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Proponiamo un’intervista ad Annamaria Parente, Capogruppo del Partito Democratico in Commissione Lavoro e Politiche Sociali del Senato e relatrice della legge delega sul contrasto alla povertà

Può descrivere brevemente il percorso che ha portato al decreto legislativo n.147 del 15 settembre 2017 e quali sono state le principali difficoltàà incontrate?

Il 28 gennaio 2016 il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge delega recante norme relative al contrasto alla povertà̀ collegato alla legge di stabilità 2016. Il 1° marzo 2016 è iniziato l’esame della Camera ed è stato approvato definitivamente dall’Assemblea della Camera nella seduta del 14 luglio 2016. In seguito, il provvedimento è passato al Senato che ne ha concluso l’esame nella seduta del 9 marzo 2017, approvandolo nel testo trasmesso dalla Camera.

La legge delega è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale (Serie Generale) n.70 del 24 marzo 2017. Il Consiglio dei Ministri del 9 giugno 2017 ha approvato, in esame preliminare, un decreto legislativo di attuazione della legge 15 marzo 2017, n. 33 sul contrasto della povertà̀.

Le Camere hanno approvato i pareri prima dell’estate e il Decreto legislativo n. 147 del 15 settembre 2017 è stato così pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 240 del 13 ottobre 2017.Infine la legge di bilancio 2018 ha stanziato 300 milioni di euro in più nel 2018, 700 nel 2019, 900 dal 2020.

La difficoltà maggiore è stata quella di rendere davvero la misura universale.  Ma ce l’abbiamo fatta nella legge di bilancio di quest’anno. Dal 1 luglio i beneficiari saranno le persone e le famiglie sotto la soglia, ” i più poveri tra i poveri” come ci ha sempre sollecitato Alleanza contro la povertà. É la prima volta in Italia di un intervento di contrasto alla povertà che supera le priorità categoriali. Si tratta di una grande conquista di giustizia.

Il REI, per come è stato pensato, favorisce un incontro tra politiche attive del lavoro e politiche di welfare. In che modo? Con quali obiettivi?

Si. Intanto il Rei interviene sui cambiamenti del paradigma della povertà in Italia.  Spesso si trovano in difficoltà, anche momentanea, le persone che perdono il lavoro. Per questo nella norma è previsto che, se dall’analisi preliminare emerge che la prima emergenza, è l’accompagnamento al lavoro, i servizi sociali dei comuni devono indirizzare i bisognosi ai centri per l’impiego per realizzare il patto di servizio. Occorre quindi sui territori una visione di sistema del welfare che non è assistenziale, ma di attivazione. É una questione anche di approccio e di mentalità, che può rappresentare un rinnovamento del sociale in senso generativo. Il Rei é nato per innescare un circuito virtuoso in cui si fa leva sulle risorse e sulle capacità dei soggetti stessi in difficoltà con il sostegno di un sistema sociale efficiente.

In che senso il REI può favorire lo sviluppo di sistemi di welfare più equi e adeguati ai contesti territoriali? Quale ruolo può giocare il terzo settore?

In questo nuovo modello di welfare “generativo” il terzo settore ha un ruolo essenziale. Già sui territori molte associazioni sostengono le persone e le famiglie, che spesso non hanno il coraggio di rivolgersi alle istituzioni per timori, vergogna, diffidenza. Ora con il Rei i comuni, gli ambiti devono avere costantemente al fianco il terzo settore, per azioni sinergiche e di sistema.

Abbiamo bisogno di infondere carità nelle istituzioni, tra i volontari, tra i politici, per affrontare la lotta alla povertà. Ed anche tra i non credenti può valere una delle frasi del bellissimo “Inno alla Carità” di San Paolo “se anche distribuissi tutte le mie sostanze (….), ma non avessi la carità, niente mi giova. ”

Una legge non basta a rendere la carità un’azione politica. Per fare della carità la forma politica di contrasto alla povertà, essa deve essere vissuta come innovazione sociale per superare le difficoltà sui territori.  Ora dobbiamo sentirci impegnati nell’attuazione pratica della legge, potremmo indicare alcune zone del paese e farne una sorta di ” incubatrice” per esperienze virtuose.

Quale ruolo strategico può avere la Rete della protezione e dell’inclusione sociale introdotta dal decreto legislativo n. 147? Quali misure possono accompagnare l’introduzione del REI per consentire una sostanziale riduzione delle situazioni di disuguaglianza presenti nei diversi contesti territoriali?

I ruoli della Rete devono essere essenzialmente quello di attuare un’effettiva omogeneità territoriale degli interventi e l’elaborazione dei Piani nazionali, coinvolgendo le parti sociali e gli organismi di rappresentanza del terzo settore.

Per accompagnare il Rei dovremmo innanzitutto collegare, sui territori, tutta la filiera degli interventi di contrasto alla povertà. Penso innanzitutto ai progetti per combattere la povertà educativa dei minori, promossi dalla Fondazione con il Sud grazie ad una norma contenuta nella legge di bilancio dell’anno scorso. E poi bisognerebbe dar vita ad una struttura di missione di contrasto alla povertà presso Palazzo Chigi. La lotta alla povertà è la “missione” del nostro tempo per una società equa che permetta parità di Accesso alle opportunità a tutte e tutti.

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