Benecomune.net http://www.benecomune.net/ costruire, condividere, promuovere conoscenza it Violenza relazionale e femminicidi. I servizi di cura mentale allo stremo delle forze http://www.benecomune.net/news.interna.php?notizia=1576 Thu, 09 May 2013 12:20:52 +0200
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"L'economia sociale di mercato: un modello per l'Europa?" http://www.benecomune.net/news.interna.php?notizia=1575 Wed, 08 May 2013 10:20:50 +0200
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Organizzati dall’Area Internazionale di Ricerca Caritas in Veritate della Pontificia Università Lateranense e dalla rappresentanza in Italia della Fondazione Konrad Adenauer (in collaborazione con il Centro studi Tocqueville-Acton, l'Istituto Sturzo e Rubbettino Editore, e con il contributo della Fondazione Roma), questi appuntamenti intendono riflettere sull'economia sociale di mercato come sistema aperto di inclusione della realtà effettuale, all'interno della visione di governance della Unione europea.

L'economia sociale di mercato ha, infatti, ispirato la ricostruzione armoniosa del secondo dopoguerra, vincendo sfide che sembravano insormontabili. Allo stesso modo oggi, davanti a minacce non meno angoscianti e pervasive, essa può accompagnare l'azione delle classi di governo dei Paesi europei, suggerendo la formazione di uno spazio poliarchico in cui gli attori - collettivi e individuali - del mercato e della società civile possano coesistere, contando sul ruolo di arbitro imparziale delle istituzioni politiche, statali e sovranazionali. In questo senso, è doveroso riflettere se sia o meno possibile ritornare a obsoleti modelli neocorporativi, ovvero non occorra puntare decisamente a un patto che valorizzi le specificità delle diverse articolazioni della vita associata in un rinnovato progetto comune.

Il dibattito, moderato da Marco Cobianchi, giornalista di "Panorama" ed esperto di temi economici, sarà introdotto dai saluti del vescovo Enrico dal Covolo, Rettore Magnifico della Pontificia Università Lateranense, e di Katja Christina Plate, Direttrice della rappresentanza Italiana della Konrad-Adenauer-Stiftung.
Di seguito interverranno il vescovo Mario Toso (Segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace), Emmanuele Emanuele (Presidente della Fondazione Roma) e Michael Wohlgemuth (Walter Eucken Institut).

Website: www.tocqueville-acton.org - www.cattolici-liberali.com
E-mail: info@tocqueville-acton.org

