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Le elezioni di domenica 26 maggio rappresentano un appuntamento da non mancare. Le ACLI invitano tutti a votare in maniera responsabile e consapevole, perché i cittadini non sono semplici utenti, bensì soggetti responsabili e solidali che in piena autonomia collaborano con l’amministrazione nel perseguimento dell’interesse generale, nella cura del bene comune. Le ACLI propongono una maggiore attenzione a tutte le realtà territoriali legate Terzo settore e alla società civile, fondamentali per creare nuovi spazi educativi e formativi, affinché si lavori insieme per far funzionare sempre meglio le amministrazioni locali

“Oggi l’Unione Europea ha bisogno di riscoprire il senso di essere anzitutto comunità di persone e di popoli consapevole che «il tutto è più della parte, ed è anche più della loro semplice somma» e dunque che «bisogna sempre allargare lo sguardo per riconoscere un bene più grande che porterà benefici a tutti»”(Papa Francesco, 24 marzo 2017)

Le amministrazioni comunali non sono il terminale periferico dello Stato-ordinamento, ma sono la prima istituzione rappresentativa delle comunità di vita che animano e compongono la nostra Repubblica. È, quindi, quanto mai necessario che il Comune sia in condizione di poter rappresentare al meglio la propria collettività, di poterne curare gli interessi e promuoverne lo sviluppo”(Sergio Mattarella, Discorso tenuto all’Assemblea dell’ANCI, 23-10-2018)

 

L’Europa dei comuni e dei cittadini

Tra pochi giorni i cittadini dei 28 Stati dell’Unione Europea, saranno chiamati alle urne per decidere il futuro dell’Europa. Un appuntamento che potrebbe segnare un punto di svolta nel percorso democratico e istituzionale del continente e del nostro Paese. Parallelamente in Italia 3.865 municipi, quasi la metà dei Comuni del Paese, rinnoveranno le proprie amministrazioni. Per questo motivo rivolgiamo a tutti i cittadini italiani un appello al voto in modo da esercitare questo diritto fondamentale che rimane un imprescindibile esercizio di democrazia. Le ACLI nazionali, nel mese di febbraio, hanno lanciato un manifesto dal titolo Together we stand, divided we fall, che introduce una proposta politica per ridare all’Europa un’anima di pace, di lavoro e di uguaglianza.

Crediamo fortemente che il destino dell’Unione europea sia legato alle autonomie locali, alla loro capacità di sorreggere, rianimare e rilanciare il processo di integrazione politica, di irrobustire le fondamenta democratiche su cui poggia la costruzione istituzionale dell’Unione, di alimentare la diffusione e l’esercizio della cittadinanza europea. Il futuro delle autonomie locali dipende anche dall’Unione europea, dal contributo delle istituzioni europee al rafforzamento delle garanzie dell’autonomia rispetto all’istituzione statale, dal sostegno alla loro emancipazione, dalla tutela statuale (ed oggi regionale). Con il loro carico di politicità, di rappresentatività e partecipazione gli enti locali, in quanto istituzioni democratiche di base, possono contribuire ad attenuare il deficit democratico delle istituzioni europee. In questo senso le proposte che emergono nel dibattito sul regionalismo differenziato sembrano poco coerenti con l’idea di interpretare l’autonomia come volontà di dare omogeneità nella differenza. Non vorremmo che il riconoscimento delle differenze si traducesse in progressive diseguaglianze.

Animare la città: una scelta di fondo

Le ACLI e la loro rete di servizi, associazioni specifiche e imprese sociali, con le loro capillari strutture territoriali sono presenti tra la gente, ascoltano le domande dei cittadini e rispondono ai loro bisogni, sempre variegati e crescenti, realizzando progetti e iniziative, fornendo servizi a milioni di persone. Questa esperienza, che dura da settantacinque anni in così tante comunità della nostra repubblica, ci porta a dire che i comuni sono ancora la spina dorsale del nostro Paese, la realtà di base deputata a rispondere ai bisogni delle persone. I quasi ottomila comuni italiani sono i luoghi privilegiati di prossimità, dove le istituzioni hanno a che fare con la vita concreta delle persone. Siamo consapevoli delle difficoltà ad assolvere questo compito. Non sempre i servizi raggiungono standard accettabili, non sempre si riesce a rimuovere gli ostacoli che producono diseguaglianze oppure scoraggiano la partecipazione.

La crisi economica e i tagli statali alle risorse, hanno ridotto i margini di bilancio, compromettendo fortemente il sistema di welfare locale sempre più in balia di una spesa pubblica fatta di misure spot e frammentate. A farne le spese sono in particolare le periferie e i piccoli centri dove si annidano i problemi, e dove è difficile programmare il futuro se manca il necessario per il presente. Nelle periferie spesso manca il “buono” ma anche il “bello” (dalle cose scontate come strade senza buche, ai cassonetti puliti), specchio di questa società che scarta. Per questo vogliamo fare la nostra parte e crediamo che il Terzo settore e le diverse realtà della società civile in questi anni abbiano dato un rilevante contributo e possano continuare a darlo, aiutando i comuni a svolgere bene il loro compito.

