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Dopo decenni di abbandono della campagna, legittimato dallo scontro ideologico con la “città”, simbolo di modernità, ecco riemergere l’agricoltura. Questa resurrezione avviene attraverso alcuni fatti che assumono alcuni nomi, come (ad esempio) green economy, bioagricoltura, agricoltura social, nuova civiltà rurale e altro ancora. La tenuta del settore agroalimentare, la crescita degli occupati, Expo e… La prova del cuoco fanno il […]

Dopo decenni di abbandono della campagna, legittimato dallo scontro ideologico con la “città”, simbolo di modernità, ecco riemergere l’agricoltura. Questa resurrezione avviene attraverso alcuni fatti che assumono alcuni nomi, come (ad esempio) green economy, bioagricoltura, agricoltura social, nuova civiltà rurale e altro ancora. La tenuta del settore agroalimentare, la crescita degli occupati, Expo e… La prova del cuoco fanno il resto. L’enciclica del Papa completerà e rilancerà ulteriormente l’interesse attorno alla terra collegandolo ad un tema che finora pareva culturalmente confinato tra i Verdi: l’ambiente. Ma detto questo, che significati intravediamo in questa agreste riscoperta? Cosa c’è dietro questa nuova ruralità? Quale messaggio ci consegna?

Partiamo anzitutto dai qualche fatto. Il settore primario, come ci spiega con competenza Maurizio Sorcioni, presenta degli indicatori economici positivi e offre concrete possibilità per svolgere un ruolo positivo nel Mezzogiorno d’Italia. Si tratta di concretizzare una politica di sviluppo che integri comparti economici quali l’agroalimentare, il turismo, la ristorazione, il patrimonio ambientale. Si tratta di agire attraverso una serie di leve – qui elencate – che possono avviare un certo tipo di sviluppo. Peraltro già esiste una politica agricola comunitaria (la Pac) che bene o male finanzia la crescita, ma con alcuni (e macroscopici) limiti: ecco il pezzo di Roberto Finuola che traccia un’interessante riflessione, tra realtà e possibilità.

Tra queste vi è il grande spazio che può rappresentare l’agricoltura sociale. Il chiarissimo articolo di Antonio Carbone ci offre una sintetica definizione di questa forma economica di socialità, legata alla promozione di azioni di inclusione sociale dei soggetti socialmente deboli, e ci aggiorna sulla situazione normativa nazionale e regionale. Ecco allora il pezzo di Filippo Pinzone e Orazio Rossi che – ancora in tema di agricoltura sociale – offre una breve analisi delle possibilità operative. Si tratta di una multifunzionalità che può perfino arrivare a creare nuove forme di welfare e a produrre nuovi beni relazionali. È con queste premesse che nel ritorno alla terra e all’agricoltura avvertiamo qualcosa di più di un modo di produrre o di assistere. E qui, allora, si apre un altro filone di pensiero, legato al senso di tutti questi fatti e, in molti casi, di queste esperienze. I quattro autori che seguono propongono quattro ispirati contributi da leggere tutti insieme come (passatemi la battuta) fertilizzanti di un nuovo modi di pensare la realtà attraverso la lente della terra.

Michele Zannini propone una lettura collegata alla nascita di un umanesimo rurale, così come la (sempre)… colta lettura di Marco Guzzi ci spinge al ripensamento di un nuovo umanesimo, così come cercherà di discernere il prossimo Convegno ecclesiale nazionale di Firenze. Fabio Mazzocchio ci parla di un’eco-sofia capace di ricostruire un legame tra la natura e l’uomo con la sua ansia di dominio della realtà. E infine Alfonso Pascale che, in un pezzo molto denso, riprende una dibattito antico sui rapporti di produzione, dato che l’economia rapace di questi anni ha ridotto la persona a termini avvilenti e, soprattutto, ha invertito l’ordine di priorità tra sviluppo e coesione sociale, ponendo il primo come premessa del secondo fenomeno (mentre si tratta di agire l’esatto contrario). Alla fine vi consigliamo di leggere l’intervista ad Andrea Olivero, dove molti di questi temi sono ripresi e ripensati, con l’idea di avviare un nuovo modello di sviluppo.

Come avrete osservato dalla quantità e dalla qualità degli articoli, poniamo al centro del nostro pensare un insieme di pensieri e di opere che hanno a che fare con la concretezza della terra. Costruire il bene comune, che è il compito che questo sito web s’impegna a realizzare attraverso un contributo culturale qualificato, può trovare un qualche riferimento decisivo proprio nella terra, nel territorio, nel borgo (come direbbe il nostro Piero Bargellini), nella natura che offre un nuovo rapporto allo straordinario sviluppo scientifico e tecnologico di questi tempi. Nella terra ci sono le radici. Ma noi avvertiamo in essa anche le radici di un nuovo umanesimo: le radici di una nuova idea del bene comune.

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