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Crisi politica. Paralizzati dall'eccessivo tatticismo http://www.benecomune.net/news.interna.php?notizia=1574 Thu, 11 Apr 2013 10:13:46 +0200
]]> Quanto alla sostanza è utile la metafora della casa di tre piani (finanza internazionale, Unione Europea, Italia). I nostri guai arrivano non solo dal piano terra ma anche dai due piani superiori. Su quello più alto dobbiamo salutare con sollievo la presa di coscienza delle banche centrali che hanno finalmente capito che abbandonare l’economia alle pulsioni anarchiche, oligopoloidi e speculative del “libero mercato” è una follia. La coincidenza tra libero mercato e concorrenza è una finzione in un mondo complesso ed opaco come il nostro. Si pensi al settore della finanza derivata che è tra i più concentrati in assoluto. Potere di mercato e asimmetrie informative fanno sì che pochi attori siano in grado di strangolare i loro clienti (MPS ?) vendendo mele a 400 euro senza neanche che i clienti stessi spesso siano in grado di accorgersene.
Le banche centrali e le istituzioni stanno capendo l’antifona e hanno cominciato a rispondere su tre piani. Il primo è l’avvio di politiche monetarie ultraespansive. Inondare il mercato di liquidità non crea inflazione reale nella globalizzazione anche se rischia di creare inflazione finanziaria (bolle). Nel frattempo però serve a ricostituire le riserve di capitale delle banche in crisi evitando danni più gravi al sistema. Il secondo è la creazione di scudi che sottraggano alle pulsioni speculative un mercato delicatissimo come quello dei titoli di stato. Il terzo è l’avvio (seppur timido) di una serie di riforme fondamentali su leva, separazione tra banca commerciale e banca d’affari e limiti al trading ad alta frequenza che sono fondamentali per limare gli eccessi speculativi e ridurre i rischi di nuove crisi.
Il piano intermedio resta il più delicato. L’Unione Europea sta solo timidamente allontanandosi dagli eccessi di rigore che hanno condannato gli stati del Sud Europa a diventare l’unica area di crisi economica in un mondo che non è mai stato così in salute in termini di crescita. Abbiamo bisogno di una classe politica che batta i pugni sul tavolo e faccia capire che il fiscal compact è un suicidio e l’euro rischia la collisione se non si provvede subito a volgere in termini più espansivi la politica comunitaria. Un grave errore è stato anche quello di attenuare il rigore solo dopo e non prima le elezioni (con lo sblocco dei fondi per i pagamenti degli arretrati della PA), errore che ha condannato alla sconfitta le forze politiche più europeiste. Ma oggi più che mai europeismo non vuol dire acquiescenza ad una politica sbagliata ma capacità di convincere gli altri stati membri di ciò di cui l’Unione monetaria ha bisogno per sopravvivere.
Arrivando al piano terra abbiamo ovviamente il dovere di fare i compiti a casa. E lavorare per eliminare i tanti spread della nostra economia reale con il benchmark tedesco. Rilancio dell’istruzione, riduzione del digital divide, valorizzazione degli immensi giacimenti culturali, riduzione dei costi della burocrazia, riforma della giustizia civile per accorciare la durata dei processi, lotta all’evasione con restituzione delle somme ottenute in termini di minore pressione fiscale per tutti sono solo alcune delle linee di azione urgenti. E largamente condivisibili da tutte le forze politiche.
Per questo non capiamo i balletti di questi giorni. Vivremo un grande revival dell’onestà e del moralismo ma siamo paralizzati da un eccesso di tatticismo. Abbiamo grande nostalgia ed urgente bisogno di persone competenti e socialmente sensibili che abbiamo il coraggio di assumersi responsabilità e di sporcarsi le mani con l’attività di governo.
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Papa Francesco: "Le prime testimoni della resurrezione sono le donne. E questo è bello" http://www.benecomune.net/news.interna.php?notizia=1572 Wed, 03 Apr 2013 16:43:38 +0200
