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La Dottrina Sociale della Chiesa chiede ai cattolici di testimoniare la bellezza della vita familiare ossia la bellezza del Vangelo, del rapporto filiale con Dio, della fratellanza con il prossimo. Chiede di affrontare il gender sul terreno concreto della qualità dell’esistenza e delle relazioni umane, offrendo contenuti e concetti che aiutano a mostrare le ragioni della fede cristiana senza temere il politicamente corretto e restando contemporaneamente aperti al dialogo e al confronto con tutti

Per spiegare il maschile e il femminile alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa, affrontando la cultura gender su un piano strettamente antropologico, basta un dato di realtà. La realtà dice che la diade maschio-femmina è la più antica del mondo. Ciascuno di noi nasce con uno o l’altro sesso, maschio o femmina. La scienza sta sempre più dimostrando questa caratterizzazione che riguarda non solo il corpo per la sua fisionomia ma anche il comportamento. Eppure, nonostante la scienza sia spesso utilizzata contro i temi cosiddetti “eticamente sensibili”, l’ideologia gender si mostra totalmente disinteressata al dato scientifico e forza la realtà per l’affermazione di un’idea.

L’idea di fondo del gender, nata sulla scia delle utopie ottocentesche, è che la differenza sessuale sia cagione di disuguaglianza. Come nell’Ottocento la questione operaia era diventato il cavallo di battaglia di chi voleva “rivoluzionare” il mondo con le idee, oggi lo è la questione omosessuale. La questione omosessuale è diventata questione sociale che parte da una motivazione giusta, la non discriminazione e la difesa del “sesso debole”, ma utilizza i mezzi sbagliati. Lo schema del gender è il seguente: per ottenere l’uguaglianza bisogna non esaltare la differenza, ma abbatterla. Il gender dunque si sovrappone al dato fisiologico, la differenza, per creare uno spazio vuoto tra il sesso e l’identità sessuale. Uno spazio vuoto che secondo questa ideologia ciascuno può riempire a suo piacimento, in barba a qualsiasi riferimento con la realtà.

La Dottrina Sociale della Chiesa come affronta questa ideologia? Intanto chiedendo ai cattolici di non mettersi sul piano di chi si difende da un attacco, peraltro così ben congeniato e prepotente. I cattolici non devono sentirsi una “riserva indiana”, non è quello che chiede Papa Francesco. Se l’ideologia gender vuole comprimere il dato naturale, la DSC vuole affermarlo. E lo fa essenzialmente agendo su due piani: quello culturale e quello spirituale. Sul piano culturale non si intende la sfida mediatica a colpi di frasi argute e motti felici, ma semplicemente andando a riscoprire le fonti. Le fonti della cultura cristiana, della sua antropologia che esalta la differenza sessuale, sono semplicemente il Vangelo e la pastorale familiare della Chiesa che sull’esperienza, e sulla catechesi di grandi pastori come Giovanni Paolo II, ha dato una risposta preventiva alla teoria del gender che mette al centro l’uomo come relazione (con Dio e i fratelli) e non l’uomo come semplice individuo.

Sulla famiglia la DSC guida alla riscoperta della primazia della fonte (basterebbe leggere Matteo 19). Il Magistero della Chiesa invita a tornare alla Genesi, da dove tutto è partito. E al Vangelo, da dove tutto è ri-partito. L’altra chiave di lettura offerta dalla DSC è spirituale. Si tratta di una spiritualità legata a doppio filo con la sofferenza: non possiamo far finta che la questione omosessuale non esista. Oltre ad essere un fenomeno sociale ormai diffuso, essa spesso diventa un fattore di sofferenza e disorientamento. Sofferenza per chi in qualche modo si sente discriminato. Disorientamento per chi in qualche modo si lascia confondere da quella che è diventata una moda del pensiero. Non a caso Papa Francesco chiede alla Chiesa di essere un “ospedale da campo”. Di non giudicare ma di accompagnare. Di essere un punto di riferimento anche per chi la pensa in maniera molto diversa e spesso si compiace della sua volontaria sordità. La Dottrina Sociale della Chiesa chiede ai cattolici, in definitiva, una cosa che dovrebbe risultare naturale: testimoniare la bellezza della vita familiare, che significa concretamente la bellezza del Vangelo, del rapporto filiale con Dio, della fratellanza con il prossimo.

La DSC chiede di affrontare il gender sul terreno concreto della qualità dell’esistenza e delle relazioni umane, offrendo contenuti e concetti che aiutino a mostrare le ragioni della fede cristiana, senza temere il politicamente corretto e restando contemporaneamente aperti al dialogo e al confronto con tutti.

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