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"L'economia sociale di mercato: un modello per l'Europa?"

L’8 maggio, presso l’Istituto Sturzo, il seminario promosso dall’Area di ricerca Caritas in Veritate della Pontificia Università Lateranense e dalla Fondazione Adenauer, in collaborazione con il Centro Studi Tocqueville-Acton, l’Istituto Sturzo e l’Editrice Rubbettino.

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Esteri
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  • USA, sbornia post elettorale

    Qui la chiamano “elections hangover”, la post-sbornia elettorale. In effetti, nel 2008; la mattina dopo la vittoria di Barack Obama sembrava di vedere gli americani – specie i neri – letteralmente volare per la felicità (quella felicità che da noi viene raggiunta solo dopo aver vinto i mondiali di calcio, sigh...). A questo giro invece, persino quelli che il 6 novembre sera erano nervosissimi per una possibile vittoria di Mitt Romney sembravano degli zombi. O, meglio, degli zombi sollevati.
  • Politica estera: se un Monti non fa primavera

    Il giorno dopo la visita di Monti alla casa Bianca, non c’è traccia del Professore sui quotidiani americani. Anche il Times, che lo mette in copertina nell’edizione europea, su quella americana ha optato per un immagine con dei cani. L’articolo invece c’è. È un articolo interessante che delinea luci e ombre, loda le riforma ma delinea anche il rischio che la window of opportunity in cui il Professore si trova adesso ad operare si chiuda velocemente. E aggiunge un commento pesante: “ Oggi [Monti] regna a Roma come un novello Cesare. In effetti il processo democratico è stato sospeso per permettere ad un tecnico non eletto di portare a compimento politiche che i politici non riuscivano a fare”. Al Congresso, lo Speaker della Camera John Boehner nell’incontro con Monti ha elogiato il ruolo dei parlamenti nella democrazia. Suona quasi come un avvertimento.
  • Cooperazione civile: un'opportunitą persa per la public diplomacy italiana?


    di Federiga Bindi
    Le commissioni Esteri e Difesa stanno discutendo in questi giorni alla Camera il “decreto missioni”, sulla cui base opererà poi la Cooperazione allo Sviluppo italiana. Una parte importate del lavoro della cooperazione è centrata sulla formazione, campo in cui l’Italia eccelle. Nonostante ciò, nei settori della cooperazione gira voce che si intenda eliminare i corsi di formazione residenziali in Italia per funzionari pubblici afghani spostandoli in Afghanistan. Sarebbe un errore strategico, che minerebbe la qualità e l’efficacia dei corsi stessi – in particolare per quanto riguarda la partecipazione femminile - stimolerebbe la corruzione locale e, non ultimo, danneggerebbe la credibilità dell’Italia in materia, come spiegheremo di seguito.
  • Egitto in bilico. Vincerą il modello turco?

    A quasi un anno dall’inizio della “rivolta araba” è tornata a ribollire piazza Tahrir, ben nota a chiunque abbia visitato anche fugacemente il Cairo, poiché su di essa si affaccia il Museo egizio, che era peraltro in procinto di trasferirsi in una nuova e più spaziosa sede. L’Esercito, che all’inizio di quest’anno era stato salutato dai dimostranti come “liberatore”, poiché aveva allontanato la polizia bloccandone la dura repressione ed aveva poi imposto il ritiro del Presidente Mubarak, che pure proveniva dalle Forze Armate essendo un Generale dell’Aeronautica, ora ricompare nella veste di repressore, a fianco della polizia stessa.
  • "Primavera" tra le sponde del Mediterraneo

    Lo scorso gennaio in Egitto sono fioriti i gelsomini; poco più tardi, in Tunisia sono fioriti i gerani; attendiamo che in Libia fioriscano le rose o non so quali altri fiori. Che sta succedendo nel Mediterraneo? Da qualche tempo il Mare nostrum è divenuto teatro di movimenti umani e sociali tragici, ma aperti alla speranza.
  • I giovani del Maghreb

    Nel Mediterraneo, zona Sud, stiamo assistendo ad un progressivo assestamento geopolitico di cui ancora non si è in grado di comprendere la direzione. Però si può intravedere uno dei motori di questo cambiamento.
  • UE e immigrati. In Europa, nonostante tutto

    A poche ore da un’altra immensa tragedia quotidiana nel canale di Sicilia (l’ecatombe del barcone carico di migranti) passo a prendere i giornali nell’edicola sotto casa e mi trovo davanti un pensionato, il classico vicino della porta accanto, a suo tempo migrante anche lui dal Sud Italia verso la Torino dalle mille promesse di sviluppo industriale, che sbraita: “Ma che vogliono, sti migranti. Mica è colpa dell’Italia se sono morti! E poi doveva occuparsene Malta, no?”. Doveva solo dire “potevano starsene a casa loro” o “ se la sono cercata” e gli sarei saltato al collo. Ma sono andato via velocemente, vergognandomi molto.
    Si sono da poco spente le luci delle riuscite celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, il 17 marzo, ed ecco che cominciano i primi sbarchi sull’isola di Lampedusa.
  • Crisi del Mediterraneo

    "Primavera" tra le sponde del Mediterraneo di Salvatore Rizza - 18/4/2011
    Lo scorso gennaio in Egitto sono fioriti i gelsomini; poco più tardi, in Tunisia sono fioriti i gerani; attendiamo che in Libia fioriscano le rose o non so quali altri fiori. Che sta succedendo nel Mediterraneo? Da qualche tempo il Mare nostrum è divenuto teatro di movimenti umani e sociali tragici, ma aperti alla speranza.

    I giovani del Maghreb
    di Andrea Casavecchia - 11/04/2011

    Intervento in Libia: vincerà la democrazia o il neocolonialismo? di Massimo De Leonardis 31/03/2011


  • Intervento in Libia: vincerą la democrazia o il neocolonialismo?

    L’intervento militare in Libia da un lato solleva gli stessi interrogativi concernenti le “guerre umanitarie” che sorsero a proposito della precedente azione militare contro la Serbia nel 1999, dall’altro pone domande riguardo alla specifica situazione attuale. Ora come allora, i realisti sollevano il dubbio sulle vere intenzioni alla base dell’intervento, riassumibile nell’affermazione che «gli Stati non combattono per valori, ma per interessi: combattono per i valori soltanto quando essi sono funzionali ai loro interessi». In quest’ottica un campione della Realpolitik come il Cancelliere tedesco Bismarck nel 1880 poteva dichiarare: «Quando vengo a sapere delle sofferenze di un negro (sic!) … in qualche parte del mondo, posso ricordarlo nelle mie preghiere, ma non posso farne un oggetto della politica tedesca».
  • Egitto: una transizione difficile

    Da quando nella prima metà del secolo XIX Mehemet Alì creò l’Egitto moderno, tale Paese, anche per il suo peso demografico, svolge un ruolo guida nel mondo arabo. Nel 1928 vi furono fondati i Fratelli Musulmani, il primo movimento integralista islamico in età contemporanea, mentre negli anni ’50 con Nasser l’Egitto fu capofila del nazionalismo arabo, che aveva invece un’impronta laica. Ciò che più si avvicina ad una democrazia esistette soltanto durante il periodo monarchico; il partito allora dominante il WAFD (delegazione) rappresenta tuttora le élites borghesi ed intellettuali ed ultimamente sosteneva il regime di Mubarak.
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