]]> Un elemento che riveste notevole importanza anche per dimostrare la storicità della resurrezione: "se fosse un fatto inventato - ha aggiunto Francesco - nel contesto di quel tempo non sarebbe stato legato alla testimonianza delle donne. Gli evangelisti invece narrano semplicemente ciò che è avvenuto: sono le donne le prime testimoni. Questo dice che Dio non sceglie secondo i criteri umani: i primi testimoni della nascita di Gesù sono i pastori, gente semplice e umile; le prime testimoni della resurrezione sono le donne. E questo è bello".
Anche perché da questo fatto narrato dal Vangelo scaturisce, ieri come oggi, la missione delle donne: "dare testimonianza ai figli, ai nipotini, che Gesù è vivo, è il vivente, è risorto. Mamme e donne, avanti con questa testimonianza! Per Dio conta il cuore, quanto siamo aperti a Lui, se siamo come i bambini che si fidano".
Una missione che si apre a ventaglio sulla storia contemporanea, attribuendo alle donne un ruolo di primo piano anche nella Chiesa. "Questo - ha aggiunto il papa - ci fa riflettere anche su come le donne, nella Chiesa e nel cammino di fede, abbiano avuto e abbiano anche oggi un ruolo particolare nell’aprire le porte al Signore, nel seguirlo e nel comunicare il suo Volto, perché lo sguardo di fede ha sempre bisogno dello sguardo semplice e profondo dell’amore".
Una catechesi che affonda nella stessa natura delle donne, nella capacità di credere e amare senza condizioni, seguendo quell'istinto e quella passione dettati esclusivamente dal cuore, un tratto distintivo rispetto agli uomini, naturaliter portati a far prevalere la ragione. Infatti "gli Apostoli e i discepoli fanno più fatica a credere. Le donne no. Pietro corre al sepolcro, ma si ferma alla tomba vuota; Tommaso deve toccare con le sue mani le ferite del corpo di Gesù. Anche nel nostro cammino di fede è importante sapere e sentire che Dio ci ama, non aver paura di amarlo: la fede si professa con la bocca e con il cuore, con la parola e con l’amore".
Cuore e amore, due tratti distintivi delle donne alle quali Francesco ha dedicato questo ampio passaggio della catechesi, con una attenzione piena di tenerezza.
Il riferimento alle donne non può che ricordare gli appassionati interventi di papa Giovanni Paolo II che alle donne ha sempre riservato uno sguardo di fiducia, di incoraggiamento e di amore. In particolare con la lettera apostolica "Mulieris dignitatem" del 1988 e con la "Lettera alle donne", scritta nel 1995 in vista della Conferenza mondiale sulla donna di Pechino.
In particolare con papa Wojtyla il suo "grazie al Signore per il suo disegno sulla vocazione e la missione della donna nel mondo, diventa anche un concreto e diretto grazie alle donne, a ciascuna donna, per ciò che essa rappresenta nella vita dell'umanità". E seguiva quell'elenco di grazie per la donna madre, sposa, figlia, sorella, lavoratrice, consacrata. Sino all'esplicito "grazie a te, donna, per il fatto stesso che sei donna! Con la percezione che è propria della tua femminilità tu arricchisci la comprensione del mondo e contribuisci alla piena verità dei rapporti umani".
Oggi sul ruolo e la ricchezza delle donne interviene papa Bergoglio, con parole esplicite e con un approccio costruttivo e denso di fiducia. Prima delle parole i fatti: nella visita di giovedì scorso all'istituto penale per minori di Casal del Marmo a Roma, il papa aveva fatto la lavanda dei piedi anche a due ragazze, tanto da scatenare le ridde interpretative di chi voleva cercare di trovare in quel gesto una qualche apertura sul tema del sacerdozio femminile. Molto più semplicemente quell'atto era la dimostrazione incondizionata di servizio: "è l’esempio del Signore -aveva detto Bergoglio durante l'omelia - Lui è il più importante e lava i piedi, perché fra noi quello che è il più alto deve essere al servizio degli altri".
Niente di strano o da passare sotto chissà quali lenti interpretative. Solo - e si fa per dire - la riconoscenza verso il cuore delle donne, ammantata dalla profonda tenerezza che sta dimostrando al mondo.
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Il saggio Napolitano non ha nominato dieci “saggi”* http://www.benecomune.net/news.interna.php?notizia=1571 Tue, 02 Apr 2013 11:32:55 +0200
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*Pubblicato anche sul Sussidiario.net

