Economia e Finanza
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Crisi politica. Paralizzati dall'eccessivo tatticismo
Abbiamo terribilmente bisogno del binomio onestà-competenza. Invece dopo un periodo in cui limiti di onestà si sono abbinati a varie dosi di competenza ed incompetenza rischiamo di vivere la sterile ribalta degli onesti-incompetenti. Che purtroppo non ci aiutano a risolvere i gravi problemi del paese. E’ stupefacente quanto il dibattito recente nel nostro paese si sia concentrato sul tema dei salari dei politici, di quanto spendono a mensa, insomma su questioni sulle quali sono in gioco somme risibili e non piuttosto su quelle di sostanza che ci hanno fatto entrare nel terzo anno di recessione. Se è vero che l’onestà è una virtù fondamentale e la sobrietà dei nostri politici un segnale fondamentale della stessa è altresì essenziale spostare il dibattito sulla sostanza e superare la paralisi di ingovernabilità che stiamo vivendo.
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Oltre il PIL. Il BES per misurare la nostra ricchezza
Concludendo un percorso importante durato più di un’ anno l’Istat presenta oggi in parlamento il primo rapporto sul benessere equo e sostenibile in Italia (BES). Si tratta di un evento storico che pone il nostro paese all’avanguardia mondiale nella costruzione di indicatori di benessere che coniughino creazione di valore economico, sostenibilità sociale ed ambientale. Il paradosso del disallineamento tra dinamica del PIL e della soddisfazione di vita occorso in molti paesi ci ha insegnato che la “ricchezza delle nazioni” non è il flusso dei beni e servizi prodotti e venduti sul mercato ma, più generalmente, lo stock dei beni economici, spirituali, culturali, ambientali, relazionali di una determinata comunità.
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Le agende politiche, l’orizzonte e il bene comune
di Leonardo Becchetti
Chi ai tempi dell’antica Roma avesse parlato di sostituire i gladiatori con rugby e terzo tempo sarebbe stato preso per matto, tacciato di utopia e la sua carriera politica sarebbe sicuramente stata bloccata dalla lobby dei giochi del circo. Indicare la strada verso il futuro a quei tempi era molto pericoloso e la rivolta di Spartaco fu soffocata nel sangue; ma i germi del cambiamento diffusi anche dai principi del cristianesimo erano già in circolazione anche se avrebbero dato risultati soltanto nel tempo a venire. Se fossimo tutti iper-pragmatici, e se non avessimo qualcuno che si sforza di indicare l’orizzonte e ciò che viene dopo, il mondo non progredirebbe mai. -
La riforma della vigilanza europea
L’accordo sulla vigilanza europea raggiunto pochi giorni fa ha un’importanza fondamentale. Il rapporto Liikanen sul sistema bancario nell’UE ci ha ricordato qualche tempo fa che esistono nel continente alcune banche che sono più grandi degli stati nazionali. E’ il caso ad esempio della Ing che vale il 161% del pil olandese, della HSBC che vale il 119 % del PIL del Regno Unito, del Banco Santander (il 118% del PIL spagnolo), di Nordea (il 197% del PIL svedese). Si tratta pertanto di istituti bancari evidentemente troppo grandi per fallire se la scala è quella nazionale, ma non più troppo grandi per fallire se la scala è quella europea dove l’istituto più grande non supera il 15 percento del PIL UE.
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Povertà e disuguaglianza: le sfide dei prossimi decenni
I primi giorni di dicembre, Eurostat, ha reso noto che nel 2011 nei paesi dell’Unione Europea, il 24% della popolazione, cioè circa 120 milioni di persone, sono a rischio povertà o di esclusione sociale, rispetto ad un valore del 23% registratosi nel 2010. Secondo l’ufficio statistico internazionale, per rientrare all’interno di queste categorie, occorre che un cittadino europeo presenti più di una delle tre caratteristiche: avere problemi di entrate (reddito), vivere in una situazione di forte necessità materiale, vivere in una casa all’interno della quale, esclusi gli studenti, gli adulti (18-59 anni) hanno lavorato meno del 20% del monte ore potenzialmente utilizzabili.
