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Lavoro e Welfare
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  • CHIESA, MEZZOGIORNO E BENE COMUNE
    Salvatore Rizza - 21/06/2010

    Del “bene comune” non si parlerà mai abbastanza e qualunque circostanza può essere adatta per farlo. Soprattutto quando sono in gioco le sorti della società e la felicità delle persone. Sviluppo e sottosviluppo sono categorie socio-economiche che rappresentano il grado della qualità di vita di persone e di popolazione. Più ancora che il termine “crescita”, adoperato per descrivere l’aspetto economico di una comunità, lo “sviluppo” indica l’insieme delle variabili che costituuiscono la completezza della esistenza umana: cultura, relazioni, politica, sentimenti, benessere socio-psico-fisico.

  • Pomigliano: questa sera si recita a soggetto

    Vincenzo Ferrante

    - 16/06/2010

    La vicenda del mancato accordo unitario allo stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco mette a nudo le debolezze del nostro sistema industriale, ancora troppo legato al settore manifatturiero per pensare di poter fare a meno di orari di lavoro lunghi e faticosi e ancora poco maturo per abbandonare prassi puramente rivendicative. In entrambi i casi si tratta di caratteristiche tipiche delle relazioni sindacali del secolo scorso che il “Protocollo Ciampi” del 1993 sembrava, invece, aver abbandonato, riconoscendo al sindacato un ruolo istituzionale nelle politiche di contrasto alla inflazione.

  • I NEET e il circolo della disillusione

    Andrea Dessardo

    - 09/06/2010

    Gli anglofoni ricorrono, con metodo scientifico, ad una sigla per descrivere qualsiasi cosa: WASP, NIMBY, WAGS, VIP e così avanti. Ce n'è una di recente conio sulla quale intendiamo soffermarci oggi: NEET, che ha in sé l'eco militaresca di un no russo, e insieme suggerisce la vastità di una rete di larvali replicanti. Parliamo dell'esercito dei Not in Education, Employment or Training, giovani nullafacenti che l'italiano rende con “bamboccioni”, parola grassa e rotonda che ben si accompagna a “mammoni”, termine che piace molto all'estero quando ci devono descrivere. Quando lo fanno, di solito non è per parlarne bene.

  • Etica e impresa. Alcune riflessioni
    Michele La Rosa
    - 19/05/2010

    In una società prevalentemente ‘frantumata’ e dominata da un concetto di professionalità incentrato sugli aspetti meritocratici e individualistici, si parla spesso di “etica e impresa” da più parti ma con significati che a volte mal si accordano tra loro. Studiosi, dopo aver per anni sostenuto modelli classici di azione economica fondati sul mercato autoregolato, parlano di ‘etica’; molte categorie professionali fanno ricorso a questo concetto quando devono legittimare la propria autonomia e che quindi in questo caso lo stesso concetto viene ad esprimersi più come esigenza di assenza di controlli che come elemento regolativo della professione; altri ancora sottolineano la sostanziale ‘volontarietà’ degli atti etici almeno per riferimento alla impresa.

  • Riforme sul lavoro?!
    Andrea Villa - 06/05/2010

    Non si può chiamare riforma il tentativo di intervenire unilateralmente, prescindendo dal dibattito politico e dal confronto aperto con tutte le parti sociali coinvolte. Non si può chiamare riforma un intervento che prende in considerazione soltanto alcuni aspetti particolari della realtà sulla quale esso dovrebbe produrre i suoi effetti. Queste considerazioni assumono un rilievo significativo allorché la realtà presa in considerazione è quella del mercato dei rapporti di lavoro (o meglio, di una parte di esso).

  • Bene comune e politiche attive del lavoro

    Pierluigi Grasselli

    - 06/05/2010

    Sono noti i principali squilibri manifestati dal mercato del lavoro nel nostro paese: tra questi, la disoccupazione intellettuale giovanile, la disoccupazione femminile, il numero crescente di soggetti colpiti da crisi aziendali, la diffusione di lavoro sommerso. Gli ultimi dati disponibili riguardanti il mercato del lavoro in Italia confermano la drammaticità di alcuni aspetti della crisi in corso. Per l’intero Paese l’Istat registra per l’occupazione la prima caduta annuale dal 1995 (nella media del 2009, -380.000 occupati), con un tasso di disoccupazione salito all’8,2%.

  • Mercato del lavoro. Quali politiche e quali riforme?
    - 06/05/2010

    Bene comune e politiche attive del lavoro di Pierluigi Grasselli - 06/05/2010  La gravità della crisi in corso impone un ripensamento delle strategie di politiche del lavoro, e la messa a punto di un mix appropriato di politiche attive e passive del lavoro.

    Riforme sul lavoro?! di Andrea Villa - 06/05/2010   Con il trascorrere degli anni, il carattere ‘indisponibile’,di alcune delle prerogative del lavoro ‘tradizionale’ finisce col collidere con la pressoché totale sottovalutazione dei diritti costituzionali di una fetta consistente delle, più o meno, nuove generazioni.

  • L'eredità di Ezio Tarantelli
    Lorenzo Caselli - 31/03/2010

    Ezio Tarantelli così concludeva il suo ultimo saggio, scritto pochi giorni prima di essere ucciso dalle Br, venticinque anni fa. “L’utopia dei deboli non è, forse, la paura dei forti?”. Orbene, nel ricordo di questo grande economista, chiediamoci quale è oggi il posto dell’utopia nello scenario economico e sociale, quale è il posto di una fede razionale, capace di ritenere il possibile molto più ampio di quello che le convenienze o le pigrizie ci portano ad assumere.
  • Famiglia e società civile: il futuro del welfare in Europa*
    Leonardo Becchetti - 09/03/2010

    Sono ancora in grado gli stati nazionali dei paesi occidentali ad alto reddito di garantire ai loro cittadini l’erogazione di beni e servizi pubblici essenziali? I margini di manovra si fanno sempre più stretti per via degli interessi da pagare sui debiti pregressi accumulati, le risorse fiscali erose dall’evasione (in Italia solo tre contribuenti su mille hanno un reddito che supera i 150.000 euro annui) e le ferite della crisi finanziaria.
  • Mercato del lavoro e attori sociali per ripensare economia e finanza
    Leonardo Becchetti, Andrea Ciampani - 02/11/2009

    La complessità dei mercati industriali e finanziari e l’interdipendenza che lega le realtà locali alle attuali dinamiche internazionali stanno modificando la cultura del lavoro e le relazioni industriali, sottoponendo l’articolazione del welfare dei Paesi avanzati a sfide drammatiche.
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