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Papa Francesco. Il papa delle novità http://www.benecomune.net/news.interna.php?notizia=1570 Mon, 18 Mar 2013 14:47:49 +0100
Novità non di poco conto sui piani simbolico e sostanziale che è auspicabile possano sempre compenetrarsi per offrirci una adeguata comprensione del momento storico che stiamo vivendo.

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Le sue berrette sono passate dalle mani di Giovanni Paolo II che nel 1992 lo nominò vescovo titolare di Auca e ausiliare di Buenos Aires, creandolo cardinale nel 2001.
L’elezione al soglio di Pietro non era attesa: il cardinale Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires, non rientrava nella rosa dei papabili ma neppure in quella degli outsider, un nome comunque “forte”, considerato che nel conclave del 2005 aveva ottenuto un numero considerevole di voti.
Alla sorpresa per questa elezione si è subito aggiunta quella per un pontefice che sta dimostrando tutto il calore latino-americano. I primi gesti del nuovo papa sono stati fortemente spontanei e simbolici: l’inchino dalla loggia delle benedizioni, pochi minuti dopo la sua presentazione al mondo, chiedendo la preghiera dei fedeli, l’incontro con gli operatori dei media, la messa domenicale alla parrocchia vaticana di Sant’Anna cui è seguito un inatteso bagno di folla, il primo Angelus.
Il giudizio su questo pontificato dovrà necessariamente arricchirsi via via di elementi più sostanziali, a partire dai primi provvedimenti concreti per il governo della Chiesa, ma è evidente che l’impressione data al mondo riveste una certa importanza.
La Chiesa si presenta così con il dinamismo e l’entusiasmo di un rinnovato vigore, proprio come ha auspicato papa Benedetto al momento della sua rinuncia. Una Chiesa capace di rigenerarsi dopo il recente periodo buio di Vatileaks nel quale papa Ratzinger ha dimostrato grande coraggio e determinazione. E papa Francesco sembra proprio rispondere all’auspicio del suo predecessore: un pastore comunicativo, capace di affrontare le nuove sfide con rinnovata energia fisica e spirituale, di proporre al mondo il volto di una Chiesa lontana dalle operazioni di curia che, negli ultimi tempi, non hanno di certo giovato alla sua immagine. E la scelta di un pontefice lontano da quei corridoi è stata la conferma che era il momento di passare la mano, di rispondere alla missione di una chiesa universale, non distratta da vicende tutte nostrane.
In questa fase che apre non solo un nuovo pontificato ma anche un periodo particolarmente delicato per la Chiesa (attesa da numerose sfide interne ed esterne, dalle questioni di governo e da quelle finanziarie, alla risposta ai grandi temi posti e imposti dalla secolarizzazione e dalle nuove sfide sociali) è opportuno guardare a ieri e al domani con uno sguardo di continuità.
La continuità del messaggio evangelico che, al di là delle questioni di Stato, connota il cammino della Chiesa. Un elemento questo da non perdere di vista: per i credenti è evidente che la scelta del pontefice non è frutto di calcoli tra cordate di cardinali, bensì ispirato dallo Spirito Santo che, a quanto pare, riesce sempre a sorprendere e a spiazzare ogni possibile previsione.
Quello da cui è bene rifuggire è dunque una visione parziale delle situazioni, uno sguardo a compartimenti stagni, peggio ancora una contrapposizione tra i pontificati.
Papa Ratzinger ha dovuto subire per otto anni il confronto con il suo predecessore, per tratti caratteriali maggiormente comunicativo e spontaneo.
Eppure il suo è stato un pontificato di grande spessore teologico ma anche di buon governo, durante il quale è riuscito a fronteggiare con forza e decisione i venti contrari, che oltre a strappare qualche vela della barca di Pietro, spesso hanno spazzato via la fiducia e le aspettative delle fedi meno mature.
Papa Francesco si presenta con la stessa vivacità comunicativa di Giovanni Paolo II e questo potrebbe stringere Joseph Ratzinger nella morsa di nuovi raffronti.
Adesso è auspicabile che non si cada in queste trappole esteriori ma che si guardi al nuovo pontificato come a un momento di maturazione della Chiesa, possibile proprio grazie ai precedenti pontificati. Con questa visione d’insieme sarà possibile comprendere appieno la portata del nuovo ministero petrino e il messaggio di papa Francesco. Francesco come il santo di Assisi, con un futuro che sembra proiettarsi nella luce dell’umiltà, dell’attenzione alla pace, ai poveri, al creato.

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Il nuovo messaggio di Papa Francesco http://www.benecomune.net/news.interna.php?notizia=1569 Thu, 14 Mar 2013 15:29:46 +0100
Chi è Francesco? Perché il poverello di Assisi, vissuto oltre VIII secoli fa, dovrebbe guidarci ad una riscoperta dell’uomo e della sua dignità? Questa ri-scoperta può avvenire, specialmente per noi cittadini benestanti (rispetto alla povertà del mondo), attraverso una ritrovata povertà?

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Francesco è stata una persona che si è nutrita di Dio. L’esperienza mistica di Francesco risulta dai suoi scritti pienamente trinitaria. In lui è prepotente l’attrazione verso il Padre, il Dio creatore oltre il creato. Ma Dio Padre, comprende Francesco, è arrivabile e conoscibile solo attraverso le missioni del Figlio e dello Spirito.
Il suo atteggiamento spirituale verso Dio è stato sempre orientato dall’adorazione e dalla lode in una espressione che esalta il timore di Dio, il sentirsi di fronte a Lui come nulla e che costituisce il primo passo per ciascun uomo verso la vera conversione.

