Il viandante arriva e parte, lo straniero arriva e diventa parte sociale. Il viandante chiede il permesso di passare, lo straniero il permesso di soggiornare. Lo straniero, come spiega con semplice profondità Georg Simmel, è allo stesso tempo interno ed esterno, è vicino e lontano nello stesso spazio. Per questo il rapporto con lo straniero è problematico in ogni società […]

Il viandante arriva e parte, lo straniero arriva e diventa parte sociale. Il viandante chiede il permesso di passare, lo straniero il permesso di soggiornare. Lo straniero, come spiega con semplice profondità Georg Simmel, è allo stesso tempo interno ed esterno, è vicino e lontano nello stesso spazio. Per questo il rapporto con lo straniero è problematico in ogni società e in ogni era: lo straniero mette alla prova la tenuta sociale di ogni civiltà. Quelle troppo coese espellono il diverso, come un anticorpo: almeno lo mettono in quarantena, lo separano. Le società troppo frammentate, che dentro tengono tutto e il contrario di tutto, lo segmentano in un coriandolo sociale tra i tanti, senza preoccuparsi di integrare. Nel mezzo ci sono tutte le altre società, quasi tutte (Italia compresa), a cercare un dignitoso equilibrio tra il voluto e il non voluto.

Lo straniero, in termini etimologici, richiama lo strano e l’estraneo. Per questo fa molto bene Antonio Nanni a scegliere Terenzio (“Nulla io trovo che mi sia estraneo”) per ispirare una civiltà che accetti le diversità etniche, culturali, religiose, sessuali e di capacità: l’uomo può guardare anche da altri punti di vista. Non a caso Nanni cita anche la cultura popolare di Robinson Crusoe e Venerdì, del L’attimo fuggente, che insegnano a superare un’ignoranza che altro non è se non il guardare sempre dallo stesso punto di vista. Il concetto di straniero possiede molte accezioni e molte relazioni. Carmelina Chiara Canta ci parla della famiglia religiosamente “plurale” come forma di integrazione e dialogo. Stefano Semplici ci introduce alla figura dello straniero morale, così come tratteggiata da Engelhardt jr.; “In rete” si troveranno i contributi sul concetto di straniero sul piano filosofico e psicologico. Rapportarsi con ciò che è “straniero”, oggi, è rapportarsi con molte realtà eppure con un unico mondo. È complesso. E ad illustrarci altra complessità ecco il pezzo di Maddalena Colombo sulla realtà di mixité: tra pochi anni sarà assai difficile distinguere le diverse provenienze solo in base al passaporto…

Quali vie d’uscita? C’è da capire come addomesticare la figura dello straniero. Può il diritto trasformare lo straniero in cittadino? Vincenzo Antonelli illustra le tecniche a disposizione: lo jus soli, lo jus sanguinis, lo jus culturae, il matrimonio… Tutti modi per trasformare lo straniero in cittadino, a partire dal criterio che informa la cittadinanza (solo il sangue? Basta il sangue per essere cittadini? Buoni cittadini?). Per questo cogliamo l’occasione per dare spazio al successo della campagna L’Italia sono anch’io, che lancia una nuova campagna, L’Europa sono anch’io. Antonio Russo le ricorda entrambe, aprendo al concetto di portabilità dei diritti in tutto lo spazio europeo, abitato da oltre 33 milioni di stranieri…

Rapportarsi con lo straniero chiede, ce lo ricorda Antonio Nanni, sia un approccio complesso sia una particolare capacità, il decentramento, ovvero il sapersi mettere nei panni degli altri accettando di essere diversi. Non a caso Stefano Semplici ci ricorda, con saggezza, che siamo sempre stranieri di qualcun altro, altri di altri: tutti ugualmente diversi. Unico e diverso come lo è ognuno di noi.

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