Articolo pubblicato sul Sole24 Ore del 7/7/2010
Ormai tutti hanno capito che non ha senso scaricare solo sulle spalle dei soliti contribuenti le colpe dell’aggravamento dei debiti pubblici causati per lo più dal soccorso dei governi e delle banche centrali alle istituzioni finanziarie che hanno generato la crisi. Segnali importanti si muovono con il consiglio dei leader dell’UE riunito per procedere nella proposta di una tassa sulle istituzioni finanziarie affinché queste ultime paghino il loro contributo ai costi della crisi.
Mentre il nuovo millennio si era aperto nel segno delle grandi speranze a livello mondiale con lo sviluppo della globalizzazione, l’adozione da parte delle Nazioni Unite del Millennium Development Goal che si proponeva obiettivi sfidanti per il 2015 (dalla lotta alla povertà estrema, alla tutela della salute, al miglioramento delle condizioni e delle opportunità per le donne), l’introduzione dell’euro e il trattato di Lisbona da parte dell’Europa, il primo decennio è stato molto tormentato e si chiude nel segno della crisi ricorrente.
Non sono le reazioni istintive alle alternanze di rialzi e ribassi che devono guidare la riflessione su quanto sta accadendo nei mercati finanziari globali. Oggi più che mai è opportuno tenere il timone fisso verso l’obiettivo (condiviso dai maggiori paesi ad alto reddito, dal Fondo Monetario Internazionale e dalla società civile) di una riforma delle regole.
Quando le crisi scoppiano esse segnalano soltanto l’apice di una patologia che è già in corso da tempo. Esse sono allo stesso tempo la conseguenza drammatica del non intervento ma anche il momento in cui, data la gravità e la pubblicità della situazione, si possono finalmente raccogliere le forze e trovare il consenso politico per intervenire.
Sono i vizi o le virtù a mandare avanti il mercato? Il tema periodicamente ritorna nelle riflessioni alimentate da nuovi spezzoni di attualità. Smith con la famosa metafora della mano invisibile osserva come la somma degli autointeressi individuali viene poi mirabilmente trasformata in un risultato socialmente utile (almeno in termini di benessere per i consumatori) attraverso i meccanismi della concorrenza e del mercato.