Una via privilegiata per tentare di capire Francesco ed il suo messaggio passa attraverso la lettura meditata della sua regola che sin dalla prima lettura, risulta immediatamente estendibile a tutti i cristiani e non solo ai frati.
La Regola prevede, nel primo capitolo della versione senza Bolla, una vita in obbedienza, castità e senza proprietà.
In particolare l’obbedienza, definita come “vera e Santa obbedienza del Signore nostro Gesù Cristo”, si traduce nel fatto che “nessun frate faccia del male a un altro o lo calunni; anzi siano ben volentieri servi uno dell’altro mediante la carità dello Spirito e vicendevolmente si obbediscano”. La castità è fondamentale e la sua perdita, a seguito della fornicazione, implica che al frate gli “sia tolto l’abito [..] e lo abbandoni del tutto e sia assolutamente espulso dall’Ordine. E poi faccia penitenza dei suoi peccati”. L’abbandono del bene mondano per i frati implica una vita in povertà, nel senso che il sostentamento dei frati deve venire dal lavoro, purché onesto, senza possibilità di detenere proprietà o amministrare denaro e, “se sarà necessario” i frati si sosterranno con l’elemosina, in un rifiuto totale del reddito e del denaro. Questo perché la vita di Cristo, e quindi quella di Francesco, ha i suoi punti di riferimento non nel mondo, nei suoi valori e nei suoi beni, ma in Dio e nell’eterno. In analogia alla vita di Cristo, la condizione di Francesco è equiparata a quella di “persone di poco conto, i poveri, i deboli, gli ammalati, i lebbrosi, i mendicanti della strada. [..] L’elemosina è guadagnata per noi dal Signore nostro Gesù Cristo”. La povertà è richiesta all’interno di un discorso spirituale, dal quale risulta evidente che causa del vivere del frate con Cristo e nel seguire Cristo non è la povertà ma Dio stesso, ed in particolare l’incarnazione del Verbo ed il crocifisso.
In una vita in cui digiuno e preghiera costituiscono due orientamenti caratterizzanti, insieme all’ortodossia, ossia alla richiesta per i frati e ministri di rispettare la fede e la morale, la predicazione riveste il ruolo di attività fondamentale prevista dalla Regola per evangelizzare il popolo cristiano e anche gli infedeli. La predicazione deve essere svolta portando con sé “nulla per il viaggio, né sacco né bisaccia né pane né denari né bastone. E in ogni casa nella quale entreranno, dicano innanzitutto: Pace a questa casa. E rimano in questa casa mangiando e bevendo quello che loro hanno”.
Affrontare il mondo per la predicazione espone l’umo ad un duplice pericolo: il mondo e Satana. Il nemico che può colpire il corpo non è temile come Satana che “vuole strapparci l’amore di Gesù Cristo”. Per questo è necessario prestare estrema attenzione alla “malizia” ed alla “sagacia di Satana” che “desidera annientare il cuore dell’uomo prendendo il posto di Dio”. Il rimedio è l’Amore divino. Amare i nemici e “pregare sempre”, cioè lasciarci così penetrare dalla vita divina per adorare il Padre “in Spirito di Verità”, ossia con la mediazione dello Spirito divino e nella realtà del Verbo, che è Verità.

Amante di Dio e amato da Dio, Francesco ha voluto portare al fratello l’Amore gratuito di Dio per il tramite della predicazione svolta non solo con le parole, ma attraverso una concreta e costante vicinanza all’uomo, specialmente ai più bisognosi, a quei malati del corpo e dello spirito ai quali, in via prioritaria, si è rivolta la predicazione di Cristo.
Nelle due dimensioni della povertà, fisica e spirituale, Francesco si è dedicato in maniera forte ai bisogni dei degli ultimi, dei diseredati. Il rispetto e l’amore per l’uomo, come per tutto il creato, è stato assoluto. Si narra che durante una quaresima, in un tempo di duro digiuno, un suo frate non resistendo, sia scappato per andare a mangiare. Francesco, saputolo, gli è corso dietro per condividere il pasto con lui, non volendo che in quella sua debolezza il frate si sentisse solo, reietto della comunità. I sacrifici non sono mai fini a se stessi e non avvicinano a Dio se allontanano dall'uomo. E’ atto di carità e attenzione rimanere vicino al fratello bisognoso e sofferente.

Il Papa, la cui azione probabilmente coniugherà l’attenzione ai poveri ed ai bisognosi, sulle orme del poverello di Assisi, con la grande cultura volta a favorire l’evangelizzazione, come fece Francesco Saverio, instancabile missionario gesuita, tenuto anch’egli ai voti di povertà, castità e obbedienza, cosa intende comunicare alla Chiesa, cioè a tutti i fedeli? Il richiamo a Francesco riguarda solo il Santo Padre oppure interessa tutta la Chiesa?

