«Non dimentichiamo che agli inizi della nostra storia repubblicana, quando la società italiana versava in non minori difficoltà, sapemmo dare un contributo essenziale all'evolversi delle relazioni internazionali, a partire dallo scacchiere europeo. In questo momento è ancora una volta urgente riscoprire e sviluppare l'eredità della grande politica estera ed europea dell'Italia del secondo dopoguerra,
Strasburgo, 3 novembre 2009: una sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo stabilì che l’Italia doveva rimuovere il Crocifisso dalle aule scolastiche, accogliendo il ricorso presentato da Soile Lautsi Albertin, cittadina italiana di origine finlandese, “in nome del principio di laicità dello Stato”. La sentenza, che suscitò clamore e critiche in tutta Europa, si rivela miope sotto il profilo giuridico costituzionale e profondamente ipocrita per i presupposti etici di libertà che ogni Stato democratico è chiamato a garantire.
Quest’anno, la festa dei Santi Pietro e Paolo è caduta in un momento difficile per la Chiesa e dietro al racconto di Pietro liberato dal carcere ed al monito di Paolo, contro le divisioni delle prime comunità, è sembrato di poter leggere una profezia sui giorni nostri. Mentre si consuma la frattura tra Conferenza episcopale e Governo belga, la Corte suprema statunitense ammette la possibilità di citare in giudizio la Santa Sede per i risarcimenti alle vittime di pedofilia e l’episcopato italiano è colpito dallo “scandalo della cricca” si leva la tentazione di gridare al complotto. Ma il Papa non ci sta e ribadisce che la Chiesa, più che dalle persecuzioni esterne, subisce danno dall’infedeltà dei suoi membri.
Questa frase, tratta da un celebre aneddoto della vita del Santo Curato d’Ars, descrive la venerazione che doveva suscitare quel povero prete francese, vissuto durante la rivoluzione. Ed è pensando a Giovanni Maria Vianney che il Papa ha indetto e vissuto questo anno sacerdotale che si è chiuso domenica scorsa. “La Chiesa ha bisogno di sacerdoti santi che aiutino i fedeli a sperimentare l'amore misericordioso del Signore e ne siano convinti testimoni”. Così, Benedetto XVI pregava in occasione dell’apertura di questo periodo forte, voluto per riflettere, pregare, riscoprire il valore profondo del sacerdozio ministeriale.
Don Luigi Padovese è morto accidentalmente perché il suo autista Murat Altun è improvvisamente impazzito o è stato vittima dell'islamismo ed è stato sgozzato con un omicidio rituale al grido "Ho ammazzato il grande Satana! Allah Akbar" - come suggerisce Asianews, agenzia del PIME guidata dal prudente Cervellera? Bisogna attendere per conoscere la versione più attendibile dei fatti. La prima versione ha puntato a non creare motivi di frizione con la Turchia. Interrogarsi, anche da parte di chi privilegia il dialogo rispetto alle vendette e alle guerre di religione, non pare illegittimo.
“Non dimentichiamo che agli inizi della nostra storia repubblicana, quando la società italiana versava in non minori difficoltà, sapemmo dare un contributo essenziale all’evolversi delle relazioni internazionali, a partire dallo scacchiere europeo. In questo momento è ancora una volta urgente riscoprire e sviluppare l’eredità della grande politica estera ed europea dell’Italia del secondo dopoguerra”. È questo uno dei passaggi chiave del documento preparatorio della quarantaseiesima Settimana Sociale dei cattolici italiani che si terrà a Reggio Calabria dal 14 al 17 ottobre.
Dalla "cattedra morale" di Repubblica, come l'ha ironicamente definita De Bortoli e dove domenicalmente pontifica Scalfari, abbiamo letto giovedì 8 aprile una appassionata filippica sulla questione della pedofilia di Vito Mancuso, teologo politicamente corretto e particolarmente amato nei salotti progressisti. Il titolo della filippica è eloquente: "Il Vangelo della giustizia".
Sant’Agostino la definì “madre di tutte le veglie” e senza dubbio resta il più suggestivo dei riti della tradizione cristiana. E’ la notte di Pasqua, da poco trascorsa, quella in cui, cioè, i cristiani ricordano l’attimo, misterioso ed epocale, in cui Cristo compì il passaggio: dalle tenebre alla luce, dalla schiavitù alla libertà, dalla morte alla vita. Le chiese d’oriente e d’occidente la celebrano in modo parzialmente diverso, ma con una ricchezza di segni che si perpetua da secoli.