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Contro la crisi, avviare una moderna industria culturale
Come evidenziato nell’ultimo rapporto SVIMEZ, la crisi di questi anni ha impattato in misura maggiore nel Mezzogiorno rispetto al Centro Nord. In più, è stata ed è tuttora una crisi squilibrata, particolarmente “cattiva” sulle componenti più deboli della popolazione, soprattutto i giovani e le donne meridionali. Un esempio su tutti può venire dalla situazione del mercato del lavoro. In quattro anni, tra il 2008 e il primo semestre del 2012, abbiamo perso in Italia oltre mezzo milione di posti di lavoro, di cui 366.000 al Sud e 169.000 al Nord. In altri termini, il Sud, pur avendo il 27% degli occupati totali, ha visto concentrarsi circa il 70% dei posti di lavoro persi.
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La crisi delle aziende italiane. Alcuni spunti dal Vangelo
di Claudio Becchetti
Le aziende italiane attraversano un periodo di crisi aggravato dalla negativa congiuntura internazionale. La parabola evangelica del Buon Pastore offre spunti assai ricchi per analizzare le dinamiche della gestione delle aziende Italiane sotto un’ottica più specifica. Le aziende hanno bisogno di “un buon Pastore che protegge e ama le proprie pecore”. Solo così il gregge (l’Azienda) può prosperare. Il buon Pastore è il capitano di industria che conosce il mestiere e sente l’Azienda come sua: alcuni industriali dicevano - nel passato - che le aziende dovevano essere guidate “con amore”. -
Crisi: la via d’uscita
È necessario accorciare al minimo la discussione sulle cause e i meccanismi della crisi (ormai analizzata in tutti i suoi aspetti) per concentrarsi sulle sue soluzioni. Quattro sono le cose principali da fare, alcune di breve altre di più ampio respiro. Di due, la riforma delle regole della finanza e la lotta contro la trappola del declino del nostro paese attraverso la riduzione dei 50 spread che la nostra economia reale ha rispetto al modello tedesco (istruzione, corruzione, digital divide, qualità della PA,ecc.) si è già detto diffusamente in passato. Ci concentriamo pertanto su due soli punti.
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Come uscire da un Paese-scandalo?
Secondo la stima di calcolo con cui si apre la prefazione al Libro Bianco di Monti, oltre 400 pagine frutto del lavoro della commissione costituita presso il Ministero della Funzione Pubblica, in questo momento la corruzione costa all’Italia ben 60 miliardi ogni anno, oltre al "rialzo straordinario che colpisce le grandi opere, valutabile intorno al 40 per cento" un costo in più per lo Stato (e quindi per i cittadini italiani) proprio in ragione del sempre maggior dilagare di questo fenomeno. E poi, un dato su cui riflettere: un’impresa su 4 va in difficoltà per colpa di questo sistema corrotto.
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Evasione, corruzione e riciclaggio: un’emorragia da sanare
Evasione, corruzione e riciclaggio rappresentano un serio problema per l’economia italiana di cui però poco si parla sui mezzi di comunicazione. Se riuscissimo ad azzerare ogni anno il costo dell’evasione insieme a quello della corruzione, o se solo recuperassimo i fondi nascosti nei paradisi fiscali tassandoli con un aliquota media del 36%, riusciremmo a ripagare l’intero debito pubblico accumulato fino ad oggi in poco meno di dodici anni.
Evasione, corruzione e riciclaggio costano ogni anno al nostro Paese oltre 200 miliardi di euro, cioè a dire il valore dell’intero PIL della Grecia. Passando, infatti, in rassegna tutte le pubblicazioni degli ultimi anni dell’Istat, della Banca d’Italia e della Corte dei Conti, è facile osservare come a fronte di un’economia sommersa pari a circa il 17,5% del PIL nazionale, l’Italia presenti un’evasione fiscale pari a 120 miliardi di euro ed un livello di corruzione stimato intorno ai 60 miliardi.
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