Appare indubbio che il messaggio sia rivolto ad ogni credente, specialmente ai più disorientati.
Sull’esempio della vita e della Regola di Francesco, la prima riflessione attiene a chi sia Dio e che posto occupi nella vita. Siamo invitati a riconoscerlo come Padre misericordioso, come Agnello che si immola per l’uomo e come Spirito di Verità. Siamo invitati a riconoscerlo come Signore del tutto che ha donato tutto se stesso senza pretendere nulla.
Da questa risposta, se coerente con quella di Francesco, segue che nella vita non possiamo più prostrarci ad altre divinità. La vita dunque non può intendersi come scambio, mera compravendita di tutto ciò che di più sacro possediamo purché soggetto a valutazione monetaria o, in generale, ad interesse economico.
La Chiesa è chiamata ad una povertà ricca, ad abbandonare il superfluo che spesso non solo non aggiunge nulla ma sottrae qualcosa all’uomo, la su dignità, accumulando il vero Tesoro che dona reale ricchezza: Cristo il cui Volto è costantemente rivolto all’uomo. Al povero e al sofferente, specialmente in questo tempo di crisi spirituale ed economica, deve essere rivolto lo sguardo del credente, trasfigurazione dello sguardo di Cristo. Uno sguardo fattivo che conduca all’azione, secondo i carismi personali.
E’ richiesto alla Chiesa di rimettere al centro del suo agire l’uomo, rendendo consapevoli anche i non credenti dell’amore instancabile ed inesauribile di Dio.

Gli altri elementi delle regola sono importanti per entrare in rapporto con Dio e con gli altri, sfuggendo alle insidie del mondo e dell’accusatore. La Preghiera. Il Digiuno. L’Obbedienza. La Castità. L’Ortodossia.

Concludo, come richiesto da Papa Francesco, invocando la benedizione di Dio su di lui e su tutta la Chiesa richiamando un atto di fede di San Francesco (Regola NB, 23,17).

“Dappertutto, in ogni luogo, in ogni ora, in ogni tempo, ogni giorno e ininterrottamente, noi tutti crediamo in verità e in umiltà e custodiamo tutti nel nostro cuore, e amiamo, onoriamo, adoriamo, serviamo, lodiamo e benediciamo, glorifichiamo e sovraesaltiamo, magnifichiamo e ringraziamo l’altissimo e sommo Dio eterno, la Trinità, l’Unità, il padre, il Figlio, e lo Spirito Santo, creatore salvatore di tutti coloro che in lui credono e sperano e lui amano, che è senza inizio e senza fine, immutabile, invisibile, inenarrabile, ineffabile, incomprensibile, inaccessibile, benedetto, laudabile, glorioso, sovresaltato, sublime eccelso, soave, amabile e piacevole, e compiutamente sopra ogni cosa desiderabile nei secoli. Amen”.
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CONCLAVE. EXTRA OMNES: PARLA LO SPIRITO SANTO http://www.benecomune.net/news.interna.php?notizia=1568 Tue, 12 Mar 2013 11:52:13 +0100
]]> Il conclave è un momento molto solenne che si svolge seguendo un cerimoniale tanto antico quanto suggestivo: la processione dei cardinali elettori dalla Cappella Paolina alla Sistina, passando dalla sala Regia, intonando le litanie dei santi e il “Veni creator Spiritus” di invocazione allo Spirito Santo, il giuramento sull’Evangeliario una volta raggiunta la Sistina, l'extra omnes con la chiusura delle porte come segno dell'inizio della clausura che metterà gli elettori in ascolto dello Spirito Santo.
Non potremo assistere a quanto avverrà dopo e nei giorni a seguire, sino a quando il comignolo in rame non farà fuoriuscire il fumo bianco che, assieme al suono delle campane, annuncerà al mondo l'elezione del nuovo papa.
Quello dell’elezione del nuovo pontefice è un momento di grande solennità nella Chiesa, durante il quale si alterneranno i momenti di preghiera e di elezione, il tutto nella massima segretezza. Anche i più tecnologici cardinali dovranno deporre cellulari, tablet e computer, quello che avverrà nella Cappella Sistina non dovrà lasciare alcun segno, così come le schede delle votazioni che saranno bruciate in una delle due stufe posizionate a qualche passo dall'ingresso.
Intanto questa mattina, nella basilica vaticana, è stata celebrata la messa “pro eligendo romano pontifice”, presieduta dal cardinale decano Angelo Sodano e concelebrata sia dai 115 cardinali elettori sia dai porporati che non prenderanno parte alle’elezione.
Una messa che, per la prima volta nella storia, sarà seguita anche dal papa “uscente”. E proprio a Benedetto XVI è stato rivolto il pensiero del cardinale Sodano cui è seguito un lungo applauso. “Vogliamo offrirci con Cristo al Padre che sta nei cieli per ringraziarlo per l’amorosa assistenza che sempre riserva alla sua Santa Chiesa e in particolare per il luminoso pontificato che ci ha concesso con la vita e le opere del 265° successore di Pietro, l’amato e venerato pontefice Benedetto XVI, al quale in questo momento rinnoviamo tutta la nostra gratitudine”.
Il collegio cardinalizio dovrà adesso scegliere il nuovo pastore che sappia guidare una Chiesa che “presiede alla carità”, svolgendo la “missione di misericordia affidata da Cristo ai pastori della sua Chiesa” e che “impegna ogni sacerdote e vescovo, ma impegna ancor più il vescovo di Roma, pastore della Chiesa universale”. Una missione di amore che “spinge i pastori della Chiesa a svolgere la loro missione di servizio agli uomini d’ogni tempo – ha detto il cardinale Sodano – dal servizio caritativo più immediato fino al servizio più alto, quello di offrire agli uomini la luce del Vangelo e la forza della grazia”.
Un pontefice che sappia lavorare all’unità della Chiesa e alla diffusione della carità. “Nel solco di questo servizio d’amore verso la Chiesa e l’umanità intera – ha aggiunto il cardinale decano – gli ultimi pontefici sono stati artefici di tante iniziative benefiche anche verso i popoli e la comunità internazionale, promuovendo senza sosta la giustizia e la pace”.
Spetterà adesso ai cardinali elettori dare un volto al nuovo pastore della Chiesa e probabilmente ciò avverrà in tempi piuttosto brevi. Questo insegnano statisticamente gli ultimi conclavi: in un paio di giorni potremmo avere il nuovo pontefice, scelto forse tra i “papabili” come l’italiano Scola, l’americano Dolan, il brasiliano Scherer. Questo il ventaglio dei nomi sui quali potrebbe confluire la maggior parte dei consenti. Ma il sistema elettorale dei due terzi richiede grande compattezza ed ecco che, nel caso in cui la situazione si trovasse in una fase di stallo, potrebbero emergere altre soluzioni, dal cappuccino O’Malley il cardinale in saio, all’africano Turkson, al giovane filippino Tagle. Ma non solo, gli outsider di certo non mancano nel collegio cardinalizio.
Di certo il nuovo pontefice dovrà avere spalle larghe ed energia per ricondurre la Chiesa ad una reale unità ecclesiale, per continuare ad affrontare – così come fatto coraggiosamente da Benedetto XVI - i fattacci emersi negli ultimi tempi, dalla pedofilia di alcuni esponenti del clero a Vatileaks, spingendo la barca di Pietro in avanti, nelle acque della modernità dove appare evidente l’urgenza del messaggio evangelico.

