Mentre mi accingevo a scrivere il mio editoriale ho appreso la notizia di un nuovo attentato a Londra. A un anno dagli attacchi di Bruxelles, ancora sangue sull’Europa. Al momento dell’attacco, nella Camera dei Comuni i parlamentari stavano discutendo della richiesta del parlamento scozzese di indire un secondo referendum sull’indipendenza. Dopo l’attacco, avvenuto nel pomeriggio, l’ex presidente della Commissione europea […]

Mentre mi accingevo a scrivere il mio editoriale ho appreso la notizia di un nuovo attentato a Londra. A un anno dagli attacchi di Bruxelles, ancora sangue sull’Europa. Al momento dell’attacco, nella Camera dei Comuni i parlamentari stavano discutendo della richiesta del parlamento scozzese di indire un secondo referendum sull’indipendenza.

Dopo l’attacco, avvenuto nel pomeriggio, l’ex presidente della Commissione europea Romano Prodi è intervenuto, in serata, ospite di Tv2000, commentando l’accaduto in modo molto lucido. “Ormai – ha detto – il terrorismo è diffuso e la polizia è importantissima per tutte le informazioni ma non riuscirà mai a domarlo se non c’è un’atmosfera di minor tensione, se non c’è pace e intesa sui grandi conflitti”.

Per Prodi, “una cooperazione tra le polizie e i servizi è importantissima ma ormai il terrorismo si è diffuso e interviene con strumenti sui quali la polizia ha ben poco da dire perché colpisce con persone al di fuori di ogni sospetto. Non vorrei – è la conclusione – che illudessimo la gente che con più polizia si evitano queste cose”.

Il punto chiave del ragionamento di Romano Prodi è chiaro: se in Europa e nel mondo non si costruisce un’intesa sui grandi conflitti non riusciremo mai a sconfiggere alla radice il fenomeno terroristico.

Ecco allora che la ricorrenza dei sessant’anni dalla firma dei Trattati di Roma del 1957 può diventare un appuntamento di grande importanza per il futuro dell’Unione Europea: una risposta che tutto il mondo attende. Ci auguriamo che il 25 marzo i leader europei si ritrovino a Roma non tanto per celebrare un evento del passato, quanto per tentare di porre le fondamenta di un rilancio del progetto dell’Unione, divenuto tanto più urgente dopo eventi come la Brexit, la crescita dei partiti euroscettici in diversi Paesi, l’elezione di Trump e i ripetuti attentati terroristici che colpiscono il cuore dell’Europa.

Come osserva Padre Giuseppe Riggio “il richiamo alla sovranità nazionale da parte di alcune forze politiche esercita una pressione potenzialmente disgregatrice rispetto al progetto della UE. La tensione che ne deriva potrebbe divenire particolarmente seria nel corso del 2017, (…) in Francia e in Germania – e forse in Italia – si svolgeranno elezioni importanti e dall’esito incerto. Se dovessero prevalere forze politiche dichiaratamente antieuropee e fossero attuati i loro programmi di uscita dall’euro o dalla UE, le conseguenze sarebbero difficili da immaginare per il futuro dell’Unione e dei singoli Stati” (in Aggiornamenti sociali marzo 2017).

Al di là dei toni e delle scorciatoie argomentative spesso utilizzate, le questioni sollevate dalle forze antieuropee pongono seri interrogativi al processo di integrazione, a cui crediamo sia necessario tentare di dare alcune risposte: l’Unione europea costituisce un beneficio per i cittadini europei? Oppure è semplicemente un intralcio e una delle cause delle difficoltà che imbrigliano l’azione dei Governi nazionali, rendendola poco efficace? Come è possibile rinnovare e rilanciare il patto fondativo che è alla base dell’UE? Che ruolo può avere il recupero delle radici cristiane? Come si possono riconquistare i popoli ad un progetto europeo volto al futuro e ad una missione di pace e di sviluppo sociale nel mondo? Perché il progetto di costruire un’unione politica dell’Europa rischia di fallire? Cosa sta minando il progetto dell’unione monetaria ed economica dell’Europa?

A queste domande hanno cercato di rispondere i diversi contributi che proponiamo.
Iniziamo con quello di Matteo Bracciali (Responsabile Dipartimento Internazionale Acli nazionali) che mette in evidenza come le sfide del futuro dell’Europa siano legate indissolubilmente: “mantenere la pace e promuovere la convivenza tra popoli, abbattere le disuguaglianze economiche e di accesso alla cultura e alla educazione, salvare il pianeta dalla mano invasiva dell’uomo”.

Proseguiamo ancora come un’altra voce aclista, quella di Maria Chiara Prodi (Consigliera nazionale delle ACLI Francia e Presidente della Commissione Nuove Migrazioni e Generazioni Nuove all’interno del CGIE), che invita la nostra associazione a “moltiplicare per i nostri militanti le occasioni di toccare con mano l’esperienza dell’Europa, nella profondità della sua storia di guerre, e poi per fortuna di pace stabile, con la prospettiva di una normalità raggiunta, che è quella di poter considerare tutto il territorio Comunitario come il luogo dove esprimere i nostri talenti”.

Gianfranco Zucca (Iref) rivolge il suo articolo a “tutti quelli che ingenuamente o in malafede si ostinano a dire che l’europeizzazione va fermata” proponendo sei notizie che a suo avviso possono far cambiare o, quantomeno, mettere l’anima in pace a queste persone.

Pier Virgilio Dastoli (Presidente del CIME – Consiglio Italiano del Movimento Europeo) critica senza mezzi termini alcune scelte politiche, economiche e finanziarie dell’Unione e lamenta la situazione di paralisi del processo di integrazione europea; parla della necessità di redigere un nuovo Trattato sottolineando come “per definire il futuro dell’Unione occorrerà un dibattito articolato che coinvolga i cittadini, i movimenti di opinione, i partiti politici e che stimoli i governi degli Stati, ciascun Parlamento nazionale, le assemblee legislative regionali e il Parlamento Europeo, con un dialogo fra delegazioni parlamentari”.

Per Michele D’Avino (Direttore dell’Istituto di diritto internazionale della pace Giuseppe Toniolo dell’Azione cattolica italiana) “l’Unione Europea, per la peculiarità delle sue istituzioni e l’unicità progetto sul quale si fonda, rappresenta oggi un vero e proprio patrimonio dell’umanità. L’Europa spazio di civiltà e di diritto, che oggi ereditiamo, è una realtà unica nello scenario internazionale, sia sul piano giuridico-istituzionale che su quello culturale”.

Marina Berlighieri (Capogruppo del Pd e componente della XIV commissione Politiche dell’Unione Europea della Camera dei deputati) afferma che “se saremo capaci di “ritrovare l’orgoglio europeo che abbiamo perduto e l’orgoglio italiano per il contributo che abbiamo dato alla costruzione europea, saremo anche capaci di rilanciare l’Europa e di fare in modo che ciascuno di noi la senta come la sua casa perché è una casa in cui si vive bene.

Chiudiamo con due interviste molto interessanti: quella ad Antonio Iodice (Presidente dell’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”) e quella a Luca Jahier (Presidente del 3° Gruppo ˆ Interessi diversi del CESE).

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