Animare la città che lavora

Crediamo che la città debba diventare un luogo generativo di forme e modalità di lavoro rispettoso della dignità umana e dell’ambiente, che possa essere il luogo dove sperimentare i 4 attributi del lavoro che papa Francesco ha indicato: un “lavoro libero, creativo, partecipativo e solidale”, che dia la possibilità all’essere umano di esprimere e accrescere la sua dignità. Attorno al lavoro, come alla sua qualità ed alla sua mancanza, si raccoglie un cambiamento della condizione umana e delle relazioni di convivenza.

Oggi aumentano le situazioni e le forme di precarietà, soprattutto per i giovani e le donne, nonché il numero di lavoratori con redditi inadeguati (working poor). Il lavoro interessa i percorsi identitari, il rapporto con il tempo, le relazioni tra generazioni e generi: per questo va tutelato, sostenuto e promosso proprio a partire dai contesti locali, attraverso l’applicazione di misure idonee ad aiutare la conciliazione tra famiglia e lavoro, i servizi per gli anziani, i disabili, i non autosufficienti, le famiglie con bambini piccoli, le donne che lavorano. A tal proposito, crediamo inoltre sia necessario dare maggiore tutela e riconoscimento al lavoro di cura realizzato dal privato sociale verso gli anziani, i disabili e i minori, anche attraverso l’istituzione di albi comunali. Vanno inoltre pianificate efficacemente la manutenzione delle strade e il funzionamento dei servizi pubblici, che incidono molto sulla qualità della vita.

Una città che lavora valorizza anche i propri spazi culturali rendendoli facilmente fruibili e accessibili ai cittadini. Ma il salto di qualità sta nel promuovere le smart city, capaci di gestire in modo innovativo le risorse economiche e ambientali, le politiche abitative e i trasporti, le relazioni tra le persone e i metodi di amministrazione, assumendo la persona e la famiglia come punto focale. In questa prospettiva la tecnologia può essere una occasione che aiuta ad umanizzare. In particolare crediamo si debbano sviluppare nelle nostre città alcune esperienze come il coworking, per diffondere luoghi di incontro in cui creare sinergie e fare networking soprattutto tra giovani e donne. Animare una città che lavora significa inoltre investire sulle politiche di sviluppo per creare lavoro attraverso la programmazione strategica incentrata sulla cooperazione tra istituzioni, parti sociali e mondo del Terzo settore. Solo così sarà possibile fare strategie condivise, guardando alla pianificazione urbanistica e ai patti partecipati di sviluppo sostenibile locale che individuino vocazioni produttive e innovative e leghino dimensione economica e sociale.

Animare la città che include e accoglie

La città è un progetto che nasce dalla volontà di vivere insieme, radicato nella storia, e aperto alla speranza. Deve essere il luogo privilegiato dove ricomporre le relazioni, coniugando libertà e solidarietà. La storia delle nostre città si fonda su una cultura delle differenze, che ha fatto dell’accoglienza un suo elemento fondativo. Le diverse società, i diversi mondi e le esperienze presenti nella città possono accogliersi reciprocamente dando anche la possibilità ai nostri borghi e ai nostri comuni di ripopolarsi grazie alla presenza di migranti che possono trovare nel nostro Paese una seconda casa.

È fondamentale promuovere esperienze di cooperazione di comunità o in periferie urbane per fare economie di scala mettendo insieme servizi pubblici e attività private differenti in un’unica organizzazione, vocata ad attivare la partecipazione dei cittadini e a redistribuire il valore aggiunto prodotto a favore della comunità locale. Anche le città e i comuni di area vasta devono proporre una politica di welfare in una logica di coprogrammazione partecipata, che valorizzi il ruolo dei differenti soggetti di Terzo settore e del non profit e intercetti la spesa privata e familiare, dentro una programmazione pubblica che la renda più equa ed efficace. Il sistema di welfare deve servire a ri-legare, a svolgere un ruolo di sartoria sociale, per rispondere a vecchi e nuovi bisogni. Il welfare delle nostre città deve essere promozionale e non assistenziale, attento ad includere chi è in difficoltà, per dare dignità e fiducia. È necessario, per superare la logica dell’emergenza, che le città si dotino di piani sociali pluriennali, fondati su 4 pilastri:

  1. Centralità delle politiche sociali che devono essere considerate un investimento e non un costo e quindi cifra della buona politica. Il welfare comunitario è una condizione dello sviluppo e non un ammortizzatore.
  2. Interdipendenza ed integrazione delle politiche sociali con gli altri ambiti delle politiche, al fine di superare una logica settoriale per mettere costantemente in relazione le varie parti in una visione sistemica. In questa prospettiva è necessario pensare ad interventi – come in passato è avvenuto con la 328/2000 e più recentemente con il Rei – che rafforzino l’integrazione tra politiche attive del lavoro, dell’istruzione e della formazione professionale e politiche della salute e sociali per sostenere i comuni nella loro azione quotidiana.
  3. Valutazione dell’impatto che tutte le politiche producono sui destinatari (anziani, giovani, famiglie, disabili) evitando così interventi che non rispondono ai bisogni reali.
  1. Sussidiarietà,

pienamente agita al fine di valorizzare i corpi sociali, quali coprotagonisti del nuovo modello di welfare, e per contrastare una politica della disintermediazione I comuni, sempre meglio se consociati in area vasta, possono inoltre fare anche molto sul terreno della promozione e della prevenzione della salute e della qualità della vita. Da questo punto di vista il contrasto al gioco d’azzardo è un imperativo prioritario

Animare la città sostenibile

A livello europeo si parla da molti anni di città sostenibili. Già nel 1994 ad Aalborg, in Danimarca, i partecipanti alla Conferenza europea sulle città sostenibili hanno siglato la “Carta delle città europee per uno sviluppo durevole e sostenibile”. Più recentemente il Parlamento Europeo ha approvato il pacchetto di misure relative al riciclo dei rifiuti. Ma l’economia circolare, sebbene comprenda anche gli aspetti del riciclo, ha una portata ben più ampia. La prospettiva culturale che muove l’idea di realizzare città sostenibili è quella dell’ecologia integrale di papa Francesco che ci consente di “riagganciare dimensione finanziaria e dimensione economica dei processi produttivi, restituire il ruolo di programmazione strategica alla politica, convertire in senso sostenibile tecnologie e processi produttivi ed urbani, sostenere il protagonismo sociale delle persone e delle organizzazioni…”.

Crediamo che l’economia circolare rappresenti una grande opportunità per ripensare lo sviluppo sostenibile delle nostre città, per passare da un’economia basata sul consumo e sull’idea dell’usa e getta (economia lineare) ad una in cui i prodotti devono essere riutilizzabili e riparabili. In questo ambito particolare attenzione riveste il recupero delle eccedenze alimentari ai fini della solidarietà, facilitato anche dalla legge 166/2016, che prevede semplificazioni burocratiche e sgravi fiscali a favore di chi dona eccedenze alimentari per fini di solidarietà; pertanto è auspicabile che i comuni si avvalgano della facoltà, prevista dalla legge, di ridurre la tassa sui rifiuti (Tari) alle imprese che documentano le donazioni. Un modo questo per trasformare gli scarti in risorse, producendo un valore ambientale, economico, sociale, relazionale, responsabilizzando imprese, istituzioni, società civile e cittadini.

L’economia circolare, in sintesi, permette un nuovo paradigma economico che introduce rilevanti cambiamenti dell’attuale sistema produttivo non solo europeo ma anche internazionale. Animare la città sostenibile significa anche sostenere e diffondere la mobilità green, la tutela dell’ambiente e la raccolta differenziata, incentivando anche innovative start up locali. Animare la città sostenibile significa inoltre scoraggiare l’utilizzo del territorio come scorciatoia di salvataggio dei conti comunali. Lo stop al consumo di suolo insieme a una più forte lotta all’abusivismo edilizio deve essere rivendicato con forza nei programmi elettorali.

L’amministrazione condivisa come nuovo paradigma del governo locale

Un voto responsabile, consapevole, che premia programmi attenti alla sostenibilità (sociale, economica e ambientale) è fondamentale. Ma è solo un primo necessario passo. La nostra Costituzione ci invita ad esercitare anche altri diritti e responsabilità. L’art. 118 (ultimo comma) della Costituzione recita: “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”. Questo articolo è molto importante perché riconosce che, quando i cittadini si attivano, non sono semplici utenti o amministrati bensì soggetti responsabili e solidali che, in piena autonomia, collaborano con l’amministrazione nel perseguimento del bene comune. Ancora troppi cittadini forse non hanno compreso che è giunto il tempo di assumersi la responsabilità della cura dei beni comuni materiali e immateriali, dei luoghi in cui viviamo, dando sostanza al principio di sussidiarietà.

È necessario quindi con decisione seguire il modello dell’amministrazione condivisa. L’idea di base è che l’ente locale non può più ritenersi l’unico soggetto titolato a governare il processo di sviluppo. Piuttosto, l’ente locale deve coinvolgere i cittadini e le organizzazioni della società civile in un unico processo in cui tutti gli attori concorrono al medesimo fine. In questa prospettiva vanno sviluppate idee e pratiche che si ispirano alle teorie della democrazia deliberativa e partecipativa.

Appello al voto

La doppia tornata elettorale è un appuntamento da non mancare.Le ACLI invitano tutti i cittadini e le cittadine a votare e a far votare in maniera responsabile e consapevole, perché la partecipazione è importante e garantisce la giusta attenzione al dibattito pubblico sul futuro delle città. Le ACLI invitano a votare candidati attenti ai temi che abbiamo richiamato e che siano credibili, competenti e indirizzati al Bene Comune.

 

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