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Oltre il PIL. Il BES per misurare la nostra ricchezza http://www.benecomune.net/news.interna.php?notizia=1567 Mon, 11 Mar 2013 09:35:05 +0100
BES). Si tratta di un evento storico che pone il nostro paese all’avanguardia mondiale nella costruzione di indicatori di benessere che coniughino creazione di valore economico, sostenibilità sociale ed ambientale. Il paradosso del disallineamento tra dinamica del PIL e della soddisfazione di vita occorso in molti paesi ci ha insegnato che la “ricchezza delle nazioni” non è il flusso dei beni e servizi prodotti e venduti sul mercato ma, più generalmente, lo stock dei beni economici, spirituali, culturali, ambientali, relazionali di una determinata comunità.
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Il BES ci insegna innanzitutto a misurare l’invisibile e a superare una concezione riduzionista del valore, scoprendo per esempio che, se restiamo alla sola creazione di beni e servizi, oltre a quelli venduti sul mercato ci sono quelli prodotti dai volontari e in famiglia.
Il percorso fatto in Italia nasce dalla sollecitazione della commissione Sen-Fitoussi ad andare oltre il PIL. Per evitare un approccio paternalista, l’Istat ha convocato le parti sociali chiedendo loro di individuare gli ambiti del benessere. Il risultato è stata la definizione di 12 domini. Per ciascuno di essi una commissione di esperti ha costruito indicatori che sono poi stati sottoposti nuovamente al vaglio delle parti sociali.
Il BES dovrebbe essere di grande interesse per i politici e le imprese. I politici dovrebbero essere consapevoli che la loro rielezione si gioca sul BES e non meramente sul PIL perché ciò che spingerà i cittadini a votarli è la crescita del loro benessere e della loro soddisfazione di vita. Non sempre questa coincide con la mera crescita del PIL perché, soltanto per fare un esempio, la crescita del PIL può spiazzare beni relazionali, non coincidere con l’aumento del reddito familiare disponibile dopo il pagamento di beni e servizi pubblici essenziali o generare un aumento significativo delle diseguaglianze che incide in modo molto negativo sul benessere. Anche per le imprese il BES è un indicatore molto importante perché rappresenta una mappa dei desideri degli italiani dei loro valori che possono aiutare a costruire prodotti e servizi per i quali i cittadini sono disposti a pagare.
Nel PIL solo ciò che ha un prezzo di mercato può avere valore mentre molte delle cose che hanno più valore per noi non hanno prezzo perché non si comprano e vendono sul mercato. Ecco perché c’è bisogno del BES per misurare la ricchezza degli italiani.

