di attuazione; non di rado il colloquio, più che essere il momento del “sì e del no” dell’ente, viene condotto in modo da aiutare il candidato per primo a dire dei sì e dei no rafforzando la propria scelta, o viceversa convicendosi della necessità di cambiare percorso (“…ma veramente lei dice che il progetto si occupa di anziani in condizione di povertà ed emarginazione?” Uhm…sa perché allora guardi penso di aver sbagliato progetto”)

la formazione generale, condotta nella comunità di apprendimento, viene realizzata riunendo i volontari in gruppi e seguendo il programma delle linee guida di formazione, utilizzando esperienze, testimoni e facendo riferimento a temi di attualità (come parlare di pace, in questo momento storico, se non incontrandone i protagonisti? Come parlare di accoglienza e integrazione, senza trattare del terrorismo e delle paure diffuse in Europa?). Assume particolare rilevanza in questo contesto riprendere i temi della Difesa della Patria e della costruzione di solidarietà sociale come difesa dei valori della Repubblica. Per molti volontari è la prima occasione per rendersi consapevoli di valori che incarnano ma di cui non hanno piena conoscenza

la formazione specifica, che si svolge a diretto contatto con gli operatori locali di progetto, e che pone i volontari di fronte a domande, a volte ‘scottanti’: quali sono le cose che io so veramente fare? E quali, pur essendo utili ed importanti, non sapevo nemmeno che fosse utile saper fare? Le competenze di vita – integrità, onestà, autenticità – non vengono considerate competenze indispensabili anche nel luogo di servizio ed emergono nella consapevolezza dei volontari dopo alcun mesi di servizio. Lo stesso vale per le competenze trasversali

il monitoraggio, che costringe i volontari a porsi di fronte al tema: come comunicare la realizzazione di azioni, azione per azione, presenti nel testo di progetto? Come esprimere ciò che ho imparato, al di là del vissuto emotivamente caldo?

l’orientamento finale, quando ormai l’operatore locale di progetto, oltre che maestro, è divenuto quasi un familiare del volontario/volontaria che si impegna e ingegna a suggerire strade per il futuro.

Negli ultimi anni abbiamo sperimentato un particolare approccio alla formazione specifica mutuato dal progetto “KNORK – Knowledge and Work – (Sapienza Università di Roma). La comunità/classe (learning community) durante e dopo la formazione si impegna a realizzare un prodotto utile e interessante utilizzando conoscenze proprie del curricolo di studi, sia proprie dell’Ente. L’idea è che la conoscenza sia anche una costruzione condivisa di concetti e temi e che trovi una facilitazione nella realizzazione di prodotti concreti ed utili.

Per realizzare il prodotto viene sollecitato l’impegno individuale accordato ad un lavoro di gruppo e ad un obiettivo condiviso. Si utilizzano strumenti propri del nostro tempo come internet e prodotti digitali per costruire, in modo collaborativo, oggetti che saranno poi utilizzati da altri volontari o da un committente.

Spesso tale formazione valorizza le tecnologie ed i dispositivi già conosciuti dai volontari (come se si trattasse di un sistema BYOD, Bring Your Own Device) in uno scambio di conoscenze ed innovazione tra volontari ed ente, impensabile fino a qualche anno fa e nello stesso tempo li costringe ad imparare da capo, proprio per poter entrare in contatto con chi di tecnologia e dispositivi a volte non conosce nemmeno l’esistenza (i nostri associati e gli Enti usano ancora la lettera cartacea, la cartolina postale, il bigliettino di ringraziamento..).

Nel progettoCosì lontani, così vicini” a servizio degli Italiani all’estero i gruppi di volontari hanno concretamente utilizzato competenze e conoscenze per realizzare oggetti da loro stessi rintracciati nel progetto medesimo come effettivamente utili e usufruibili agli italiani all’estero:
– le guide per conoscere e vivere in città per i nuovi migranti;
– la trasmissione di piu’ di 20 puntate web realizzate da Italian Radio sul SCN;
– il video “collettivo”, dall’Australia all’Argentina, passando per l’Europa denominato “Perché restare” dalla poesia di Giorgio Caproni, dedicato ai giovani italiani under 35 emigranti;
– le guide per “chi verrà dopo di noi” (se i progetti verranno approvati!!)
– la guida ai referendum, per coinvolgere gli italiani residenti all’estero;
– le pagine face book multilingue.

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