Politica e Istituzioni
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I tecnici e la bandiera bianca della democrazia
Nelle ultime settimane abbiamo assistito ad un assedio pressante da parte delle borse nei confronti degli stati (e dei loro debiti soprattutto) fino ad immaginare nei giorni scorsi un preavviso di bandiera bianca issata sui palazzi di governo italiani e greci. In questo contesto difficile è stato perfino riconosciuto un margine di rinnovato “colonialismo” tutto interno all’Europa in cui alcuni stati dettano la strada ad altri, sotto la giustificazione del bene (e della salvezza) di tutti (i conti pubblici). Abbiamo così assistito alle logiche di sempre nei rapporti tra vinti e vincitori con la differenza che al posto delle strategie militari assistiamo a colpi ogni giorno imprevedibili dello spread e minacce, sempre catastrofiche, del default.
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L'immagine dell'Italia nel mondo
In questi giorni molto si discute del problema dell’immagine dell’Italia nel mondo. Il leit motive è che sia stata rovinata da Silvio Berlusconi e che, passato lui, cambierà tutto. Non ci illudiamo. Certo, il “colore” cui il Presidente del Consiglio ci ha abituati non ha aiutato la causa italiana all’estero - che Angela Merkel non abbia il fisico di una velina è noto e non è il caso di rimarcarlo inutilmente. Inoltre, specie nei paesi anglosassoni, è difficile capire come il popolo italiano possa non solo tollerare ma addirittura votare persone il cui comportamento privato non corrisponde alle virtù che ci si aspetta da un personaggio pubblico.
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C'č bisogno di novitą. Al di lą degli schieramenti politici
Che ci sia voglia di novità lo si respira ovunque. Non serve aprire i giornali. Basta camminare per la strada. Una voglia di novità che va al di là degli schieramenti politici. Una voglia di novità trasversale, che investe l'intero sistema politico, incapace di dare risposte efficaci. Sbaglia chi pensa che quest'ondata di rigetto nei confronti della politica abbia come principale causa solo l'attuale governo. Il problema è più profondo ed interroga tutti gli schieramenti.
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Da Todi a Todi
Forse a Todi si è modificata la morfologia dell’impegno dei cattolici nella società italiana. In un’epoca in cui la presenza dei cattolici in politica appare frastagliata e la loro azione insignificante, si avverte l’esigenza di una riflessione e di ‘registrare’ i capisaldi dell’azione ‘laica’ ispirata dalla fede e confrontata con la Dottrina Sociale della Chiesa.
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I cattolici in politica: un problema culturale, non politico
di Fabio Macioce
Le parole del Card. Bagnasco, a Todi, sul rapporto fra questioni e impegno sociale, da un lato, e valori non negoziabili, dall’altro, impongono di reimpostare il problema della presenza dei cattolici in politica. In particolare, è necessario capire che il problema dell’irrilevanza politica dei cattolici non è solo, né principalmente, un problema politico; è, molto prima, un problema culturale.
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Il contributo dei cattolici in politica
La cosa che mi ha fatto più impressione dell’incontro di Todi e di ciò che è avvenuto alla sua vigilia è la dichiarazione di un laico come De Bortoli (il direttore del Corriere della Sera) che afferma che il paese ha enorme bisogno del contributo dei cattolici, del loro modo di coltivare e promuovere valori di libertà e solidarietà, della loro visione equilibrata (né troppo statalista né troppo privatista) del rapporto tra persona e istituzioni.
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I cattolici dopo Todi
Il contributo dei cattolici in politica di Leonardo Becchetti - 21/10/2011
Non credo ci siano stati altri periodi della storia italiana nei quali i cattolici sono stati così “desiderati”. I motivi sono sostanzialmente tre: l’ assenza di un loro partito politico, gli esiti dell’era berlusconiana e, infine, la crisi finanziaria globale.
I cattolici in politica: un problema culturale, non politico di Fabio Macioce - 21/10/2011
La radice del problema è tutta culturale: finché la sinistra e la destra abbracciano una cultura iper-individualista, che fa della realizzazione soggettiva (sia pur su piani diversi) l’orizzonte ultimo dell’impegno politico, i cattolici non potranno sentirsi mai pienamente a casa, né da una parte né dall’altra. -
Il volto politico della crisi dei mercati UE
La gravissima crisi economico-finanziaria che scuote i mercati internazionali scopre in forma altrettanto preoccupante il velo sull'incerto sistema politico-istituzionale della Ue. La cancelliera Angela Merkel, equilibratissima leader della locomotiva d’Europa, la Germania, non ha avuto esitazioni nel dichiarare che il default dell'euro significherebbe il fallimento del sistema politico della UE. Si tratta di una lettura che – nella sua brutale franchezza – pone con teutonica precisione agli occhi degli analisti la questione centrale di questa crisi: chi decide cosa in Europa.
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LItalia 150 anni dopo: nuovi rischi e due vite in pił
Quando come italiani ci lamentiamo del visibile peggioramento delle condizioni economiche degli ultimi tempi dovremmo per prima cosa guardare con ammirazione e gratitudine ai progressi fatti in 150 anni dal momento della nostra nascita come stato nazionale. Nel 1860 la vita media degli italiani era di circa 28 anni ed era salita di soli due anni dall’epoca dell’impero romano. Nel corso di 150 anni abbiamo guadagnato rispetto ai nostri connazionali di allora quasi due vite in più arrivando ad un’aspettativa di vita alla nascita di 79 anni circa per gli uomini e 84 circa per le donne.
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Debito sovrano e sfiducia dei mercati. Il fallimento di un paese bloccato
di Flavio Felice e Fabio Angelini
Le crisi finanziarie sono sempre fenomeni complessi e difficili da spiegare. Da quando si è manifestata l’attuale si è parlato di “bolle speculative” come se fossero l’esito necessario del sistema di libero mercato. Secondo la nostra modesta opinione si tratta invece di una crisi tutta politica, causata dalla cattiva regolazione e superabile solo dal ristabilimento di un ordinamento basato sulla responsabilità e sull’assunzione del ragionevole rischio.
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