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In attesa del conclave http://www.benecomune.net/news.interna.php?notizia=1566 Thu, 07 Mar 2013 15:37:39 +0100
]]> Giornate durante le quali i 115 cardinali elettori (il collegio in realtà ne contava 117 ma l'indonesiano Julius Riyadi Darmaatmadja sarà impossibilitato a partecipare per problemi di salute mentre lo scozzese Keith Michael Patrick O'Brien ha rinunciato, travolto dallo scandalo sugli abusi sessuali) tasteranno il terreno delle condivisioni per giungere a un candidato capace di raccogliere i due terzi dei voti.
Una maggioranza che richiede convergenza di vedute, cercando di mettere sulla stessa bilancia le diverse componenti ritenute prioritarie per l'elezione di un "buon papa": l'età non troppo avanzata per contare su un necessario dinamismo, una certa esperienza pastorale, una adeguata formazione anche linguistica per favorire la massima universalità della Chiesa, la provenienza geografica. Tante valutazioni che dovranno essere misurate sul campo delle rispettive opinioni, tenendo anche conto di aspetti delicati quali la vicenda Vatileaks che sembra comunque aleggiare sulle congregazioni, anche per le aspettative di alcuni cardinali di conoscere, prima di entrare in conclave, i contenuti della relazione della commissione istituita da Benedetto XVI e composta dai cardinali Herranz, Tomko e De Giorgi.
Le notizie sulle riunioni delle Congregazioni generali filtrano attraverso i briefing quotidiani di padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, con indicazioni sul numero dei cardinali intervenuti e sulle tematiche di massima affrontate.
Niente di più, d'altra parte la segretezza è uno dei presupposti del conclave e da sempre i cardinali sono tenuti al massimo riserbo. Anche in questa fase pre-conclave, con la consegna al silenzio come indicazione trasversale ai diversi gruppi, toccando anche i comunicativi cardinali americani che, dopo i primi giorni di briefing con i giornalisti, sono stati invitati a una maggiore prudenza e riservatezza, arrivando così a cancellare improvvisamente gli incontri con la stampa.
Un modo per tenere quanto più possibili blindate le discussioni interne, non dando evidentemente adito a ricostruzioni e ipotesi. In fin dei conti la stessa Segreteria di Stato vaticana, lo scorso 23 febbraio, aveva già diffuso un comunicato stampa nel quale si ribadiva la necessità di garantire la libertà del collegio cardinalizio contro eventuali pressioni che, mentre una volta provenivano principalmente dagli stati, "oggi si tenta di mettere in gioco il peso dell'opinione pubblica, spesso sulla base di valutazioni che non colgono l'aspetto tipicamente spirituale del momento che la Chiesa sta vivendo".
Senza mancare minimamente di rispetto allo Spirito Santo, per i credenti vero artefice dell'elezione del successore di Pietro agendo sui cardinali riuniti in Cappella Sistina, è evidente che alleanze e confluenze di vedute si saldano proprio in questi giorni.
In attesa dell'"extra omnes", la formula con cui si dà tradizionalmente avvio al conclave, chiudendo il mondo fuori dalla Cappella Sistina dove siederanno i cardinali elettori. La data stenta ad arrivare anche se ormai il collegio cardinalizio è al completo e l’esitazione sembra riconducibile alla volontà di ragionare sugli aspetti principali del governo della Chiesa e sulle tante questioni radicate nel presente e proiettate all’orizzonte.
"Si sente molto bene nel collegio la volontà di una preparazione adeguata, seria, approfondita - ha precisato padre Lombardi - che non sia affrettata. In questa situazione non è ancora parso opportuno porre una votazione sulla data del conclave che potrebbe essere avvertita da parte del collegio come una forzatura rispetto alla dinamica di riflessione e maturazione in corso nello stesso collegio".
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